CRONACA
Rieti: dopo il parto parla la suora: "Non ho sensi di colpa, starò con il piccolo"
È di ieri la notizia del bambino venuto al mondo a Rieti dal grembo di suora Roxana. La religiosa racconta le sensazioni e le intenzioni future

RIETI – “Mi sento ormai più mamma che suora, questo mi pare evidente…” Così si racconta Roxana sulle pagine del Corriere della Sera di oggi. 
Suor Roxana Rodriguez, 33enne salvadoregna, dalla sua camera dell’Ospedale San Camillo de Lellis a Rieti esprime tutta la sua gioia per essere diventata mamma, nonostante il suo “ruolo”. Il bambino è stato chiamato Francesco Alessandro: “l’ho chiamato Francesco in onore del nostro bel Papa sudamericano...”. Davanti alla camera due guardie di sicurezza proteggono la donna dall’assedio dei media. 

La religiosa è ben consapevole delle conseguenze gravi che l’aspettano: il suo abbandono definitivo della vita religiosa e la lettera sofferta di scuse da dover inviare presto alla Superiora Generale delle Piccole Discepole di Gesù, Madre Elvira Petrarca, nelle cui mani il 26 settembre 2012 giurò solennemente di vivere secondo Castità, Povertà e Obbedienza, i tre pilastri della Congregazione. 

La gravidanza che coglie tutti di sorpresa, mamma compresa
 
«Ho sofferto a lungo per una cistite e per una gastrite - racconta Roxana alla sua amica Donatella - ero in cura da un medico, prendevo un sacco di farmaci, pensavo che il gonfiore dipendesse anche dal fatto che digerivo male e non ho badato nemmeno al ritardo del ciclo...» ha spiegato la suora. Ma anche tra le consorelle nessuna si era accorta di alcunché, nessuno aveva dato particolare peso a quella pancia che cresceva sotto la tunica, anche perché la donna era sempre stata abbastanza “in carne”. 

Il parroco don Benedetto Falcetti, insieme a lei nelle ultime ore ha ricostruito con cura gli eventi: «Tutto è successo in Salvador, tra marzo e aprile dell’anno scorso, quando Roxana tornò a casa per rinnovare il suo passaporto - racconta don Benedetto, direttore della Caritas diocesana - Come lo possiamo definire? Un revival, il ritorno di fiamma di un’amicizia giovanile...».

Roxana appare ora più rilassata e tranquilla, anche se qualche preoccupazione di certo non manca, come afferma lei stessa: “Io di sicuro mi prenderò cura del mio bambino, perchè è un dono di Dio, mi preoccupa molto però tutto il clamore che si è sollevato. Non solo in Italia, anche nel mio Paese si sta parlando tanto di questa storia e adesso ho quasi paura di tornarci, anche se a Rieti malgrado il grande affetto della gente difficilmente ci resterò”.

E in effetti nella zona non tutti hanno preso bene la lieta novella, come spiega una voce di una sua consorella dal citofono del convento di Campomoro: “No che non andremo a trovarla in ospedale, ma vi pare giusta una cosa del genere, scusate? E adesso lasciateci in pace, perchè lei qui non c’è più”.

In città invece, dopo qualche battuta e scherno iniziale, il senso di umana comprensione ha avuto la meglio ed è già scattata la gara di solidarietà, come racconta lei stessa: “Ringrazio tutte le mamme, i papà, le nonne e pure le infermiere di questo reparto: in un baleno, dopo la nascita di Francesco, mi hanno regalato pannolini, tutine, bavaglini e cuffiette, visto che io non ero minimamente preparata. Hanno anche organizzato una colletta per quando uscirò dal convento e non avrò più mezzi per vivere”

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