CRONACA
Stauffacher: “Per risollevare il turismo, il segreto è prendere i visitatori per… la gola”
L’ideatore di Sapori Ticino, racconta la nascita della manifestazione. Protagonista dell’edizione 2014 è la Swiss Deluxe Hotels, nelle cucine ticinesi dell’alta gastronomia sfileranno così un totale di 10 stelle Michelin e oltre 240 punti Gault&Millau

LUGANO – Dal 6 aprile all’11 maggio 2014, il meglio dell’hotellerie svizzera incontra S. Pellegrino Sapori Ticino, la manifestazione che da otto edizioni lavora con passione per far conoscere e diffondere l’enogastronomia di qualità e il territorio ticinese.

Con ieri si sono concluse le conferenze stampa seguite da due serate di gala che anticipavano l’evento in Ticino, tenutesi al Widder Hotel di Zurigo il 17 marzo e al Lausanne Palace & Spa di Losanna il 19 marzo, dove gli Chef ticinesi sono stati i veri protagonisti. E a partire dal 6 aprile, vero inizio della rassegna, le parti si invertiranno portando in Ticino otto Chef dei 38 più prestigiosi 5 stelle svizzeri. L’edizione 2014 di San pellegrino Sapori Ticino nasce infatti dalla collaborazione con la Swiss Deluxe Hotels, associazione che raggruppa le eccellenze dell’hotellerie svizzera. Nelle cucine ticinesi dell’alta gastronomia sfileranno così un totale di 10 stelle Michelin e oltre 240 punti Gault&Millau. (Il programma in dettaglio è consultabile al sito www.sanpellegrinosaporiticino.com)

Chiediamo quindi a Dany Stauffacher, event manager di S. Pellegrino Sapori Ticino e ideatore della rassegna, come nasce questo ambizioso progetto che, dal 2007, ha saputo nei suoi otto anni di esistenza dare con successo grande risalto all’enogastronomia di alto livello in Ticino.

“L’idea – ci racconta – è nata soprattutto dalla constatazione che l’alta gastronomia non ha vita facile. Per paradosso guadagna molto più una buona pizzeria rispetto a un ristorante stellato. Quest’ultimo anche solo a livello di materie prime, richiede un investimento notevole. Vedendo questa situazione di difficoltà, abbiamo provato a creare qualcosa che desse uno stimolo a questo settore riaccendendone l’interesse anche fra i turisti. E devo dire che un po’ ci siamo riusciti”.

Turismo è proprio una delle parole chiave del progetto. Stauffacher si dice infatti convinto che ‘prender per la gola’ il turista potrebbe essere la vera chiave di volta per stimolare le persone a trascorre le loro vacanze nel nostro territorio: “Quando una persona va in vacanza per prima cosa sceglierà ovviamente dove andare, in base anche alla bellezza del luogo. Ma io rimango convinto che in questa scelta un grande ruolo lo giochi anche il capire se nel posto prescelto si mangia bene. E allora, partendo da questo presupposto e sapendo che in Ticino tradizionalmente si mangia, e si beve anche, molto bene, si può utilizzare l’enogastronomia come una delle risorse per portare turisti nel nostro Cantone”.

Per Stauffacher per risollevare il turismo in Ticino non basta puntare solo sulla sua “indiscussa bellezza paesaggistica”. L’ invito generale è allora quello di continuare sì a lavorare per valorizzare il territorio, ma senza dimenticarsi di valorizzarne, più di quanto fatto finora, anche i prodotti, e quindi la cucina, che il Ticino è in grado di offrire. E in questo senso Sapori Ticino ha deciso di occuparsi del segmento medio-alto:

Una scelta, fa notare Stauffacher, “non dettata da snobismo. Abbiamo un territorio stupendo e siamo in grado di presentare a più livelli cose di qualità. Ognuno ha però il suo segmento, ed è importante quindi lavorare per sviluppare i diversi ambiti della cucina in modo da offrire un’offerta più variegata possibile in grado di soddisfare tutti i palati e le esigenze”.

“Noi siamo attivi nel comparto della cucina di alta qualità – spiega ancora –. Ma la qualità è anche in piatti tipici come la polenta e il brasato. Riguardano però un diverso segmento del turismo rivolgendosi a un altro genere di clientela e ambiente. Sono piatti che si trovano, e reputo importante sia così, nei ristoranti tipici come i nostri grotti. L’alta cucina si concentra invece sull’eccellenza delle materie prime senza essere necessariamente legata al territorio o alla sua tradizione, e non si tratta di fare gli snob. I grotti non potranno mai offrire i piatti dell’alta cucina stellata e se noi andassimo ad attingere dal loro settore, mi sembrerebbe di fare un’operazione di cannibalismo”.

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