CRONACA
I ticinesi? “Sono una via di mezzo tra un autistico e la Regina Elisabetta, chiusi e xenofobi”
Sentenza di Emmanuele, un ingegnere italiano traferitosi da poco più di mezzo anno a Lugano che dalle pagine del suo blog descrive la sua amara sorte in barbara terra straniera popolata da sadici egoisti ricconi. Ecco come ci vede

LUGANO – Si dice che scrivere sia terapeutico, concetto che Emmanuele, un ingegnere italiano traferitosi da poco più di mezzo anno in Ticino, deve aver fatto suo sfruttando le pagine del proprio blog per metabolizzare il duro impatto con la realtà locale e i suoi abitanti, gente la cui spontaneità è paragonabile a “una via di mezzo tra un autistico e la Regina Elisabetta”.

Il velato sarcasmo di queste prime righe sarà più chiaro leggendo come si apre la lunga, decisamente lunga, pagina di diario in cui il nostro esule descrive la sua amara sorte in barbara terra straniera: “Vivamo da sei mesi in Ticino – l’ “articolo” è di dicembre –, io e famiglia. Abbiamo avuto modo di osservare, parlare, interagire con questa gente.
Mi sento disilluso. E perciò sento di volermi fare un regalo e appendere in rete, come una locandina, la mia opinione, spero zeppa di luoghi comuni, pessimista quanto si voglia, riguardo a questa gente che tengo alla larga e di cui faccio un sol fascio come l’erba proverbiale. Viviamo da sei mesi nel paese dei ricchi. Nel paese neutrale, nel paese delle guardie vaticane. Il paese delle banche, delle società anonime, il paese dei cantoni, il paese pulito, ordinato, il paese inaccessibile ai poveri. Un sogno? Bah, speriamo di svegliarci presto, allora”.

Ed ecco poi che il disilluso parte a sciorinare una lunga lista di aggettivi a descrizione del ticinese DOC. Ne riportiamo un assaggio, giusto per far comprendere al lettore il tenore di queste righe: “Sono puntigliosamente onesti, squadrati, materialisti, ricchi, destrorsi, nazionalisti, silenziosi, malpensanti, benparlanti, intolleranti, tolleranti, riservati, ristretti di vedute, industriosi, pessimisti, noiosi, scrupolosi, asettici, montanari, taciturni, molto taciturni. Ligi ai regolamenti, obbedienti, patriottici, xenofobi, ostinati, banali, invidiosi, invidiati, ostinatamente tradizionalisti, individualisti, accurati, efficienti, privi di humour inglese, privi di humour italiano, privi di humour qualsiasi. Meticolosi, inibiti, pignoli, ortodossi, convenzionali, senza fantasia, sorridenti, puntuali, pallidi, schivi, solitari, vigili, egoisti (l’ho ripetuto? se è così repetita iuvant)…”

Descritto il carattere, Emmanuele dedica poi ampio spazio a un’analisi delle nostre abitudini: dalla venerazione del silenzio ai rapporti di vicinato, dal nostro sistema sanitario alla gestione degli asili nido: “Il sadismo emerge già nell’atteggiamento verso i bambini di due anni. Quando porto mia figlia all’asilo gli educatori non mancano di farla scoppiare a piangere nel momento in cui cerco di defilarmi in maniera indolore, additandomi e dicendo a gran voce “Guarda! Tuo padre va via! Salutalo, digli ciao! Fai ciao con la manina mentre TUO PADRE SE NE VA VIA!”. A quel punto ovviamente la bimba si spaventa e scoppia in lacrime. Perché un comportamento così? Domanderete voi. E’ controproducente. Invece sembra proprio quello ciò che vogliono. La giustificazione della direttrice a questo modo di fare è che “è importante che i bimbi affrontino queste cose, anziché dissimularle.”

Pretendono che i bambini siano “grandi” a due anni? Se non è sadismo questo. Forse è con traumi precoci di questo tipo che un bambino normale diventa un ticinese doc”.

Forte della sua analisi socioculturale, il blogger si lancia poi anche in previsioni nefaste sul futuro della ‘nostra gente’. Premettendo che il mondo è prossimo a un profondo e radicale cambiamento che richiederà un certo dinamismo nell’adattarsi alla nuova situazione globale, Emmanuele si domanda: “che fine faranno e come si comporteranno le società così chiuse come quella svizzera, in un tale scenario? Raccoglieranno i frutti del lavoro altrui come già fatto in precedenza, selezionando e adattandolo al loro modo discriminante di vedere il mondo, oppure potremo sperare in una qualche rivoluzione culturale profonda, che trasformi un poco le montagne senz’anima di questo paese?
Per ora, se le rivoluzioni vengono da fuori, il dibattito politico qui è profondamente incentrato sulla chiusura all’immigrazione. Speriamo non si chiuda anche l’immigrazione di idee”.

Difficile immaginare come il nostro non sia riuscito ad integrarsi… ma tant’è ed Emmanuele dalla sua esperienza luganese può solo trarre la conclusione che “il Ticino non è affatto il paese del benessere, quanto piuttosto la roccaforte del tanto-avere.
- Cosa ho trovato: vocazione al lucro, a guadagnare (e sprecare) il surplus con ostentata dedizione.
- Cosa non ho trovato: amicizia, senso di condivisione, spontaneità, libertà.
In Svizzera la cordialità la si sperimenta negli alberghi a cinque stelle, e l’empatia è una merce che si scambia solo tra appartenenti alla medesima cittadinanza. In Svizzera si raggiunge il perfezionismo nel superfluo (lusso, consumismo, ricchezza materiale) mentre si sente la mancanza del necessario, della comunità, del senso di socialità, dell’amicizia e della voglia di fraternizzare e di passare il tempo insieme”.

 

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