CRONACA
"Ecco perchè io, giornalista europea, ho scelto Al Jazeera. E alle battute del sindaco di Berna sugli italiani pigri rispondo che..."
Parla Barbara Serra, uno dei volti di Al Jazeera English e autrice del libro "Gli italiani non sono pigri", che questa sera sarà protagonista di un incontro pubblico a Lugano

LUGANO - È nata a Milano 39 anni fa da padre sardo e madre siciliana. Ha studiato in Danimarca e in Inghilterra, a Londra, dove nel 2003 ha iniziato la carriera giornalistica alla BBC. Nel 2003, è passata a Sky News, come reporter. Due anni dopo è stata la prima donna straniera a condurre un TG nel Regno Unito, quello di Channel 5. Dal 2006 è uno dei volti di Al Jazeera English.

Barbara Serra ha raccontato la sua vita, i suoi affetti la sua carriera, in un libro: “Gli italiani non sono pigri”. Stasera alla 20’30 sarà protagonista di un incontro pubblico organizzato dalla CORSI, in collaborazione con la Commissione cantonale per le pari opportunità, nello studio 2 della RSI a Besso. 

Gli italiani non sono pigri… Ma il sindaco socialista di Berna, Alexander Tschäppät, a fine dicembre è finito nella bufera per aver sostenuto il contrario, per le sue battute sugli italiani fannulloni.
“Se è così – dice Barbara Serra – direi che è stato di un’ingenuità politica agghiacciante. Per non dir di peggio…”.

Un luogo comune da sfatare, dunque, quello sulla pigrizia degli italiani?
“Sicuramente sì. È vero che in Italia si lavora in modo meno produttivo rispetto alle nazioni del Nord Europa. Ma l’Italia, soprattutto nelle regioni del centro-sud, è per molti nordici meta di vacanze e viene dunque vissuta come tale: un paese di gente che sa godersi la vita, dove i ritmi in estate non sono certo frenetici. Per il resto non credo che a Milano o a Bologna si lavori meno che a Londra”.

Parliamo di Al Jazeera e sfatiamo un altro luogo comune. La rete televisiva araba, che ha sede nel Qatar, è considerata ancora da molti occidentali come la tivù che mostrava i messaggi di Bin Laden, quindi in qualche modo simpatizzante di Al Qaida. Eppure è un network mondiale “all news”, parificabile alla CNN e alla BBC, che produce giornalismo altamente professionale.
“Esatto, anche se quando nel 2006 ho deciso di partecipare alla nascita di Al Jazeera English, della quale sono stata uno dei primi volti, alcuni amici e colleghi avevano espresso dubbi sulla mia scelta, proprio per quei motivi. Ma io volevo lavorare per un canale internazionale e avevo abbastanza esperienza per capire che quello era il momento per fare il salto. Molti ottimi giornalisti avevano già scelto Al Jazeera e non ho mai temuto di finire in un covo di fondamentalisti”.

Però è innegabile la matrice araba di Al Jazeera, in contrapposizione a quella occidentale di BBC e CNN…
“D’accordo, ma cos’è il mondo arabo di cui si parla tanto senza troppa cognizione di causa? È un universo in cui ci sono fortissime differenze e visioni, tante quante ce ne sono tra le nazioni europee, per esempio. È semplicistico dividere il mondo in arabo e occidentale.  E nel mio libro spiego perché, racconto la mia esperienza vissuta, lavorando in una rete televisiva araba dove convivono giornalisti provenienti da decine di nazioni del mondo, da Oriente a Occidente”.

Cosa pensa dei divieti anti-islamici – di costruire minareti o di indossare il burqa in pubblico, per esempio – che in Svizzera sono stati temi di votazione popolare?
“Non li condivido, anche se capisco la preoccupazione delle persone di fronte a certi fenomeni legati all’Islam. Vivo da anni in Inghilterra, dove la convivenza tra culture è stata sempre affrontata con il principio del welcome’, senza il bisogno di introdurre divieti”.

Infine una nota sulla sua femminilità. Quanto conta essere belle (o anche belli) per condurre programmi televisivi?
“Io dico che in tivù ci sono facce che funzionano e altre che non funzionano. La bellezza è relativa. Se scoppiano le bombe a Londra ai telespettatori non importa vedere una bella donna che ti racconta cosa sta succedendo. Importa sapere cosa è successo e la credibilità di chi te lo racconta”.

Però lei, in gioventù, ha partecipato a Miss Italia…
“Appunto, in gioventù, era il 1996. Al concorso mi aveva iscritta mia sorella. Quando sei giovane pensi che la bellezza sia una sorta di garanzia in più per il successo. Ma alle selezioni di Miss Italia, più un provino per future ‘donne prezzemolino’ che un concorso di bellezza, mi sono resa conto che il modo è pieno di belle ragazze. E che ci vuole ben altro per costruire una carriera di successo”.

emmebi

Resta connesso con Liberatv.ch: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔
In Vetrina

EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

A San Bernardino apre Piazzetta Brocco, il nuovo salotto nel cuore del villaggio

14 LUGLIO 2026
LETTURE

Tra amore, memoria e inquietudine: le novità di Dadò editore per l’estate

14 LUGLIO 2026
BANCASTATO

BancaStato pubblica il Rapporto di sostenibilità 2025: primi obiettivi per ridurre le emissioni

10 LUGLIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Locarno Film Festival, ecco i film in programma

09 LUGLIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

“Solitudini”, a Lugano una giornata di riflessione tra medicina, psichiatria e letteratura

09 LUGLIO 2026
LETTURE

Luca Villoresi torna in libreria con “Il buio di cristallo”

07 LUGLIO 2026
LiberaTV+

LISCIO E MACCHIATO

Piccaluga: "Su Zali panna montata. E con l'UDC indietro non si torna"

26 GIUGNO 2026
LISCIO E MACCHIATO

"Berna ci frega con gli ucraini!". E De Rosa e i paletti sui ristorni

18 MAGGIO 2026
LISCIO E MACCHIATO

Mirante-Sirica, che scontro. E l'UDC contro il PLR

12 GIUGNO 2026