La vedova dell’artista che nel 1985 donò a Lugano la collezione di arte etnica e tribale su cui si fonda il museo: “C’erano precise condizioni, oggi non rispettate. Senza spazi all’altezza, la donazione può essere rimessa in discussione”

LUGANO – A Lugano, oltre a Villa Heleneum, in vendita potrebbe finirci anche Villa Saroli, ora sede del Dicastero Attività Culturali.
È quanto ha dichiarato la municipale Giovanna Masoni Brenni in una intervista rilasciata al Giornale del Popolo, chiarendo però che “tutto resta aperto e possibile”. Se ancora nulla di certo si sa sulla possibile destinazione futura della villa, un punto fermo però c’è, ha assicurato Masoni Brenni: il parco resterà pubblico.
L’ipotesi di rinunciare a Villa Saroli non è però nuova. Già nel 2004, in vista degli investimenti per il LAC, era stata ipotizzata una possibile cessione della Villa, costruita a inizio Novecento da Adolfo Enderlin e acquistata dalla Città nel 1961 al prezzo di quasi 5 milioni. Per rendere effettiva la decisione però, la proposta dovrà ancora ottenere l’approvazione del Municipio e del Consiglio comunale. E, non da ultimo, trovare un acquirente disposto a pagare fior fior di milioni.
Cosa che per il momento non è. Se infatti per Villa Heleneum sul banco ci sono già due offerte, tra cui quella di una baronessa russa che vorrebbe trasferirvi la propria collezione d’arte (come riferito da Teleticino), per Villa Saroli il discorso è ancora in fase preliminare e tutto da definire.
E proprio sulle sorte di Villa Heleneum e sul Museo delle Culture che ospita, un’altra importante voce si è aggiunta oggi al coro di voci e polemiche che circondano la vendita dell’edificio e il futuro del museo che ospita.
Dalle righe di Ticinonline infatti, si esprime anche Marlyse Haller Brignoni, la vedova dell’artista che nel 1985 donò a Lugano la collezione di arte etnica e tribale su cui si fonda il museo.
Madame Brignoni oltre a esser molto critica sul presente del museo, ha anche le idee molto chiare sul suo futuro: prestare i pezzi più importanti e vendere il resto.
La vedova sottolinea che già a oggi la donazione potrebbe esser rimessa in discussione: l’atto di cessione prevedeva infatti che tutti i pezzi fossero esposti, “nulla doveva finire nei sotterranei come invece è accaduto”. Se per la futura collocazione non si trovano spazi all’altezza quindi, “la donazione può essere rimessa in discussione”.
E inoltre, Madame Brignoni, che, come chiosa Tio, non nasconde di non esser in piena sintonia con l’attuale direttore F.C. Campione, ipotizza una soluzione ancora più drastica per il futuro della collezione: “I pezzi più preziosi della collezione andrebbero prestati al Musée du quai Branly a Parigi. Tolti questi oggetti, che resterebbero comunque di proprietà di Lugano, tutto il resto andrebbe venduto con questa ripartizione: 50% alla Città per sostenere l’arte, 25% alla Fondazione Brignoni e 25% per organizzare le mostre di mio marito Serge. Oggi sono molto delusa... mais attention je suis toujours Madame Brignoni”.
‘Affaire à suivre’ è proprio il caso di dire.