Il presidente del PS di Lugano critica il collega di partito dopo l'intervista a favore della proposta UDC "Stop all'immigrazione di massa"

LUGANO – “Votare sì significa andare alla catastrofe!” Parola di Raoul Ghisletta. Il presidente dei socialisti di Lugano critica il collega di partito Marco Jermini, esponente di spicco della sinistra luganese e consigliere comunale della Città, per la sua posizione a favore dell’iniziativa UDC “Stop all’immigrazione di massa!”. Jermini ha argomentato la sua scelta di campo in un’intervista pubblicata questa mattina su Liberatv (leggi qui). Un'intervista che ha fatto molto rumore dentro e fuori le mura socialiste.
Ghisletta non risparmia critiche anche verso l’esponente nazionale del PS Rudolph Strahm e dei Verdi ticinesi Sergio Savoia, che proprio stamattina hanno dato indicazione di voto a favore della proposta democentrista con un articolata presa di posizione pubblica. Secondo Ghisletta l’approvazione dell’iniziativa “folleggiante dell’UDC” sarebbe come passare dalla padella alla brace, un suicidio collettivo.
Ghisletta, cosa pensa della presa di posizione di Jermini, ma anche di Strahm a livello nazionale, che, delusi dal partito a livello nazionale per le mancate misure d’accompagnamento alla libera circolazione, hanno deciso di schierarsi a favore dell’iniziativa UDC?
“Votare sì significa andare alla catastrofe! Jermini e Strahm, ma anche Savoia, non valutano le conseguenze pesantissime che avrebbe l’iniziativa entro i prossimi 5 anni, tempo che valuto necessario per dispiegarne gli effetti, come la caduta del commercio e di tutte le relazioni finanziarie. Ci ritroveremmo con una crisi economica pazzesca, le entrate fiscali e quelle AVS crollerebbero. Si tratta di un’iniziativa propagandistica, neanche l’UDC è preparata a gestire la situazione se passasse l’iniziativa.
Certo che queste prese di posizione, da parte di persone di un certo peso e livello, indeboliscono il discorso delle misure accompagnatorie. Bisognerebbe ricordare a Strahm e Jermini che il PS ha promosso l’iniziativa per l’alloggio, quella per i salari minimi e continua a lottare in favore dei contratti collettivi. Che se la prendano con i partiti borghesi che non vogliono le misure accompagnatorie, UDC in primis!”
Non crede dunque che sia il momento di rinegoziare gli accordi con l’UE?
“Non ci si rende conto che attualmente la Svizzera è già in una situazione “speciale” con l’Europa, se l’iniziativa venisse accettata sarebbe la fine di questa eccezionalità, che non verrebbe di certo più rinegoziata. Per noi l’Europa è importante, ma per l’Europa la Svizzera lo è molto meno, è una questione di taglia, di numeri e di peso economico.”
Ribadisce dunque il no all’iniziativa, ma non crede che, perlomeno nei cantoni di frontiera come il Ticino, la pancia dell’elettorato li spingerà verso l’approvazione?
“Può anche essere, ma sicuramente non è il compito del partito andare a dirgli di votarla! Il discorso da fare agli elettori è un altro: qui ci vogliono delle misure accompagnatorie serie: contratti collettivi, salari minimi, una politica dell’alloggio. Bisogna insistere su questi temi, non certo andare a votare il bidone dell’UDC.”
I giovani socialisti, ma anche il presidente nazionale Levrat, hanno annunciato che se le misure non verranno introdotte al più presto voteranno no all’allargamento della libera circolazione alla Croazia. Cosa ne pensa?
“Il lasso di tempo in questo caso è più ragionevole, si voterà infatti solo nel 2015. Benvenga dunque l’utilizzo di questo strumento politico per mettere pressione a Berna, ma bisogna concedere almeno un anno di tempo alla politica svizzera per rafforzare e migliorare le condizioni del mondo del lavoro, dell’alloggio e del territorio. Se questo non avverrà voteremo contro e saranno i padroni e i partiti borghesi ad averlo voluto!”
dielle