CRONACA
Ciclismo e scandali doping, Marty: “L’Uci vuole finalmente fare pulizia, ed è quello che farò”
L’ex senatore ticinese è stato nominato a capo della commissione indipendente che dovrà indagare sul passato e sulla condotta di federciclismo. L’obbiettivo è quello di ridare credibilità e dignità a questa disciplina

AIGLE – Gli scandali legati al doping hanno minato profondamente la credibilità del mondo del ciclismo, per questo motivo Brian Cookson, presidente dell’ Union cycliste internationale (Uci), ha deciso di creare una commissione apposita e indipendente che dovrà indagare sul passato e sulla condotta di federciclismo. Commissione che sarà guidata dall’ex senatore ticinese Dick Marty.

Alla testa del Circ (Commissione Indipendente della Riforma del Ciclismo) Marty dovrà quindi indagare in particolare la gestione di Hein Verbruggen e Pat McQuaid: i due predecessori di Cookson implicati nello scandalo doping che ha portato alla ribalta il caso di Armstrong. Il compito di questo gruppo di lavoro, di cui, oltre a Marty, fanno parte il tedesco Ulrich Haas e l’australiano Peter Nicholson, sarà quello di stabilire in quale misura l’Uci fosse implicata nella truffa per doping perpetrata per anni da Lance Armstrong, che accusa appunto i due ex dirigenti di complicità.

L’obbiettivo è quindi quello di “fare pulizia”, per riacquistare la credibilità e la dignità della disciplina ed evitare che non sia più confrontata con problemi di questo tipo, come spiega Marty in un’intervista pubblicata oggi su LaRegione: “Fare pulizia: ecco quanto mi è stato chiesto di fare. Se non avessi percepito chiaramente la forte volontà di fare pulizia, non avrei accettato l’incarico che mi è stato proposto. La nuova direzione dell’Uci ha voglia di dire basta, di voltare finalmente pagina. È stato il cavallo di battaglia anche in occasione della campagna elettorale, piuttosto accesa. Lo scopo è fare pulizia, la volontà mi è parsa chiara nei colloqui avuti con i nuovi responsabili”.

E l’investitura a capo del Circ Marty l’ha ottenuta proprio grazie al suo curriculum: “Ho ricevuto un’e-mail dall’Uci che mi sottoponeva la questione. Poi ho avuto un colloquio telefonico. Innazitutto, mi premeva sapere se la commissione che stavano creando godesse di uno statuto di piena indipendenza. Ho verificato che tale condizione è soddisfatta, in toto. Il mio passato, la mia lunga esperienza anche come magistrato, la mia indipendenza... Sono fattori che evidentemente hanno pesato sulla scelta dell’Uci. Una volta appurata la piena indipendenza della commissione, ho accettato con piacere, perché la reputo una sfida molto interessante: risollevare l’immagine del ciclismo, disciplina molto popolare che si dibatte da anni in una grave crisi”.

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