CRONACA
Dal castello di Trevano alle ricette delle nostre nonne per (ri)scoprire le memorie di un Ticino lontano
“Il castello di Trevano e non solo” di Diego Luraschi e “Le ricette di mia nonna” di Giuliana Campana: due pubblicazioni ticinesi che fanno ricordare e assaporare il nostro passato e la nostra tradizione

LUGANO – Il Natale è certamente il momento per aiutare i nostri cari a concedersi quel qualcosa che tanto desiderano, ma può essere anche l’occasione per far scoprire loro ‘nuovi mondi’. E per far questo cosa di meglio che un buon libro?

Soprattutto poi quando sugli scaffali delle librerie ticinesi è possibile trovarne due molto particolari che, per quanto diversi, hanno in comune la capacità, l’uno per immagini, l’altro per sapori, di condurci in un viaggio alla scoperta del nostro passato e della nostra tradizione.

Queste ‘madeleine’ in grado di riportare alla mente le memorie di un Ticino lontano sono “Il castello di Trevano e non solo” di Diego Luraschi e “Le ricette di mia nonna. Tradizioni culinarie del Ticino - Erbe medicinali, elisir di salute” di Giuliana Campana.

Cominciamo dalla nuova opera di Diego Luraschi, fresco ottantenne, appassionato di cose nostre, di storia, di filatelia, di mineralogia, collezionista, autore di diversi importanti volumi pubblicati sull’arco di 10 anni, e lasciamo che a parlarcene siano le parole di Giorgio Passera scritte per il catalogo della Fontana Edizione, casa editrice del volume.

“Questo libro – scrive – è una monografia dedicata ad una delle sue grandi passioni: Il Castello di Trevano. Non va interpretato però come un volume di storia, ma piuttosto come una galleria di fotografie e di documenti d’epoca, commentati, chiosati e inquadrati da alcuni dati essenziali. E che razza di foto! Materiale inedito, contenuto fino a poco fa negli archivi dell’autore, dato per la prima volta alle stampe. La zona del Castello è percorsa e scandagliata in ogni suo dettaglio, in ogni suo angolo, sia interno, sia esterno. Dall’atrio alla Sala egizia, dalla Sala dedicata ai concerti, alle scalinate. Il parco è poi descritto con passione e competenza, ninfee e sequoie, fontane e grotte, lampioni a gas e laghetti: ambienti fiabeschi che difficilmente riusciremmo ad immaginare senza le foto di Luraschi. Le note storiche che fanno da contorno al materiale iconografico ci permettono di passare dal Medio Evo all’800, dal periodo “von Derwies” al periodo “Lombard”, dagli anni delle due guerre fino al 31 ottobre del 1961, quando 230 kg di dinamite posero fine ad un sogno. Un libro, quindi, che è anche una denuncia, garbata ma decisa, di una comportamento scellerato che ha privato non solo Lugano, ma tutta la Svizzera, di quella che è stata definita la proprietà nobiliare più suntuosa del Paese”.

“Le ricette di mia nonna”, edito da Armando Dadò, è invece un viaggio nella memoria familiare e culinaria di Giuliana Campana, diventata, da organizzatrice di eventi, imprenditrice nel campo dell’erboristeria e dell’estetica ‘naturale’ grazie all’amore e agli insegnamenti della nonna Pierina.

Il ricettario si apre proprio con un toccante ricordo della nonna, della sua casa e delle sue abitudini. E proprio da nonna Pierina, racconta la scrittrice, nasce la passione per le essenze. Passione che deriva “dai regali che la nonna mi faceva – scrive –, consistenti in campioni di profumi antichi, contenuti in boccettine di vetro pregiato, delle più rinomate marche francesi d’inizio novecento. Nonna Pierina aveva inventato un gioco tutto nostro, «la bottega degli aromi», iniziandomi all’educazione dell’olfatto dovendo riconoscere gli oli essenziali impiegati nel singolo profumo”.

“Il mio passatempo preferito – racconta ancora – consisteva nel copiare la nonna e, nel suo giardino, giocavo al «ristorante degli aromi» chiamato da me il «gioco delle pentoline». Creavo succulenti minestre di bagno schiuma neutro con aggiunta di erba cipollina tritata, prezzemolo, rosmarino, erba salvia, petali di rosa, che a fine giornata adoperavo per lavarmi. Ornavo i piatti con petali di rose rosse, simulando la carne secca, e petali di rose rosa, rappresentanti il prosciutto cotto. Quando diventavano secchi, la nonna li metteva in acqua e dalla loro macerazione risultava un’acqua profumata ideale per rinfrescare il viso”.

La vita di Giuliana ha la sua svolta quando, molti anni dopo la morte della nonna (all’epoca la scrittrice era ancora una bambina), nella cantina della casa d’infanzia ritrova il diario che Pierina aveva cominciato nel 1927, a soli 17 anni. “Oltre alle ricette con le erbe, gli scritti della nonna contenevano anche rimedi naturali, canzoni, ricette gastronomiche. Per me fu l’inizio di una nuova ed entusiasmante avventura che ancora oggi mi conduce verso nuove prospettive ed emozionanti sensazioni”.

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