Il broker di origini romane lavorava per la cosca di Giuseppe Pensabene, che in Brianza aveva creato una banca clandestina finanziata da attività di riciclaggio e usura. Ha abitato per quattro anni a Savosa, facendo anche da spallone fra Italia e Svizzera

LUGANO – Si spinge fino in Ticino, a Savosa, la maxi-inchiesta per riciclaggio di denaro legato ad attività della ‘ndrangheta che martedì ha portato in Lombardia all’arresto di numerosi membri della cosca del boss Giuseppe Pensabene: 20 i provvedimenti restrittivi in carcere e 19 ai domiciliari. Tra questi anche un 37enne broker romano che ha vissuto per quattro anni a Lugano, come si legge oggi su LaRegione. Notizia che però era già stata anticipata negli scorsi giorni dal Giornale del Ticino, che ha rivelato pure l'identità dell'uomo domiciliato a Savosa.
L’ “avvocato”, così veniva soprannominato dal clan, viveva a Milano, ma possedeva un appartamento a Savosa. Per gli inquirenti, il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, che ha coordinato le indagini della Direzione distrettuale antimafia con il pm Giuseppe D’Amico, ha avuto un ruolo centrale nelle attività del clan costituendo alcune società con sede a Lugano per il riciclaggio di denaro, garantito anche grazie a sue personali conoscenze nella sfera della consulenza societaria. Insomma, l’uomo aveva un ruolo attivo nelle attività dell’organizzazione, per cui ha creato un sistema di scatole cinesi a protezione dei capitali illeciti e per cui ha agito anche come ‘spallone’: in un’occasione avrebbe portato in svizzera 173mila euro, frutto delle attività mafiose.
L’uomo si trova ora nel carcere di massima sicurezza di Opera con l’accusa di partecipazione ad associazione mafiosa, concorso in reati di usura, estorsione, esercizio abusivo di attività creditizia e intestazione fittizia di società e di beni.
La cosca di Pensabene aveva infatti organizzato una vera e propria banca clandestina della Brianza in un tugurio (un monolocale senza finestre o servizi) di Seveso, comune brianzolo nella provincia di Monza. Nell’attività di usura erano finiti molti imprenditori vittime dei prestiti a tassi impossibili, ma anche imprenditori collusi che si affidavano alla cosca per evadere le tasse, ottenere ‘capitali freschi’ o creare fondi neri.
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Milano e durate tre anni, hanno permesso anche di filmare quanto avveniva negli uffici della ‘banca’, documentando le numerose attività illecite, nonché le intimidazioni e le violenze cui andava in contro chi non riusciva a pagare.