CRONACA
Israele: è morto oggi a 85 anni l’ex premier Ariel Sharon
In coma dal gennaio 2006 in seguito a un ictus, le sue condizioni erano peggiorate a inizio anno, tanto che i medici nei giorni scorsi le avevano definite ormai ‘drammatiche’

TEL AVIV – L'ex premier israeliano Ariel Sharon è morto oggi a 85 anni nell'ospedale di Tel Ha Shomer, nei pressi di Tel Aviv, dove era ricoverato negli ultimi tempi. Le sue condizioni - Sharon era in coma da otto anni - si sono aggravate all'inizio dell'anno, quando i medici avevano avvertito che i suoi organi vitali stavano cedendo in seguito ad un blocco renale dovuto ad un’infezione cronica. Già nei giorni scorsi i medici avevano detto che gli organi vitali dell'ex premier israeliano "stavano cedendo". Le sue condizioni ieri l'altro sono ulteriormente peggiorate in modo "drammatico".

Al capezzale dell'ex premier erano presenti i figli Omri e Gilad e il resto dei parenti. L’annuncio della morte è stato dato dalla radio dell’esercito citando la sua famiglia.

Sharon era nato nel febbraio 1928 in un villaggio ebraico della Palestina sotto mandato britannico. Ed è nei campi di Kfar Mallal che comincia la sua storia, costretto a lavorarvi dal padre Shmuel, rude agronomo russo. A 20 anni rischia la morte per una grave ferita riportata a Latrun, in una battaglia con la Legione giordana. Ma cinque anni dopo, nel 1953, è già in prima linea: anzi, oltre le linee nemiche, alla guida della Unità 101 incaricata dal premier David Ben Gurion di compiere azioni di ritorsione alle incursioni dei fedayn palestinesi.

La carriera di Sharon comincia nei parà, poi nei carristi. Nella guerra dei Sei Giorni combatte nel Sinai e con le sue manovre disorienta 16mila soldati egiziani. Sinai in cui combatterà anche durante la guerra del Kippur, nel 1973.

Politicamente è a destra. E suo è il progetto del Likud, la fusione di tutte le liste della destra nazionalista. Nel 1977 il Likud vince le elezioni e nel 1981 nomina Sharon ministro della Difesa.

L’anno dopo, quando inizia l’invasione del Libano in seguito ad un grave attentato palestinese, Begin vorrebbe un’operazione limitata ma Sharon marcia su Beirut, da dove espelle Arafat. La carica di ministro sarà breve: nel settembre 1982 c’è il massacro di Sabra e Shatila: migliaia di palestinesi sono massacrati da falangisti libanesi in una zona di Beirut i cui perimetri sono presidiati da Israele. Sharon, sotto accusa, è costretto ad abbandonare la Difesa.

Accetterà quindi incarichi ministeriali secondari fino alla sfida con Ehud Barak (laburista) nel febbraio 2001, insanguinato dagli attentati dell’Intifada palestinese armata. Sharon prevale e i Territori saranno stretti in una morsa di ferro fino all’erezione della Barriera di sicurezza. Nel 2005, però, cancella 25 insediamenti ebraici dalla Striscia di Gaza espellendone gli 8mila coloni. Su questa mossa, il Likud si spacca. Allora Sharon, assieme con Shimon Peres, fonda una nuova lista centrista, Kadima, che avrebbe dovuto procedere nel disimpegno israeliano anche in Cisgiordania, dopo un’auspicata vittoria alle politiche del gennaio 2006. Ma l’ictus del 4 gennaio mette fine ai suoi progetti parte.

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