Dal Lugano al Chiasso, passando per il Locarno: squadre senza più velleità di classifica. Con il punto interrogativo del FC Ticino

di Paola Bernasconi
LUGANO - Dopo 22 turni (non per tutti, causa maltempo), sono due le squadre rimaste a contendersi la promozione in Super League: Vaduz e Sciaffusa. Il Vaduz non sfoggia calcio spettacolare ma fa del cinismo e della solidità difensiva i suoi punti di forza. Lo Sciaffusa, che ha messo sotto contratto Vonlanthen, paga in esperienza però ha dalla sua ha un Rossini che segna a ripetizione (cosa succederebbe però in caso di crisi personale?) e un ambiente che è descritto come ideale.
Il Lugano
Dal Servette in giù cinque squadre che non hanno più nulla da chiedere al campionato. Di esse fa parte il Lugano. I rimpianti a Cornaredo sono essenzialmente due: con Bordoli, fino conoscitore del calcio ticinese, dall’inizio dove sarebbe ora? L’altro, la sconfitta di Vaduz che ha di fatto chiuso il campionato di una formazione, che grazie alla serenità creata dal tecnico verzaschese non risente delle partenza di Sadiku e da lì ha inanellato due vittorie consecutive.
Senza più velleità di classifica, ora si potranno valorizzare i ticinesi Maffi, Tosetti (fresco di convocazione in U21), Forzano, Santillo, Guarino e soprattutto Bottani, promessa sinora non ancora del tutto sbocciata, oltre a capire con calma chi potrà far parte di un progetto futuro più ambizioso. Renzetti è da sempre in cerca di sostegno, che, come dichiarato, potrà arrivare da italiani residenti nel cantone.
Il Football Club Ticino
Una strategia del tutto diversa da quella del FC Ticino, a cui Chiasso, Lugano e Bellinzona sono palesemente contrari. L’ultima assemblea ha portato a poche novità: quella, scontata, del nome, e la disponibilità degli stadi di Bellinzona e Locarno, oltre ad avere esteso la sottoscrizione popolare: segno forse che l’adesione non è ancora all’altezza di quanto sperato?
Il Chiasso
Chiasso e Locarno hanno però altri problemi, quelli legati alla salvezza. I rossoblu credevano col terzo cambio in panca di aver svoltato. Si è effettivamente ritrovata una formazione che, a specchio di Zambrotta e di Croci-Torti, lotta, ma parecchi sono i problemi che affliggono la squadra rossoblu, messi in luce dall'ultima sconfitta sonora, seppur determinata in buona parte dall’arbitraggio di Erlachner: attacco che si procura tante occasioni (ed è un passo avanti, dato che nelle gestioni Ramella e Komornicki ben raramente si tirava in porta) ma le spreca, difesa che dà il suo contributo in fase di realizzazione ma che soffre di amnesie, unite alla non migliore stagione di Capelletti.
Una grossa mano potrà arrivare dai gol e dalla fantasia del centrocampo, in cui sinora sempre positivo il nuovo arrivato Regazzoni. A lasciare fiduciosi, oltre al ritrovato spirito, il fatto che, secondo tempo col Servette a parte, i rossoblu se la sono giocata alla pari con tutte.
Il Locarno
Sta peggio il Locarno, che nel 2014 non ha ancora conquistato un punto. Che i giovani di Maccoppi siano maturati dalla scorsa stagione è innegabile, eppure una serie di ragazzi (in evidenza soprattutto il portiere Pelloni) guidati dall’esperto Maggetti non pare essere sinonimo di salvezza. E in Buess i locarnesi non hanno trovato quel bomber che cercavano e che Pacarizi continua a non essere, nel peggior attacco del torneo. In più, sebbene si ripeta di no, le incognite future pesano, eccome.
Se l’FC Ticino si farà, il Locarno ripartirà dalla Quinta Lega, e a poco servirà la mossa del Municipio di impedire alla futura compagine di Stefano Gilardi di giocare al Lido: la storia, si voglia o no, sarà cancellata. Che fine faranno i giocatori, non è dato sapersi, visto che di progetti tecnici i promotori del club unico non parlano.
La speranza delle due ticinesi è, oltre migliorare i propri difetti, che la cura Sforza non rivitalizzi il Wohlen, e perché no, che un calendario ingolfato dai due recuperi (tra cui uno fondamentale col Locarno) si facciano sentire nelle gambe degli argoviesi.