CRONACA
La comunità africana ticinese piange Nelson Mandela: "Abbiamo perso un padre"
Intervista a Mumina Contessi Ibrahim: "La sua perdita ci lascia pieni di tristezza, non credo di esagerare quando dico che Madiba è stata una delle figure africane più importanti”
LUGANO – “La Comunità Africana del Ticino, triste per la scomparsa di Nelson Mandela, uno dei padri della lotta contro le ineguaglianze, ricorda il suo grande impegno per un mondo equo, solidale e rispettoso dei diritti umani. Grazie Madiba”.Poche righe, ma che nascondono una grande commozione per la perdita di una delle figure, senza dubbio, più importanti del ventesimo secolo, come dimostrano anche le parole di Mumina Contessi Ibrahim, presidentessa della Comunità Africana Ticinese (CAT). “Siamo vicini alla popolazione Sudafricana, che giovedì ha perso un padre, il padre della patria. Ma credo sia una perdita per tutti gli africani e globale”. “Negli anni della sua incarcerazione – aggiunge –, il Sudafrica viveva una situazione di profonda sofferenza e tristezza. Per tutte quelle persone che credevano, e credono, nella libertà individuale e popolare, libertà allora negata ai sudafricani neri, la sua scarcerazione è stata un momento di grande felicità. Quando è diventato presidente poi è stato un sogno che si realizzava. La sua perdita ora ci lascia pieni di tristezza, non credo di esagerare quando dico che per il nostro popolo Madiba è stata una delle figure africane più importanti”. “Adesso – continua – speriamo che il lavoro che ha iniziato sia portato avanti e non dimenticato, se no la lotta fatta finora andrà buttata. Perché sono passati tanti anni, ma c’è ancora molto da fare in Sudafrica”.“Ricordo quando nel 2006 sono andata a visitare il luogo in cui era incarcerato. Avevo i brividi per la tristezza, entrando sembrava di riuscire ancora a sentire la sua presenza in quel posto. Per fortuna quel periodo della storia sudafricana è finito. Visitare il paese era poi in qualche modo surreale, si vedeva ancora una grande differenza fra le due parti: quella povera, dove erano confinati i neri durante l’apartheid, rimasta ancora tale e quella ricca, in cui vedevo questi enormi centri commerciali… non sembrava nemmeno più di essere in Africa. Chi ha vissuto quegli anni e i cambiamenti che sono seguiti però, mi diceva che dietro questa apparenza le cose erano davvero differenti e la situazione era profondamente migliorata”.E sugli anni della presidenza, su come era stata vissuta l’elezione di Mandela e il periodo di unificazione da chi era lontano, la presidentessa del CAT aggiunge: “Personalmente, all’inizio avevo la grande paura che succedesse un macello, temevo che i neri si sarebbero vendicati dei soprusi subiti. E invece Mandela è riuscito a tenere unita la popolazione africana tutta, a prescindere dal colore della pelle. A far capire che ‘quel che è stato è stato’, per costruire un futuro bisognava dimenticare il passato. Questa è una cosa da ammirare profondamente e un insegnamento che spero non venga dimenticato”.
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