Il direttore della Medicina legale di Varese smentisce le accuse contenute nella denuncia sporta dalla madre del legale: “Nelle nostre autopsie viene tutto repertato e messo a disposizione delle indagini. Queste sono le procedure”

VARESE – "Le nostre autopsie sono decise sempre dall’autorità giudiziaria. Viene tutto repertato e messo a disposizione delle indagini", così il direttore della Medicina legale dell’ospedale di Varese Mario Tavani risponde ai dubbi sollevati attorno alla morte di Daniele Borelli, il notaio trovato impiccato nella sua casa di Lugano il 5 dicembre 2011.
Il caso di Borelli, la cui morte fu archiviata come suicidio, è stato riportato agli onori della cronaca dal Fatto Quotidiano che domenica ha ricostruito la vicenda e le conclusioni cui giunge la denuncia sporta dalla madre dell’uomo (vedi articolo allegato).
Intervistato da VareseNews, Tavani smentisce su tutta la linea le accuse contenute nella denuncia che la madre di Borelli ha sporto contro i due medici dell’ospedale di Varese che hanno effettuato, secondo la donna, una autopsia troppo frettolosa, irrituale e in seguito a cui sarebbero anche scomparsi alcuni organi dalla salma.
"Si tratta di fatti che non conoscevo – specifica Tavani – noi effettuiamo 400 autopsie all’anno e tutte seguono procedure scrupolose. I visceri vengono da noi conservati a catalogati, e sono sempre a disposizione delle indagini. Queste sono le procedure".
"Noi eseguiamo le autopsie anche per le autorità svizzere perché l’ospedale di Varese ha una regolare collaborazione – aggiunge –. Ma non possiamo fare nulla senza l’ordine delle autorità giudiziarie. Il nostro lavoro è rigidamente soggetto agli ordini che ci danno i magistrati, che siano italiani o svizzeri, ogni altra considerazione è superflua".