È di stamattina la notizia del camionista beccato a 159 km/h sull’A2 con un mezzo da 20 tonnellate, per di più in condizioni meteo proibitive. Ne parliamo con l’aiutante capo del Reparto del traffico Alvaro Franchini

BELLINZONA – La notizia del camionista che sfrecciava sull’autostrada a 159 km/h ha scioccato tante persone, comprensibilmente, e anche in polizia all’inizio regnava l’incredulità, come ci conferma Alvaro Franchini, aiutante capo del Reparto del traffico della polizia cantonale, raggiunto per un breve commento: “Non volevamo crederci, anche perché è difficile immaginare un mezzo di 20 tonnellate che sfreccia a quella velocità e in quelle condizioni meteo!”.
L’incredulità lascia però spazio subito all’indignazione e allo sconcerto generati dalla realtà dei fatti: “Non ci sono parole per definire l’infrazione, crimine o non so neanche io come definirlo. Bisogna rendersi conto che ogni giorno tra Chiasso e Airolo è come se si spostasse un’intera città e, se pensiamo alle leggi della fisica, questo automezzo lanciato a questa velocità poteva davvero provocare una strage.”
L’autista e l’automezzo, come comunicatoci dalla polizia, provenivano dalla Romania. Ma sentiamo cosa ci ha risposto Alvaro Franchini nella breve intervista raccolta.
Come giudica l’accaduto?
“L’accaduto è di una gravità inimmaginabile ed elevatissima, anche andando indietro nel tempo non ricordo un caso di un’infrazione di tale entità da parte di un autista professionista. Se solo pensiamo alla massa di un veicolo da 20 tonnellate lanciato a questa velocità viene da rabbrividire! Una velocità che tra l’altro renderebbe vana qualsiasi manovra di sicurezza o di correzione. Siamo al di fuori di ogni ragionevole concetto di sicurezza stradale.”
Succedono spesso casi del genere di pirati camionisti?
“No di questa gravità assolutamente no, è una “primizia”. Fortunatamente gran parte dei conducenti professionali, soprattutto a livello svizzero, sono dei professionisti a tutti gli effetti, che rispondono a severi controlli, sia da parte delle autorità che delle aziende stesse, e rispettano le norme stradali.”
Sono invece più frequenti le infrazioni gravi da parte di automobilisti professionali stranieri?
“Le infrazioni gravi con gli automezzi pesanti riguardano in particolare il carico eccessivo e la spossatezza e il non rispetto delle pause e del riposo. Le aziende di trasporto sono inoltre sempre più sotto pressione a causa delle regole commerciali sempre più stravolte, di conseguenza agli autisti vengono chieste performance sempre più al limite. Detto questo possiamo affermare che fortunatamente in Svizzera vige ancora il divieto di circolazione notturno, baluardo che va difeso in tutti i modi, tanto che addirittura gli stessi autisti stranieri sono ben contenti di sottostare al divieto quando transitano da noi. È chiaro che all’estero queste regole non sussistono, come anche i controlli, e per questo spesso sì, sono gli autisti stranieri a fare la “parte del leone” nelle infrazioni.”
È stato un’automobilista a lanciare l’allarme. Rimane dunque importante anche la vigilanza da parte di tutti gli utenti delle strade?
“Assolutamente sì, è importante che tutti gli utenti della strada restino sempre vigili e segnalino tempestivamente eventuali problemi. Tengo anche a ringraziare nuovamente l’automobilista: grazie alla sua pronta segnalazione e in seguito alla testimonianza, ha permesso il rapidissimo intervento della pattuglia specialistica (civetta), che era già in servizio, e il fermo del giovane autista.”
Prevedete di intensificare i controlli dopo l’accaduto?
“Sapevamo già che il “malandazzo” è sempre più diffuso tra gli autisti professionali, proprio per i ritmi assurdi dettati ai trasporti dalla globalizzazione e dalle nuove regole commerciali, ma questo caso è sicuramente un ulteriore campanello d’allarme per il traffico su gomma e ci spinge a intensificare maggiormente i controlli, nonostante il momento non proprio felice delle finanze cantonali. È necessario dare degli esempi corretti ai nostri giovani, non si possono più tollerare situazioni del genere.”
dielle