Il procuratore generale ricorda di essere stato tra i primi a chiederne la chiusura come carceri per la detenzione preventiva. Ma ora, dice, il loro utilizzo sarebbe diverso e limitato a poche ore

LUGANO – Il procuratore generale John Noseda non trova nulla di male nella decisione di riaprire le vecchie carceri pretoriali, chiuse nel 2006 in quanto ritenute inadeguate a ospitare detenuti e in contrasto con il rispetto dei diritti umani.
“Si sta facendo una tempesta in un bicchier d'acqua”, dice Noseda al Corriere del Ticino. E ricorda: “Oltre ad essere uno dei membri fondatori di Amnesty International e aver fatto per anni parte del Comitato internazionale per la prevenzione della tortura sono stato tra i primi in Ticino ad aver sollevato in passato l'irregolarità delle vecchie pretoriali per la detenzione preventiva”.
Noseda sottolinea che non si intende in alcun modo ripristinare la vecchia destinazione e che per la detenzione preventiva si continuerà a far capo al carcere giudiziario della Farera. Nessun ritorno a metodi coercitivi non rispettosi della legalità, dunque.
“Le vecchie celle che si trovano al pian terreno di palazzo di giustizia a Lugano e nel pretorio di Locarno - spiega - verrebbero utilizzate unicamente per le persone fermate che si trovano in attesa di essere tradotte davanti al Ministero pubblico. Questo allo scopo di accelerare l'audizione da parte del magistrato senza perdere tempo prezioso negli spostamenti. Il tutto per una durata prevista dal codice di procedura penale dell'ordine di poche ore”.
Non solo, conclude Noseda: “Gli spazi ricavati al posto delle vecchie celle pretoriali potranno essere utilizati nelle pause dei processi per trattenere i detenuti senza doverli riportare ogni volta al Giudiziario”.