CRONACA
La RSI al Mattinonline: “La polemica sullo spettacolo della Dandini è pretestuosa e infelice”
Rispondendo alle critiche, la RSI fa chiarezza sui costi di tvsvizzera.it che ha trasmesso ‘Ferite a morte’: “Su un fenomeno drammatico quale il femminicidio non dovrebbero esistere diversità di vedute basate su ideologismi e contrapposizioni”

LUGANO – La RSI, con un comunicato stampa diramato oggi, fa chiarezza sui costi del nuovo sito tvsvizzera.it, rispondendo alle domande poste dal Mattinonline negli scorsi giorni.

Nascita e costi di tvsvizzera.it

Il portale, online dal 30 gennaio 2014, spiegano, “è nato sulla scia di un atto parlamentare dell'ex Consigliere nazionale ticinese Fulvio Pelli e si inserisce a pieno titolo nella strategia del Consiglio federale volta a far conoscere sempre meglio la Svizzera, le sue culture, le sue peculiarità, il suo quadrilinguismo ai Paesi confinanti. Sino a ieri questa strategia era limitata al pubblico di lingua tedesca e francese, raggiunti grazie a collaborazioni regolari con la tv germanofona 3sat e con la francofona TV5. Con tvsvizzera.it anche il pubblico italiano e italofono nel mondo intero può ora accedere a parte della nostra programmazione, quella di cui RSI detiene i diritti”.

Per quanto riguarda i costi dell’operazione, “l’investimento iniziale di 1 milione di franchi (hardware, software e postazioni di lavoro) è stato finanziato per il 50% dalla Confederazione (Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle telecomunicazioni) e per l'altro 50% dalla SRG SSR. Dal 2014 il costo annuale di gestione è di 1.4 milioni di franchi, anch'esso suddiviso in parti uguali tra la Confederazione e la SRG SSR, che versa alla RSI le attribuzioni necessarie”.

Il caporedattore di tvsvizzera.it è Gino Ceschina. E la redazione fa capo al Dipartimento Informazione RSI. Il portale, aggiungono, dà complessivamente lavoro a 8.4 FTE (posti a tempo pieno): 5 sono i redattori, 3 gli incaricati della gestione del sistema e 0.4 il supporto.

La polemica su 'Ferite a morte' e la risposta della RSI

Le critiche sollevate dal Mattinonline si concentravano però sulla decisione di trasmettere lo spettacolo “Ferite a morte” di Serena Dandini, ripreso mercoledì scorso in diretta streaming da Ginevra dove è stato rappresentato al Palazzo delle nazioni Unite in occasione della 25esima Sessione dei Diritti umani. Lo spettacolo è incentrato su una serie di monologhi pronunciati, nell’immaginario della rappresentazione, dalle vittime di femminicidio. E a leggerli, per l’occasione, erano state chiamate personalità femminili note al grande pubblico come: Cecile Kyenge, Petula Clark, Ada Marra, Lara Gut e Maria Grazia Cucinotta oltre alle due ideatrici della rappresentazione, Serena Dandini e Maura Misiti.

E in particolare su due di queste personalità si concentrava l’attacco del Mattinonline: “Ada Marra e Cecile Kyenge invitate insieme a fare propaganda sinistroide e antisvizzera su un portale pagato dai contribuenti elvetici? Questa è la RSI”, scriveva il portale leghista mercoledì scorso.

Su questo punto, i toni della precisazione diramata dalla RSI si fanno più taglienti: “Ferite a morte è un progetto teatrale patrocinato dal Ministero italiano degli Affari esteri e sostenuto da importanti aziende pubbliche e private internazionali che, prima di Ginevra, ha toccato altre capitali e sedi istituzionali europee e americane, da Washington a New York, Bruxelles, Londra e Lussemburgo”.

“Considerata la portata dell’evento e il tema affrontato, quello del femminicidio, di drammatica attualità e di sicuro interesse per il pubblico – aggiungono –, la RSI ha deciso, in piena autonomia redazionale, di riprendere e diffondere la serata. Le osservazioni sulla scelta delle personalità femminili cui è stata affidata la lettura dei monologhi sono non solo rivolte all'interlocutore sbagliato (la serata è stata prodotta dal gruppo creazione eventi Mismaonda, non dalla RSI), ma anche pretestuosa e francamente infelice. Ribadiamo che su un fenomeno drammatico quale quello affrontato dalle due autrici Serena Dandini e Maura Misiti non possono e non dovrebbero esistere diversità di vedute basate su ideologismi e contrapposizioni, in questo caso, più che mai vetuste, fuori tempo e fuori luogo”.

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