L’impresa generale incaricata di gestire i lavori al nuovo centro culturale luganese, e i relativi subappalti, commenta le rivelazioni di liberatv e si dice all’oscuro di tutto

LUGANO – “Se e quando le irregolarità saranno dimostrate agiremo di conseguenza, ma non spetta a noi fare le inchieste”. È questa in poche parole la reazione di Stefano Ricci, responsabile dell’impresa generale COMSA, che abbiamo raccolto in seguito alle rivelazioni fatte da alcuni operai del cantiere del LAC, che accusavano due aziende di taglieggiamento e sfruttamento.
I dipendenti di due aziende italiane, una specializzata nella posa di marmi e l’altra in quella di piastrelle e con filiale svizzera, accusavano di pratiche illecite i propri superiori in Italia. Nel primo caso, quello dei marmi, ai lavoratori, una volta rientrati in Italia, veniva chiesto di restituire parte del salario oppure di lavorare gratis in cantieri italiani per compensare la differenza, tutto chiaramente in nero. L’azienda di piastrelle sembrerebbe invece che facesse lavorare in nero e a cottimo gli operai a Lugano, tramite fatturazioni false in Italia che facevano risultare gli operai su altri cantieri sempre oltreconfine.
Liberatv è a conoscenza del nome di una delle due aziende: si tratta della Ettore Bosisio Srl di Milano (pietre, marmi e graniti). Durante le scorse settimane abbiamo tentato invano di raggiungere telefonicamente l’azienda per raccogliere una reazioni alle pesanti accuse, ma purtroppo siamo sempre stati rimbalzati da chi era all’altro capo del filo, non riuscendo neanche una volta a parlare direttamente con il titolare.
Abbiamo pertanto preso contatto con la COMSA, impresa generale spagnola incaricata della gestione dei lavori dei relativi subappalti presso il cantiere del nuovo centro culturale.
Stefano Ricci, come commenta COMSA, responsabile dei lavori e quindi della concessione dei subappalti, le rivelazioni degli operai taglieggiati e sfruttati?
“Noi non ne sapevamo e non ne sappiamo niente, siamo venuti a conoscenza del caso leggendo il vostro articolo. Ad ogni modo visto che fate il nome della ditta aggiungo che per noi era immaginabile che si trattasse di loro perché non ci sono molte aziende che si occupano dei marmi sul cantiere.”
Dunque a voi non risultavano o risultano irregolarità?
“No, assolutamente, ripeto che sono venuto a conoscenza della fattispecie solo attraverso la lettura del vostro articolo.”
Dopo aver appreso del caso avete messo in atto qualche verifica?
“Che strumenti abbiamo per farlo? Noi l’unica cosa della quale siamo certi è che su suolo svizzero tutto risulta in regola, tutti i dipendenti sono assunti regolarmente e percepiscono il salario legale. Tutti i controlli in Svizzera dovuti dall’impresa generale sono stati fatti e non risultano irregolarità.”
Certo, anche perché le irregolarità, stando alle testimonianze, avvengono solo una volta che gli operai rientrano in Italia.
“Noi non abbiamo possibilità o strumenti per verificare in casi come questi, non siamo un organo di polizia. Tocca agli organi preposti fare i controlli, tra l’altro non sono stati pubblicati i nomi ai quali eventualmente avremmo potuto chiedere conto, anche se come già detto una delle due aziende era immaginabile per noi. Ad ogni modo a noi spetta verificare che tutti quelli che lavorano sul cantiere siano in regola con le leggi svizzere, e qui i controlli ci sono e tutto è regolare, ma fare le inchieste non spetta a noi.”
E qualora le accuse venissero confermate dalle autorità come vi regolereste?
“A quel punto certamente agiremo. Quando qualcuno formalmente ci comunicherà l’infrazione o il reato commesso, se la città di Lugano o la procura non lo so, ci saranno i motivi per rescindere i contratti e gli accordi in essere per inadempienza.”
dielle