CRONACA
Locarno, altri due agenti sotto inchiesta: ingiuria, violazione di domicilio, abuso di autorità e sequestro. Uno è pregiudicato
Ecco tutti i particolari della storia, che risale a un anno fa. Il procuratore generale Noseda ha depositato gli atti e formulato le accuse

LOCARNO - Altri due agenti sotto inchiesta. Dopo il caso dei due poliziotti della Comunale di Lugano recentemente condannati per aver picchiato e abbandonato un romeno nei boschi di Arogno, il procuratore generale John Noseda ha depositato gli atti di un’indagine che ha per protagonisti due agenti della Comunale di Locarno. Uno dei due, tra l’altro, è già stato condannato nel 2011 per coazione in relazione ai fatti di Ponte Brolla (lavorava allora per la Polizia di Muralto-Minusio), dove alcuni poliziotti malmenarono e abbandonarono un asilante tunisino.

Il caso in questione risale a un anno fa: i fatti sono accaduti il 13 febbraio e la denuncia è stata sporta da due cittadini locarnesi il 25 febbraio. Anche in questo caso, sullo sfondo, c’è quel sottile e strisciante sentimento xenofobo che ancora troppo spesso si riscontra in alcuni poliziotti.

Alla fine del mese scorso Noseda ha comunicato alle parti di aver abbandonato il procedimento per i reati di calunnia, lesioni semplici, minacce e discriminazione. Ma ha promosso l’accusa contro i due poliziotti per altri reati: vie di fatto, ingiuria, sequestro di persona e rapimento, violazione di domicilio e abuso di autorità. Il Municipio di Locarno è stato informato settimana scorsa della decisione del procuratore e ha nel frattempo aperto un’inchiesta amministrativa in attesa dell’esito del procedimento penale.

Ma veniamo alla storia. La mattina del 13 febbraio 2013 verso le 11 un locarnese, di origine macedone, stava posteggiando l’auto nei pressi del suo appartamento, nella zona del Quartiere Nuovo. I due agenti gli si sono avvicinati con l’intenzione di multarlo per sosta vietata. Una volta identificatolo a aver constatata la sua cittadinanza elvetica, l’avrebbero definito “svizzero di carta”.

Nel frattempo, il coinquilino dell’uomo, un 65enne che rientrava a piedi proprio in quel momento, si ferma a osservare la scena sulla porta di casa. I poliziotti lo vedono e lo riconoscono, trattandosi di un persona nota a Locarno. Mentre un agente si occupa della multa, l’altro inizia una discussione piuttosto accesa con il 65enne, usando toni aggressivi, di sicuro poco civili. Dandogli anche del "deficiente".

Intanto, l’uomo di origine macedone estrae il telefonino e comincia a filmare la targa della sua auto. Il poliziotto sostinere infatti che non sia leggibile e vuole multarlo anche per quello. Poi, quando i toni della discussione salgono, l'uomo inizia a filmare la scena. A quel punto un poliziotto cerca di strappargli il cellulare di mano, ma i due riescono a entrare nell’atrio del palazzo e a rifugiarsi in casa. Gli agenti li inseguono e la situazione si fa tesa. Secondo uno dei due poliziotti, l’uomo di origine macedone cerca di colpirlo con un pugno sulla soglia di casa, e lui reagisce spruzzandogli in faccia dello spray al pepe. Ma la versione della vittima è diversa: nega di aver tentato di colpire l'agente e sostiene che quest'ultimo ha usato lo spray unicamente per poter entrare in casa sua.

Una volta entrati nell'atrio del palazzo, gli agenti immobilizzano l'uomo e lo ammanettano. Cercano ancora il cellulare perquisendolo, ma non lo trovano. A un certo punto chiedono al 65enne di chiamare il suo amico in modo che il telefono squilli, ma lui si rifiuta. Gli agenti stessi compongono il numero del cellulare, ma nel frattempo l'uomo è riuscito a mettere il telefonino sulla funzione silenziosa, e dunque non squilla. Stando alla versione del 65enne, in quei momenti concitati, un poliziotto pronuncia frasi come “tu aiuti gli stranieri, sputi nel piatto dove mangi…”.

Poi i poliziotti chiedono rinforzi e sul posto arrivano altri sei agenti della Comunale, due dei quali in borghese. Alla fine i due uomini vengono portati al posto di comando della Comunale. Gli agenti sostengono che hanno commesso un reato, perché non si possono filmare interventi di polizia. Sempre stando ai denuncianti, volano altri insulti da parte degli agenti. Interviene a quel punto anche il comandante della Polizia di Locarno, Silvano Stern, che dopo aver assistito alle ingiurie proferite da un suo agente cerca di capire che cosa sia accaduto.

Intanto l'uomo di origine macedone viene nuovamente perquisito in un locale della centrale dagli stessi agenti che l'hanno fermato. Gli viene ordinato di spogliarsi completamente. Ma il telefonino non salta fuori. Il 65enne chiede nel frattempo al comandante di chiarire se deve considerarsi in stato di fermo. Ma non ottiene chiarimenti sulla sua posizione momentanea.

In seguito i due vengono portati alla Polizia cantonale, dove l'uomo di origine macedone consegna il cellulare con la registrazione delle scene iniziali: era abilmente riuscito a nsconderlo nelle mutande. Il filmato è ora agli atti dell’inchiesta.

Gli agenti, rappresentati dall’avvocato Andrea Bersani, si difendono accusando i due uomini di aver avuto fin dal primo momento un atteggiamento arrogante. Ben diversa è la versione delle vittime, rappresentate dall’avvocato Fulvio Pezzati. Per ora il procuratore Noseda, dopo aver condotto l’inchiesta e sentito le parti, ha promosso le accuse che abbiamo elencato all’inizio.

L'ultimo atto previsto dal magistrato prima della decisione finale sarà l'interrogatorio del comandante Stern, convocato come teste il mese prossimo.

emmebi

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