Infuria in Lombardia la polemica dopo l’arresto di Antonio Rognoni, direttore generale di Infrastrutture Lombarde, controllata della Regione, per irregolarità negli appalti. Nel mirino anche i lavori dell’EXPO

MILANO - Inchieste, arresti e appalti truccati. Mentre in Ticino si scalda, non senza polemiche, il dibattito sul credito da 3,5 milioni che il Governo vorrebbe destinare ai progetti ticinesi in vista dell’esposizione universale (leggi articolo correlato), in Lombardia la discussione è ben più pesante, con risvolti penali e un arresto “illustre”. E mentre la procura, che ha individuato 68 capi di imputazione, procede con gli arresti il commissario straordinario Giuseppe Sala dichiara: “Dobbiamo salvare l’Expo. Non posso essere lasciato solo”.
Giovedì sono infatti scattate le manette per il direttore generale di Infrastrutture Lombarde, l’azienda a controllo pubblico della Regione Lombardia. A suo carico sono mosse le accuse di turbativa d’asta e truffa, in riferimento a diverse irregolarità nell’attribuzione degli appalti. In manette è finito anche il capo dell’ufficio gare e appalti della società operativa “Infrastutture lombarde società per azioni” (Ilspa) Pierpaolo Perez, mentre sono stati disposti gli arresti domiciliari per quattro avvocati, un dirigente della società regionale e un ingegnere.
L’inchiesta
Infrastrutture Lombarde si occupa della realizzazione di opere come ospedali, scuole ma anche il nuovo Pirellone, ed è incaricata di conferire consulenze e assistenze legali stragiudiziali e assistenza tecnica-amministrativa per lavori legati a Expo, con investimenti previsti per 11 miliardi.
L’indagine, scattata in seguito alla denuncia di un imprenditore escluso da alcuni appalti, contesta agli indagati i reati di associazione a delinquere, turbativa d’asta, truffa alla Regione e falso: tra il 2008 e il 2012 appalti truccati, concessioni di consulenze senza gara, falsificazione di documenti. Per quanto riguarda l’esposizione universale sarebbero almeno due gli appalti truccati.
Il dg Rognoni, già sotto inchiesta 5 anni fa in un procedimento che è stato poi archiviato, in gennaio si era dimesso dalla carica di dg proprio per l’inchiesta sull’appalto relativo a Expo 2015.
Lo scontro Maroni – Pisapia e la “solitudine” del commissario straordinario Sala
Le rivelazioni portate a galla dall’inchiesta e gli arresti hanno scaldato gli animi meneghini, soprattutto tra le due più alte cariche coinvolte nell’organizzazione dell’EXPO: il sindaco di Milano Giuliano Pisapia e il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni.
È proprio tra loro due che ieri si è consumato lo strappo, come riporta il Corriere della Sera, nel vertice straordinario organizzato insieme al commissario straordinario di Expo Giuseppe Sala. Al termine dell’incontro era prevista una conferenza stampa “a tre”, ma ai microfoni si è presentato solo Sala.
“Ti avevo avvertito” è stato in sostanza il messaggio a Maroni del sindaco Pisapia, che avrebbe voluto l’allontanamento di Rognoni già da tempo. “Non siamo qui a fare processi a nessuno e lasciamo che questo lavoro venga fatto dai magistrati. Non mi faccio commissariare da nessuno” la risposta piccata del governatore regionale. E lo strappo è servito.
Nonostante entrambi al termine dell’incontro abbiano confermato il pieno appoggio al commissario di EXPO, Sala in conferenza stampa è apparso piuttosto “abbandonato”, anche in virtù di quanto dichiarato: “Abbiamo continuato a ripetere che bisogna fare squadra. Adesso dobbiamo dimostrare di esserlo e ciascuno deve assumersi la propria responsabilità. Dobbiamo salvare l’Expo”.
Sala ha poi cercato di smorzare le polemiche viste le assenze di Maroni e Pisapia in conferenza stampa: “Non mi sento solo in questa avventura, perché non posso essere solo. Expo non è un evento che può essere realizzato da una sola persona con pochi collaboratori, questa non è l’Expo di Sala”.
Sala ha infine dichiarato che le inchieste non riguardano direttamente Expo e che “non ci sarà un’ora di ritardo nel cantiere”, ma anche ammesso il momento difficile: “Rognoni non aveva un ruolo definito anche se, grazie alla sua indubbia competenza, dava un supporto importante. La figura delicata è quella di Porro, il direttore dei lavori: e siccome questo ruolo dipende dal presidente Maroni gli ho chiesto di avere, già per la consueta riunione di lunedì mattina alle 8 in cantiere, la persona nuova che diventerà nostro riferimento” ha concluso il commissario.
red