CRONACA
Processo hooligans, il giudice: "Le chiavi della baracca degli ultras non le ha più volute nessuno"
Mauro Ermani: "Se si vuole davvero fare prevenzione negli stadi bisogna iniziare da lì, da chi ne porta la responsabilità". Ricostruiti in aula tutti i fatti descritti nell'atto d'accusa di Noseda

di Marco Bazzi

LUGANO - Aula penale affollatissima questa mattina al Tribunale di Lugano per il processo a K.G., 21 anni, imbianchino, e N.C., 20 anni, giardiniere, i due giovani hooligan arrestati in seguito al “derby della follia” del 24 settembre alla Resega.

Severissime le misure di sicurezza all’entrata, con tanto di metal detector e verifica dei documenti di identità. In aula anche la presidente dell’Hockey club Lugano, Vicky Mantegazza.

Il processo è iniziato alle 10 in punto di oggi, martedì 17 dicembre, con mezz’ora di ritardo sull’orario stabilito.

L’accusa è sostenuta dal procuratore generale John Noseda. Sul banco della difesa ci sono gli avvocati Edy Salmina, Davide Corti e Cristina Maggini. Andrea Bersani è il legale delle parti lese, i due agenti di polizia picchiati durante il derby. Marco Bertoli rappresenta invece il club bianconero, che si è costituito parte civile. Presiede la Corte delle assise criminali il giudice Mauro Ermani.

I due imputati sono accusati di incendio intenzionale, danneggiamento, lesioni semplici e aggravate, violenze e minacce contro funzionario, aggressione, perturbamento della circolazione pubblica, disobbedienza alle decisione dell’autorità, rissa.

Una lunghissima serie di reati, commessi in tempi e circostanze diverse, che non riguardano dunque soltanto gli scontri del derby e il pestaggio di due agenti di polizia e i fatti che hanno preceduto l’incontro: in particolare la posa di lamette sulla balaustra della curva ospite.

E poi ci sono i precedenti, specialmente le violenze contro due agenti della Comunale di Collina d’Oro nel febbraio scorso, durante il carnevale di Montagnola. C’è l’incendio intenzionale di un cassonetto dei rifiuti e due ombrelloni fuori dal bar Reseghina, nel 2012. C’è l’accensione di fumogeni sulla sommità del tunnel autostradale di Collina d’Oro, nel maggio scorso, che ha interrotto repentinamente la visibilità in galleria mettendo in pericolo la vita degli automobilisti che sopraggiungevano in quel momento. Ci sono il letame e i pesci marci sparsi sugli spalti della Resega nelle ore precedenti il derby del 24 settembre.

In questi mesi i due sono rimasti in carcere alla Farera, chiusi in cella 23 ore su 24.

Inizia il dibattimento: parlano gli imputati

Interrogato dal giudice Ermani, K.G. spiega che le misure prese nei suoi confronti da lui violate - divieto di accesso agli stadi - erano legati ad atti di violenza. E ribadisce: "Per me la curva è tutto. Le diffide mi hanno fatto arrabbiare e per questo facevo cose che non avrei dovuto fare. Non riesco a stare a casa quando ci sono le partite. Sono anche andato a Berna e a Zugo per guidare il pulmino".

FInito questo processo penso di lavorare subito, mettere a posto gli errori che ho fatto, "chiedere scusa a tutti quelli che ho messo in mezzo ai casini e rispettare le regole: non allo stadio, non commettere atti di violenza. Se un giorno voglio rientrare devo fare così. Le partite le seguirò alla tele".

Anche per il secondo imputato, N.C., "la curva è tutto. Mi sento di appartenere alla squadra". Non sono un angelo, ha ammesso, "ma tante volte mi sono trovato coinvolto in situazioni in cui non avrei dovuto esserci. Non ci pensavo e in carcere ho avuto tempo di pensarci".

Ma chi si è dissociato quella sera lì è stato picchiato dal gruppo, ha aggiunto il giudice. "Non da lei ma da altri".

"In affetti partecipare alle risse è stata una mia scelta". E ha aggiunto: "Per me il Lugano è la vita e non potevo non andare allo stadio. Però ho sbagliato a non rispettare le diffide".

Fuori di qui voglio tornare a lavorare e rispettare le regole, ha aggiunto il ragazzo.

Parla l'agente picchiato a Montagnola

Prima di affrontare il fatti del derby, il giudice ha chiamato a testimoniare l'agente di Collina d'Oro, legato a livello famigliare a uno dei due imputati (ma tra loro ci sono pessimi rapporti), che fu aggredito in febbraio durante il carnevale.

"La Corte - ha premesso il giudice Ermani - è rimasta sorpresa dal modo in cui sono stati banalizzati i fatti di Montagnola, col procuratore pubblico che procede solo due mesi dopo ai primi verbali. Non so come sia stata trattata la cosa in Polizia cantonale".

I due agenti della Comunale furono chiamati la notte del 3 febbraio per calmare i bollenti spiriti nel capannone del carnevale. "N.C. è entrato nel capannone con una transenna in mano. A quel punto siamo intervenuti io e il mio collega, siamo usciti dal capannone. K.G. ha colpito un'altra persona con una sberla e io sono intervenuto per dividerli". L'agente usa lo spray al pepe contro N.C., ma la sostanza non fa effetto.

"A quel punto - dice l'imputato - l'agente ha estratto una pistola al pepe, che sembrava un'arma vera e spara un liquido rosso". "Ho sparato contro le due persone che in quel momento mi stavano venendo contro per tenerle a distanza. Avevo già ricevuto dei pugni".

Il giudice: "Ma perchè ha utilizzato la pistola?"

L'agente: "Perchè ho avuto paura. Gli aggressori erano diversi. Per cui siamo indietreggiati. Mentre retrocedo vengo avvicinato da tre persone, N.C., un individuo vestito da orso e da una terzo. Cercavo di difendermi col manganello, ma poi ho ricevuto un calcio alla gamba e sono caduto per terra. Ho visto spuntare dal capannone K.G. e ho pensato che stesse venendo ad aiutarmi. Invece...".

"Sono stato io a farlo cadere e a colpirlo al volto con pugni mentre si trovava a terra", ha ammesso K.G.

"A un certo punto ricevo un colpo tra lo zigomo e la tempia che mi fa sbattere la testa sull'asfalto e da allora non ricordo nulla".

I due imputati negano di aver sferrato il colpo. "So solo che una terza persona gli ha tirato un calcio", dice K.G.

E il giudice: "Dire il nome no vero? Nessuno vi obbliga a dirlo ma la possibilità l'avete".

I fumogeni in autostrada

Ermani ha ribadito il suo stupore per il fatto che il caso di Montagnola sia stato considerato una vicenda "bagatella". Poi ha chiesto conto ai due imputati dei fumogeni accessi nei pressi della galleria di Gentilino. "Siamo andati a mettere uno striscione in onore di un ultras italiano morto in un incidente d'auto e abbiamo accesso dei fumogeni". ha detto N.C. "Non è tanto il blocco dell'autostrada quanto la banalità del vostro modo di pensare - ha detto il giudice -. Onorare un ultras non è proibito, ma accendere dei bengala nei pressi dell'entrata della galleria... E siamo al 31 di maggio, dopo quello che era successo a Montagnola".

Il derby della follia

Ermani mostra la foto di uno striscione esposto alla Valascia nei giorni precedenti dove si invitavano gli ultras dell'Ambrì ad andare al cimitero di Lugano a "invadere quella città di merda". Ma i due imputati dicono che non è stata una provocazione determinante.

Il giudice mostra poi le foto "dello scempio" alla Resega, sacchi di pesci marci ed escrementi introdotti in curva sud alla Resega nel pomeriggio del derby. "Escrementi di mucca raccolti in un campo e pesci comprati in pescheria", spiega K.G.

Il giudice: "Chi ha avuto l'idea di questa bella accoglienza ai tifosi dell'Ambrì?"

K.G.: "Io e un altro ragazzo".

Poi ci sono le lamette: "Le avete messe nei posti strategici - dice il giudice - per fare in modo che qualcuno si ferisse. Un'idea copiata dagli ultras del Brescia calcio. Cos'era, la rabbia per la posizione in classifica inusuale per il Lugano? La cosa delle lamette è un bruttisssimo segno. Con tutti i precedenti che avevate, e con la diffida di entrata allo stadio".

I due imputati non sono andati a vedere la partita. Dice il giudice: "Cosa ci facevate fuori dallo stadio? Perchè non guardarla in tivù con una bella birretta davanti? A fare il tifo o magari a imprecare contro il Lugano, visto che quel derby l'ha perso...".

K.G. "Alla fine del secondo tempo sono uscite un po' di persone. Ero vicino alla Reseghina e c'era già qualcuno che litigava".

N.C. "Sono andato a chiedere ai due agenti se erano degli sbirri perchè qualcuno mi ha detto che erano dei poliziotti".

Il giudice: "Poi uno dei due agenti ha detto 'si sono un poliziotto' e a quel punto si è scatenato il parapiglia. La punto è semplice: non posso vedere il derby perchè mi sono comportato male e sono arrabbiato, e poi questi vengono anche a controllare. Poi finita la collutazione dove siete andati?".

N.C. "Verso il cimitero dove posteggiano le auto e i pullman".

Ermani parla poi del prefabbricato grigio (la baracca) dov'erano contenute le scenografie. Che da poco tempo è stato eliminato. "Chi aveva le chiavi?", chiede. "Un po' tutti". "Ecco così non c'è nessun garante e nessun responsabile - dice il giudice - e non è un gran segno di intelligenza. La baracca si trovafa su un terreno di proprietà della Globus (ndr: società della famiglia Mantegazza). E poi quando si è trattato di riprenderle inidietro quelle chiavi non le voleva nessuno, vero avvocato Bertoli? Cos'erano? Caricate con l'elettricità? Peo se si vuole fare la prevenzione della violenza negli stadi bisogna iniziare da lì. Perchè anche il vostro addetto alla sicurezza... per carità. Ma io penso ai tifosi che vogliono andare a vedere la partita tranquilli. A quelli che vanno tutelati".

 

 

 

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