Nel mirino della magistratura una società senza scopo di lucro che avrebbe ottenuto milioni di euro pubblici per manifestazioni mai realizzate. Intanto l'Infanta si è rifugiata in Svizzera

MADRID – La vicenda è un duro colpo per la monarchia spagnola, un cui portavoce l’ha definita nei giorni scorsi “un martirio” per il Re. Il giudice di Palma di Maiorca José Castro ha ricostruito la rete degli intrecci finanziari che portano a Cristina di Borbone, Infanta di Spagna, moglie di Iñaki Urdangarin e seconda figlia di Juan Carlos e Sofia. E alla fine l’ha incriminata, insieme al marito, per frode fiscale e riciclaggio di denaro.
Il caso nasce dall'inchiesta su Nòos, organizzazione senza scopo di lucro che si occupa della promozione dello sport, che è stata fondata da Urdangarin, ex giocatore della nazionale di pallamano, ma di cui fa parte anche Cristina. Attraverso quell’organizzazione, il genero del re ha incassato anche diversi milioni di euro di fondi pubblici per promuovere manifestazioni di solidarietà che non si sono mai svolte.
Gli avvocati della Casa Reale sostengono che l'Infanta Cristina non fosse a conoscenza degli illeciti commessi dal marito, ma il giudice Castro non ci crede: è convinto che senza l'appoggio della moglie, Urdangarin – che rischia dodici anni di carcere - non avrebbe potuto truffare comuni e regioni spagnole.
Ma non è soltanto una teoria, quella del magistrato. Diego Torres, ex socio di Urdangarin, ha consegnato a Castro molte mail che dimostrerebbero il coinvolgimento nelle malversazioni non solo di Cristina, ma anche di altri personaggi legati alla Casa Reale. In quelle mail Urdangarin si vantava tra l’altro di avere il sostegno di re Juan Carlos. Da quanto il caso è scoppiato Cristina e suo marito sono stati esclusi dalle attività pubbliche della Casa Reale e l'Infanta si è trasferita con i figli a Ginevra grazie alla disponibilità della Caixa, la banca di Barcellona per la quale lavora, che le ha trovato un posto nella filiale elvetica.
L’interrogatorio dell’Infanta è stato aggiornato da Castro per l’8 marzo. Ma prima occorre l’autorizzazione del Tribunale di Palma di Maiorca che l’anno scorso aveva respinto il primo tentativo del magistrato di coinvolgere Cristina. Sulla base dei nuovi elementi raccolti, Castro è ora certo poter dimostrare la complicità dell’Infanta nelle malversazioni.
red