CRONACA
Macché Thor o Checco Zalone, il blockbusters del Ticino parla dialetto: “La Palmira Ul Film”
Il regista Alberto Meroni racconta la produzione del lungometraggio e lo straordinario successo al botteghino: "È il primo film in dialetto della storia: la gente ha sempre comunque fame di prodotti locali, un po’ come per la luganighetta e polenta"

MENDRISIO – Un successone inaspettato per le proporzione ma forse non del tutto imprevedibile. Fatto sta che “La Palmira Ul Film” viene già definito come il primo blockbusters ticinese della storia. Basti pensare che “nel primo weekend di esordio – ha comunicato in una nota la produzione – ha totalizzato ben 3’404 spettatori, superando anche lo straordinario risultato storico di “Frontaliers...al cinema” (medio-metraggio) che ne aveva totalizzati 3’083”.

E in vetta alla classifica del box office della Svizzera Italiana, “La Palmira” guarda dall’alto produzioni come Sole a Catinelle, Thor e Planes staccate ‘alla grande’. “Il film – si legge ancora – porta infatti nelle sale un pubblico nuovo e nostrano che al cinema non è addirittura mai andato. Gli over 40 e over 60 rappresentano una media altissima di frequentatori accompagnati da figli e nipotini. Altro importante dato è che le sale di Mendrisio e Bellinzona stanno facendo la parte da leone in questa straordinaria avventura cinematografica, seguite da Lugano in forte ripresa e da Locarno”.

Davvero grandi numeri quelli registrati da questa ‘piccola’ autoproduzione di Alberto Meroni con la collaborazione della Compagnia Comica dialettale di Mendrisio e la Morandini Film. Ne parliamo allora direttamente con chi la pellicola l’ha girata e prodotta.

Meroni, da primo lungometraggio (autoprodotto) a primo Blockbuster ticinese. Si aspettava un simile successo?
“Di certo lo speravo, soprattutto visto che è una produzione totalmente autofinanziata. In parte era certo comunque calcolato, non sono partito con l’idea alla cieca tanto per farlo. Lo scopo principale era far divertire la gente e farla tornare ad assaporare la commedia popolare, che purtroppo è andata sparendo da un po’. Infatti non ci sono più ragazzi che continuano il teatro popolare ormai. Da produttore, avendo tutti i mezzi, essendo Momò ed essendo anche fan da anni della Palmira, mi son detto: perché non investire in questo? Ed eccoci qui. C’è stato certo un lavoro di pubblicità, per far sì che la gente fosse informata dell’uscita del film, ma che così tanti rispondessero ‘alla chiamata’, questo va oltre le più rosee aspettative. Questa poi è veramente una prima in assoluto: è un primo film e il primo in dialetto, per di più locale, del Mendrisiotto. Questo successo dimostra che nonostante ci sia una bellissima offerta internazionale, la gente ha sempre comunque fame di prodotti locali, un po’ come per la luganighetta e polenta”.

Uno dei motivi di questo successo è proprio questa fame quindi? La chiave sta forse anche nel ‘debutto’ al cinema del dialetto?
“Anche, ma non dimentichiamoci che la Compagnia Comica dialettale c’è da quarant’anni. Ora sono tutti, bonariamente, dei vecchietti di 70 anni che hanno deciso di andare in pensione e han smesso di fare teatro. Ma erano, e sono, davvero amatissimi e questo film per molti è stato come assistere al ritorno di un idolo del teatro. Una chiave di questo successo però non credo ci sia, trovo sia la somma di tante cose: il dialetto, i personaggi, la spinta pubblicitaria, e perché no, la bravura anche mia di mettere insieme il film. L’unione di questi elementi è stata l’equazione per un film di successo. Mancasse anche solo qualcosa, son convinto non avrebbe funzionato”.

Di questa equazione fa poi parte anche il tipo di comicità che caratterizza il film.
“Sì, è una comicità molto genuina, caratteristica momò, dalle espressioni semplici con battute spontanee e a ritmo molto serrato. E soprattutto non c’è niente di volgare. Spesso i comici, non sapendo come far ridere, si attaccano alla volgarità, noi assolutamente no”.

Ma come nasce l’idea di trasporre una commedia teatrale dialettale in film?
“Io girai nel 2004 una pubblicità con la Palmira come testimonial. Lì ho dovuto confrontare il personaggio con lo schermo e, visto che funzionava, mi son detto: perché non provare a portarlo al cinema, quindi al massimo della grandezza dello schermo? Essendo poi la Palmira una bella donna forte, ci ho messo sei anni a convincerla… ma nel 2010 ha ceduto, ed eccoci qua!”

I tempi del teatro e la sua mimica sono molto differenti però rispetto al cinema, cosa ha comportato questa trasposizione?
“Devo dire che tanti mi hanno detto di esser rimasti positivamente stupiti da questa traslazione. Alcuni pensavano sarebbe stato un teatro filmato oppure delle gag filmate come nei Frontaliers o degli episodi come affari di famiglia, ma non è così. Ha funzionato proprio perché è un film che risponde alle regole del film, ma con personaggi teatrali. Fondamentalmente ho costruito il mondo attorno alla Palmira, come se con la telecamera l’avessimo seguita fuori da teatro e fossimo andati a vederla mentre si muove nella sua città, nella sua casa”.

Se le chiedo del set, cosa le viene in mente?
“È stata decisamente una bella sfida, per noi come per i protagonisti: basta far due calcoli e ne vien fuori che abbiamo girato un film con i protagonisti che insieme hanno quasi trecento anni! Ma del periodo sul set ricordo soprattutto il tempo. Il film ha l’intento di far sorridere e l’abbiamo quindi ambientato in estate. Abbiamo girato le riprese in maggio… il mese più piovoso degli ultimi trent’anni, una sfiga pazzesca! Pensi, generalmente si fa un piano di lavoro per venticinque giorni, in cui si decidono quali scene girare. All’inizio erano dieci, ne abbiam dovuti fare quarantotto! Ogni giorno abbiam dovuto cambiare, perché non ha mai fatto il tempo che ci serviva”.

Dato il successo ottenuto, dobbiamo attenderci presto un sequel?
“Con la Palmira non sappiamo ancora, ci stiamo pensando. Però, ormai non è più un segreto, siamo in cantiere per fare un film con i Legnagnesi, una delle compagnie teatrali dialettali più comiche del nord Italia, e uscirà nel 2015”.

Per finire, chi non è ancora andato a vedere il film e magari non conosce il personaggio della Palmira, cosa deve aspettarsi?
“Si deve aspettare 90 minuti di risate. Naturalmente cosciente che andrà a vedere un film in parte in dialetto. Ma anche chi non lo sa può andarlo a vedere e capire cosa succede. Ne ho la prova provata: mia moglie non parla il dialetto, eppure fin dalla prima volta che l’ha visto ha riso come una pazza anche lei. Il bello del vederlo al cinema poi è che più gente c’è, più ci si diverte, bastano un paio che cominciano a ridere e ti trascinano dentro. Ho assistito a una decina di proiezioni ed era la fine del mondo sentire la sala ridere. E anche sul sito dedicato al film arrivano molti commenti di persone che dicono di non essersi mai divertite tanto e questo fa piacere soprattutto in questo periodo non tutto rose e fiori”.

Per chi volesse vedere o ri-vedere La Palmira Ul Film, l’appuntamento è quindi nei cinema Plaza e Multisala Teatro di Mendrisio, Cinestar di Lugano, Ideal Giubiasco e Forum di Bellinzona, Rialto di Locarno e Otello di Ascona, dove la pellicola continuerà a lungo la sua regolare programmazione. Da dicembre il film verrà proiettato anche al Lux di Massagno, Iride di Lugano, Teatro Blenio di Acquarossa e Cinema Leventina Airolo. Mentre da gennaio approderà nelle sale del nord Italia.

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