CRONACA
Sei un’azienda Svizzera e vuoi partecipare agli appalti di Expo2015? Ecco il “mare” di documenti che devi presentare
Sul sito del Cantone è possibile scaricare un vademecum che aiuta le aziende ticinesi a prendere parte agli appalti in vista di Expo15 a Milano. In un fiume di documentazione emerge una costante: la quantità di carta

MILANO/BELLINZONA – “La normativa italiana in materia di appalti pubblici è molto complessa tuttavia ciò non deve scoraggiare le imprese svizzere interessate a partecipare agli appalti pubblici italiani.” È questa la conclusione, o sarebbe meglio dire esortazione, che si incontra dopo aver letto il vademecum per le imprese svizzere intenzionate a partecipare ai bandi pubblici d’oltreconfine, in particolare a quelli di EXPO2015. Ed è proprio la quantità di carta e documentazione che quasi naturalmente spaventa ogni imprenditore. 

La guida è scaricabile sul sito del Cantone (qui) ed è stata preparata dallo studio legale Damonte di Genova e porta la firma dell’avvocato Roberto Damonte. 

Dopo un’introduzione storica sulla complessa legislazione italiana in materia di appalti, che è figlia della legislazione postunitaria (1865) e della disciplina di contabilità generale di Stato degli anni ’20, e una prima carrellata di documenti e di spiegazioni sulle condizioni previste per le imprese italiane, il compendio prende in esame un caso concreto di bando e lo declina nell’ottica della partecipazione di un’impresa Svizzera, che farà sicuramente la gioia dei venditori di stampanti. 

I requisiti generali
Accanto ai classici documenti da produrre, come quello relativo ai fallimenti, al casellario giudiziale, al registro della camera di commercio o all’attestazione della mancanza di infrazioni in ambito di commesse pubbliche, ne spuntano però altri 6 per i quali non esiste l’equivalente in Svizzera, come ad esempio il rispetto della normativa sull’assunzione di personale disabile, oppure l’assenza di reati pendenti o provvedimenti restrittivi specifici, e qui cominciano i problemi che la guida prova appunto a dissipare. Nel documento è infatti spiegato come ovviare a tali “mancanze”, con anche degli esempi di testo da inserire negli appositi formulari in modo da giustificare l’assenza dei documenti richiesti. 

I requisiti speciali
Si passa poi ai requisiti definiti come speciali, ai quali gli imprenditori ticinesi devono prestare particolare attenzione, “dal momento che in Svizzera non vige un sistema di qualificazione generale alla stregua, invece, di quanto previsto in Italia con le attestazioni SOA.”

La lista di carta da produrre a questo punto si allunga ulteriormente, richiedendo agli imprenditori nostrani una collezione di altre 5 richieste, che a volte al loro interno contengono implicitamente e naturalmente altri documenti. Ve ne facciamo un breve elenco a titolo esemplificativo: 

- almeno due referenze bancarie
- ultimo bilancio approvato, depositato e riclassificato secondo le direttive europee (ove applicabile) 
- dichiarazione IVA annuale
- documentazione comprovante: l’esecuzione di lavori (di qualsiasi genere) non inferiore alla somma della classifiche complessivamente richieste per le categorie nei quali si compone l’opera (vedi punti XIV e XV dell’Appendice), l’esecuzione di lavori analoghi non inferiori al 90% della corrispondente classifica, l’esecuzione di un singolo lavoro, in ogni singola categoria inclusa nell’appalto, di importo non inferiore al 40% per cento dell'importo della qualificazione richiesta, ovvero, in alternativa, di due lavori, nella stessa singola categoria, di importo complessivo non inferiore al 55% per cento dell'importo della qualificazione richiesta, ovvero, in alternativa, di tre lavori, nella stessa singola categoria, di importo complessivo, non inferiore al 65% per cento dell'importo della qualificazione richiesta (per ciascuno lavoro dovrà essere prodotta copia del contratto e dal certificato di esecuzione lavoro o documento equipollente come, ad esempio, la/e ricevuta/e di pagamento.
- dichiarazione dei redditi e libro dei cespiti corredata dalla certificazione relativa alla quota riferita all’attrezzatura tecnica.

A tale documentazione dovrà essere unita dichiarazione che spieghi l’inesistenza in Svizzera di un sistema di qualificazione generale per le imprese. 

La normativa antimafia
Tutto qui?  Non proprio. Una volta preparata l’ingente mole di documentazione toccherà poi confrontarsi con la normativa antimafia, introdotta dal nuovo Codice antimafia in vigore dal 2011. 

“La normativa – si legge nel testo – impone agli enti pubblici (incluse le società controllate dai medesimi), prima di stipulare, approvare o autorizzare contratti di lavori, servizi e forniture d'importo superiore a 150.000 euro, di acquisire la documentazione antimafia, costituita - a seconda delle fattispecie di contratto - dalla comunicazione antimafia oppure dall'informazione antimafia”. 

A prescindere dalla tipologia del soggetto giuridico aggiudicatario, la verifica andrà comunque effettuata sulle persone del direttore tecnico e del legale rappresentante dell’azienda. 

Insomma un mare di carta nel quale navigare e districarsi, non certo senza fatica e impossibile da affrontare senza la rotta impartita dalla guida. Ma se per gli appalti generali di EXPO2015 le notizie non sono certo confortanti, rimangono sempre accessibili i lavori riguardanti i padiglioni nazionali che, per l’attribuzione dei relativi appalti, fanno riferimento alle rispettive legislazioni nazionali. 

dielle 

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