CRONACA
La carica degli chef, il patron del Principe Leopoldo: “Rilanciare il turismo con l’enogastronomia? Abbiamo i numeri per farlo”
Entra nel vivo la rassegna gastronomica Sapori Ticino. Stoeckenius: “Uno dei punti di forza del Ticino è l’altissima qualità di materie prime e cucina”

LUGANO – La proposta, o meglio, l’invito era stato lanciato da Dany Stauffacher, event manager di San Pellegrino Sapori Ticino, e ideatore della rassegna culinaria che in questi giorni entra nel vivo (vedi articolo allegato e consulta il programma delle serate al link www.saporiticino.com/it/programma): per risollevare il turismo bisogna prendere i visitatori per la gola. Per Stauffacher infatti “nella scelta delle vacanze un grande ruolo lo gioca la bontà della cucina locale. E dato che in Ticino tradizionalmente si mangia, e si beve anche, molto bene, si può utilizzare l’enogastronomia come una delle risorse per portare turisti nel nostro Cantone”.

L’amore per la buona cucina è un fattore da sempre presente, l’invito di Stauffacher di non limitarsi solo alla valorizzazione del territorio, ma di andare oltre puntando di più sul nostro patrimonio culinario sembra perciò essere un buon punto di partenza per incoraggiare i turisti a visitare il Ticino. Approfondiamo quindi l’argomento con un esperto del settore enogastronomico, Reto Stoeckenius direttore dell'albergo Principe Leopoldo di Lugano, dove il ristorante, affidato allo chef Dario Ranza, sarà tra i protagonisti della rassegna.

Stoeckenius, attualmente la promozione turistica sembra concentrata più sulla proposta di un ‘Ticino da cartolina’, o su un turismo di tipo diverso, come quello congressuale. In questo quadro, crede che introdurre e sviluppare la proposta di un turismo enogastronomico possa risvegliare l’interesse dei vacanzieri?

“Sicuramente. Il turismo enogastronomico è per certi versi di nicchia, è solo una parte dell’intero settore. Che Lugano, per esempio, punti più sui congressi può starci, ma, con le carte che abbiamo, anche la gastronomia può dare tanto. Possiamo fare un confronto con la Toscana, che spinge molto sull’enogastronomia nella sua offerta turistica. Nella regione hanno certamente anche ristoranti stellati, ma il vero punto di forza e di richiamo è il sapere che in tutti i ristoranti si mangia bene. È con questa certezza che si può pensare di orientare la promozione turistica verso questo settore. Una destinazione infatti, per far sì che abbia successo, bisogna saperla posizionare correttamente valorizzandone i punti di forza ‘naturali’. E il turismo enogastronomico potrebbe essere anche in Ticino un fattore di successo, perché pure da noi abbiamo grande qualità anche nei ristoranti non stellati. Con il nostro contesto geografico poi abbiamo diversi prodotti e specialità unici, nonché materie prime di altissimo livello, soprattutto se confrontate con il resto dell’Europa. Questi fattori possono far sì che l’enogastronomia diventi un elemento di interesse per il turismo in Ticino”.

In Ticino poi abbiamo un vero e proprio pullulare di manifestazioni dedicate al mondo della cucina: da quella di alto livello come Sapori Ticino, a quella tradizionale come le molte rassegne gastronomiche che coinvolgono cantine, grotti e ristoranti tipici o le settimane dedicate ai piatti della tradizione come il capretto, la cazzoeula e tanti altri. Quale ruolo potrebbero giocare nell’ottica di uno sviluppo del turismo enogastronomico? 

“Sono molto importanti, perché veicoli per poter promuovere all’esterno la gastronomia ticinese rivolgendosi a un ampio ventaglio di pubblico. Le settimane tipiche sono ottime per attirare un pubblico più di vicinanza come quello svizzero tedesco o italiano, mentre manifestazioni come Sapori Ticino allargano ulteriormente la risonanza. Quest’ultima ha ogni anno ha un tema centrale diverso e per l’edizione 2014 prevede la collaborazione con gli chef degli Swiss Deluxe Hotel. In ognuno degli alberghi che partecipano si trova un catalogo di Sapori Ticino e diventa quindi un importante veicolo verso l’esterno, in grado di raggiungere un pubblico più distante”.

Di fronte alla crisi della piazza finanziaria, che ha alleggerito il Ticino di una importante componente del suo turismo, la chiave potrebbe essere quindi puntare su una rivalutazione del patrimonio autoctono del cantone.

“Sicuramente, ma questo sempre, non soltanto in tempo di crisi. Il valore del nostro comparto culinario, dei vitigni, delle cantine e delle rassegne gastronomiche è un fatto chiaro e sempre valido”. 

Con le carte a disposizione del Ticino, secondo lei quindi i numeri per fare dell’enogastronomia un fattore di richiamo del turismo ci sono.

“Secondo me sì. Posto che la Svizzera non sarà mai una destinazione di massa, innanzitutto perché è percepita come una meta cara, deve quindi puntare sull’autenticità e la qualità, elementi di cui disponiamo. C’è sempre stata grande attenzione verso la tipicità, ma oggigiorno, nell’era delle materie prime manipolate geneticamente o ormonate, l’interesse verso prodotti genuini è ancora più forte. Ed è per noi un’onda da cavalcare. Ho lavorato tanti anni all’estero e devo dire che materie prime con una simile garanzia di qualità non si trovano da nessun’altra parte al mondo. Questo, con la sensibilità che oggi la gente ha acquisito, è un fattore molto importante.”

 

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