Questa mattina in conferenza stampa Fulvio Pelli, presidente del Cda, e Bernardino Bulla, presidente della Direzione generale, hanno presentato le cifre del 2013 della banca cantonale. In aumento il versamento al Cantone e +3.4% utile netto

BELLINZONA – C’era attesa in merito alla conferenza stampa di stamane organizzata da Banca Stato per presentare i risultati annuali. All’Auditorium di Bellinzona Fulvio Pelli, presidente del Cda, e Bernardino Bulla, presidente della Direzione generale, hanno snocciolato cifre e indicatori confortanti, per un 2013 chiuso con una crescita dell’utile netto in un momento non proprio favorevole.
Il primo a prendere la parola è stato Pelli che brevemente ha contestualizzato in 4 punti gli avvenimenti importanti che hanno caratterizzato l’anno appena trascorso: l’aumento di capitale da 90 milioni (totale a 200) deciso dal Gran Consiglio, la partecipazione in Axion Swiss Bank portata dall’80 al 100%, l’implementazione e la migrazione sul nuovo sistema informatico, operativo dal 1 aprile, e i buoni risultati e la crescita consolidata.
“Nonostante l’incertezza che regna nel private banking, data dalla crisi globale e dai problemi del nostro vicino italiano, e la sempre crescente pressione da parte di Berna e degli organi di vigilanza, che vogliono sempre maggiori mezzi propri, è confortante e oculato l’aumento di capitale effettuato, nonostante metà dell’importo sia stato proprio destinato alle cresciute esigenze di vigilanza” ha affermato l’ex Consigliere nazionale Plr. Pelli ha anche sottolineato la tendenza futura che prevede di amministrare capitali sempre più 'fiscalizzati'.
La parola è passata poi al presidente della Direzione generale Bernardino Bulla, che ha passato in rassegna le voci del bilancio, del conto economico, degli assets e ha commentato i principali indicatori.
In particolare emerge la crescita di utile lordo (52,72 mio, +7,4%,) e utile netto (41,77 mio, +3,4%) e il totale della cifra di bilancio che per la prima volta supera i 10 miliardi.
I costi di esercizio sono invece aumentati lievemente (+1,4%), soprattutto a causa, come ha spiegato Bulla, degli accantonamenti dovuti allo US programm, l’assistenza “fiscale” negli Stati Uniti, e all’ammortamento del vecchio sistema informatico prossimo al pensionamento. “Contenti della stabilità, avremmo preferito farli diminuire, ma non si può proprio tutto” ha commentato il presidente.
Per quanto riguarda la notevole crescita delle attività Bulla ha spiegato che se certamente alcuni dei meriti vanno attribuiti all’istituto, la difficile situazione generale e le restrizioni in tema di vigilanza hanno spinto tante banche a “tirare il freno a mano”, che ha contribuito a rinforzare la crescita di Banca Stato. Crescita spinta anche dall’operazione “AET”, che però rimane un’operazione una tantum. “I maligni ci acccusano di ramassare tutto quello che le altre banche non vogliono, ma non è così: il 95% delle nostre ipoteche sono infatti di primo rango.” Sempre sulle ipoteche Bulla ha identificato il maggior rischio per il futuro non nella paventata “bolla” immobiliare, ma piuttosto nella disoccupazione galoppante.
Buone notizie anche per la politica, il versamento al Cantone nel 2013 è stato superiore di quasi 1 milione rispetto all’anno precedente, attestandosi a 29,68 milioni.
Nonostante la depressione dei tassi si è avuta una crescita anche nelle operazioni sugli interessi (+3%).
Continua invece il crollo delle obbligazioni di cassa, strumento finanziario ritenuto ormai desueto e in declino.
Sul fronte del personale si registra una crescita dei costi pari a circa 1 milione, dovuta soprattutto a due nuove attività intraprese dalla banca nel 2013: la negoziazione con i professionisti dei biglietti di banca e l’entrata nel settore del commercio delle materie prime, settore molto presente a Lugano, ma orfano delle grandi banche che si stanno orientando su Ginevra e Zurigo.
La crescita di circa un milione degli accantonamenti è attribuibile in larga misura sempre al “programma americano”, che ha richiesto la messa in riserva di 6 milioni di dollari.
Confermato il punto debole rappresentato dall’indicatore cost/income, che illustra il rapporto tra costi e ricavi e che, seppur migliorato, è attualmente fermo al 62,4%, a fronte di una media delle banche cantonali svizzere pari al 55%.
“Senza lo US programm il risultato netto sarebbe stato eccezionale!” ha concluso su BS Bernardino Bulla, prima di passare brevemente in rassegna anche i conti della controllata, ora al 100%, Axion Swiss Bank. In questo caso la nota lieta rimarcata maggiormente riguarda gli assets management, che aumentano nonostante la crisi del private banking. La flessione dell’utile lordo (-5%), comunque in presenza di una crescita di quello netto (1,9 mio, +2,7%), è attribuibile all’assunzione di due nuovi private banker, in quanto “prima arrivano i costi e poi, si spera, i ricavi” ha aggiunto Bulla.”
Infine, sollecitati, Pelli e Bulla si sono espressi sulle prospettive future della banca cantonale ticinese, sui problemi con la quale è confrontata e sull’evoluzione del mercato immobiliare.
Fulvio Pelli ha insistito sulle difficoltà dovute alle crescenti richieste in materia di vigilanza, che frenano lo sviluppo perché richiedono sempre maggiori mezzi propri: “Vogliamo continuare a crescere e dobbiamo quindi aumentare i mezzi propri, ne discutiamo e ne discuteremo con il Cantone. Cresceremo, ma con qualità” ha spiegato.
Sul fronte Italia Pelli ha invece affermato che “purtroppo non si intravede, a differenza di altri paesi, una strategia di regolarizzazione dei capitali intelligente che andrebbe anche a nostro favore, perché entro 2-3 anni lo scambio automatico sarà realtà e i capitali che non saranno stati regolarizzati provocheranno perdite per tutti. Al momento l’impressione è che i negoziati siano eterni” ha concluso.
Bulla si è invece espresso sul “raffreddamento” del mercato immobiliare ticinese, identificandone due principali cause: “La situazione del Paese dopo il voto del 9 febbraio è sospesa e anche all’estero, in particolare in Italia, molte persone sembrerebbero ‘in stallo’ in attesa di capire se la Svizzera rimarrà un posto accogliente e conveniente, al quale si va ad aggiungere anche il rialzo dei tassi per i globalisti, che scoraggia diversi stranieri a comprare in Ticino. Il secondo problema è invece tutto interno: tanti ticinesi si sono spostati sul territorio verso nord per trovare prezzi più accessibili, ma ora anche lì i prezzi sono saliti ed è quindi normale un ‘plafonamento’ del mercato”.
“L’elemento principe rimane comunque la scarsità dei terreni, che determinano e ne fanno aumentare il prezzo” ha concluso Bulla.
DL