CRONACA
Benedizione a omosessuali e divorziati, il Vescovo di Lugano: "Proposta da considerare, ma..."
Per la prima volta Monsignor Lazzeri si esprime sulle delicate questioni etiche discusse sempre con fatica dal clero. In particolare sulle recenti proposte della Curia di Coira

di Dario Lafranconi

LUGANO – “La proposta merita di essere considerata, ma non so fino a che punto potrebbe aiutare persone che si sentono escluse a recuperare la percezione di poter fare un vero cammino ecclesiale.” Risponde così il Vescovo di Lugano Valerio Lazzeri alla proposta avanzata dalla Diocesi di Coira di concedere la benedizione, ma non la comunione, a omosessuali e divorziati.

Dal capoluogo grigionese la proposta è arrivata nell’ambito della consultazione voluta da Papa Francesco su temi delicate quali la pastorale matrimoniale, la famiglia e la vita di coppia. Il sondaggio ha riscosso un’ampia partecipazione in Svizzera, oltre 23'000 persone hanno preso parte all’inchiesta (leggi articolo correlato).

Ne abbiamo parlato con il neo Vescovo di Lugano Valerio Lazzeri che, con un’analisi profonda e non scontata, ci ha raccontato il suo punto di vista.

Monsignor Lazzeri, Papa Francesco ha promosso un sondaggio mondiale interno alle Curie su temi delicati quali la pastorale matrimoniale, la famiglia e la vita di coppia. Innanzitutto come valuta questo nuovo approccio “dal basso” promosso dal nuovo Pontefice? 

"Purtroppo, la percezione diffusa è che su questi e altri temi l’insegnamento della Chiesa sia una specie di monolite caduto dal cielo sulla testa degli esseri umani, chiamati soltanto a piegarsi a prescrizioni incomprensibili oltre che gravose. Certo a questo modo di sentire hanno potuto contribuire modi di pensare, di esprimersi e di agire non rari nell’ambito ecclesiale. A ben guardare però ciò che la Chiesa ha da dire a tale proposito non è piovuto dall’alto in maniera arbitraria, ma scaturisce dal secolare cammino dei cristiani che danno testimonianza della loro fede nell’ambito matrimoniale e familiare, che riconoscono nella Parola di Dio l’ispirazione che illumina il loro cammino e hanno quindi una profezia da esercitare e che, insieme, sulla base della loro esperienza, sono anche i primi a poter elaborare una riflessione sapienziale, un discorso culturale capace di interagire criticamente nel contesto in cui si trovano a vivere. Proprio per questo il sondaggio promosso da papa Francesco, più che proporre un approccio dal basso contrapposto a uno dall’alto, non fa che mettere in maggiore evidenza il ruolo del vissuto dei cristiani nell’elaborazione dell’insegnamento ecclesiale, ossia, di un sempre migliore ascolto della Parola di Dio anche in questi ambiti delicati".

Dalla Curia di Coira è arrivata la proposta che prevede la concessione della Benedizione a omosessuali e divorziati (così come  i conviventi non sposati e chi utilizza metodi contraccettivi non naturali), ma non  della Comunione. Come giudica questa proposta? Crede che il compromesso avanzato da Coira possa beneficiare alla vita della Chiesa senza snaturare quanto fatto finora? 

"Anzitutto, vorrei precisare che la proposta avanzata non riguarda la benedizione di coppie di omosessuali o di divorziati risposati, bensì la possibilità per i singoli che si trovano in queste situazioni di presentarsi davanti al celebrante durante l’Eucaristia e ricevere un gesto di benedizione al posto del pane eucaristico come avviene già, per esempio, per i bambini che non hanno ancora fatto la prima comunione. La proposta merita di essere considerata, ma non so fino a che punto potrebbe aiutare persone che si sentono escluse a ricuperare la percezione di poter fare un vero cammino ecclesiale. Dipende molto dalla sensibilità delle singole persone e dalla loro chiave di lettura delle espressioni rituali. Mi sembrerebbe più importante che tutti, indipendentemente dalla loro condizione, possano trovare nella Chiesa lo spazio di una vera accoglienza, di un ascolto e di un serio accompagnamento umano e spirituale".

Qual è la sua visione personale della tematica? In poche parole, è favorevole o contrario alla comunione per gli omosessuali e i divorziati?

"La questione è mal posta, visto che nessuna categoria di persone è esclusa dalla Comunione. Esiste certo una disciplina dei sacramenti che però non riguarda né gli omosessuali né i divorziati in quanto tali, ma tutti i cristiani che vivono situazioni di aperta e voluta contraddizione rispetto alle esigenze intrinseche a una relazione di alleanza e di amicizia con il Signore. In questo senso, il primo e grande compito della Chiesa non è quello di allargare o stringere una disciplina, ma fare udire il Vangelo come annuncio di gioia e di salvezza a tutti, alle persone là dove si trovano, togliendo dal cuore di chi vive con sofferenza la propria condizione qualsiasi percezione di essere definitivamente condannato e di non poter intraprendere alcuna forma di cammino. Gesù Risorto inviando in missione gli apostoli ha dato alla Chiesa, inseparabilmente dal compito di dare espressione visibile e corporea all’immersione nella vita trinitaria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, attraverso il battesimo, non il compito di notificare freddamente i precetti dati da Gesù, ma quello di insegnare a osservarli (cf. Mt 28,19-20). Ciò implica un impegno a renderli plausibili come profondamente umani e non ad imporli in base a un semplice principio di autorità. Su questo abbiamo ancora un lungo cammino da percorrere come Chiesa e come singoli cristiani".

"Chi sono io per giudicare i gay": è una delle frasi che ha segnato la prima parte del pontificato di Papa Francesco. Crede che questa dichiarazione del Papa detti già una linea di cambiamento rispetto al passato e influirà sulle prossime decisioni?

Non giudicare è una indicazione che raccogliamo direttamente dal Vangelo ed è un impegno di ogni cristiano. Non dovrebbe stupire che anche il Papa lo faccia proprio. L’atteggiamento di non giudizio è l’offerta che ogni cristiano è chiamato fare a chiunque si presenti sulla sua strada. Personalmente, non mi sembra così sconvolgente che il Papa abbia voluto fare suo questo atteggiamento. D’altra parte, voler trarre per forza da questa espressione evangelica del Papa chissà quali conseguenze dottrinali o disciplinari, significa rinchiudere il Vangelo in una visione altrettanto e forse più  ideologica e dogmatica di quella che porta a formulare condanne e a escludere persone. Il Vangelo cambia il cuore dell’uomo ed è un fermento che nel linguaggio degli uomini dovrebbe sempre suscitare novità; speriamo porti sempre più ad esprimere il rispetto per la dignità infinita e per il mistero di ogni singola persona".

 

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