Criticate soprattutto le scelte che indeboliranno gli ospedali di Valle e i futuri trasferimenti di reparti e collaborazioni con le cliniche private. E sul Civico e la clinica Santa Chiara: “Ci opporremo, nel caso anche con il lancio di un referendum”

BELLINZONA – La pianificazione ospedaliera 2015 non convince. A ribadirlo è il Partito Socialista che, con una presa di posizione firmata da Gina La Mantia, Marina Carobbio e Saverio Lurati, esprime le sue preoccupazioni sul progetto messo in consultazione dal direttore del DSS Paolo Beltrmainelli.
Tre per i socialisti i punti critici: la soppressione dei reparti di medicina di Faido e Acquarossa, nonché i cambiamenti previsti per i relativi pronto soccorso; il trasferimento dei reparti di neonatologia e di ginecologia dall’Ospedale Civico di Lugano alla clinica privata di Sant’Anna e il trasferimento di alcuni importanti servizi dal San Giovanni di Bellinzona all’Ospedale Regionale di Lugano.
Gli ospedali di valle
Pur riconoscendo la “necessità di disporre di un sufficiente numero di posti letto per la riabilitazione e per le cure post acute, anche a seguito dell’invecchiamento della popolazione”, il PS non condivide la “decisione di sopprimere completamente i reparti di medicina presso gli ospedali di Faido e Acquarossa”.
“Gli attuali reparti di medicina dei due ospedali periferici – scrivono – svolgono un ruolo importante per la presa a carico di patologie acute che non necessitano di interventi specialistici particolari. Sono apprezzati dalla popolazione delle valli, garantiscono posti di lavoro qualificati nelle zone periferiche e fungono da supporto all’attività del pronto soccorso che, a sua volta, è complementare all’attività dei medici indipendenti. Il venir meno di questi posti letto significherà il trasferimento di tutti i pazienti con patologie acute, che non necessitano di un ospedale altamente specializzato, all’ospedale San Giovanni di Bellinzona, dove i costi di ricovero - vale la pena ricordarlo- sono più elevati, causando inoltre tempi di attesa più lunghi o pressioni per accorciare le degenze dei pazienti ricoverati presso questo nosocomio”.
I Pronto Soccorso di Faido e Acquarossa
Questa scelta, aggiungono, “significherà però anche la fine dei Pronto Soccorso di Faido e Acquarossa, che saranno sostituti da non chiaramente definiti “centri di medicina d’urgenza”. Nelle valli ticinesi, come in molte altre regioni di montagna della Svizzera, la presenza di medici di base sul territorio è sempre più a rischio. In diversi cantoni si sono sviluppate delle forme di collaborazione tra i medici di famiglia e piccole strutture ospedaliere, alfine di garantire, nel contempo, l’offerta sanitaria alla popolazione e un futuro alla medicina di base.
In quest’ottica, aggiungono, “si inseriscono le decisioni prese a livello nazionale, in particolare il “decreto federale concernente le cure mediche di base” sul quale si voterà il prossimo 18 maggio, il cui obiettivo è quello di garantire un’adeguata presenza di medici di base su tutto il territorio nazionale, anche nelle zone più periferiche, e di rafforzare la medicina di prossimità a costi accessibili per tutti. La soppressione completa dei reparti di medicina nelle valli urta contro il principio di migliorare le cure di prossimità.
Trasferimenti di reparti e collaborazioni con cliniche private: il Civico di Lugano, il Gruppo Genolier e la clinica Santa Chiara
“Il trasferimento dei reparti di neonatologia e di ginecologia dall’Ospedale Civico di Lugano alla clinica privata di Sant’Anna (gruppo Genolier), ma anche il progetto di collaborazione con la clinica Santa Chiara previsto, è una chiara messa in discussione del ruolo dell’Ente Ospedaliero Cantonale, che così rinuncerebbe a delle specialità di base a favore del settore ospedaliero privato, teso al profitto, come dimostrano scelte aziendali effettuate dal gruppo Genolier in altre regioni della Svizzera. Trasferimento che è peraltro in contraddizione con la legge attuale. Il Partito Socialista si opporrà a proposte in palese contraddizione con la legge, se del caso anche con il lancio di un referendum”.
Il futuro del San Giovanni di Bellinzona
I previsti trasferimenti di alcuni suoi importanti servizi all’Ospedale Regionale di Lugano, “preoccupano il Partito Socialista profondamente. Dopo la partenza di diversi medici con funzioni importanti verso le cliniche private, con, di conseguenza, una perdita di competenza non trascurabile, lo smantellamento di diversi servizi all’ospedale di Bellinzona è da interpretare come un segnale di un indebolimento della sanità pubblica di fronte a quella privata, che inoltre porterà, prima o poi, a una perdita importante di posti di lavoro e di competenze nella regione nonché alla messa in discussione dell’importante polo scientifico fondato sulla presenza e, in parte sull’interazione, tra l’Istituto di ricerca biomedica, l’Istituto oncologico della Svizzera italiana che ha la sua sede principale a Bellinzona e, appunto, l’Ospedale San Giovanni.
Il PS quindi si dice “convinto che l’Ente Ospedaliero Cantonale deve continuare ad assicurare le varie specialità. Ma, purtroppo, le scelte strategiche della nuova pianificazione ospedaliera non dimostrano un chiaro indirizzo, se non quello di concentrare le specialità, realizzare un ospedale di riferimento cantonale e abbandonare l’ospedale multisito. Questa politica solleva forti dubbi che interessi locali e commistioni tra interessi pubblici e privati la facciano da padrone, con la conseguenza di perdere di vista il bene comune e di indebolire le strutture sanitarie pubbliche”.
Per queste ragioni il PS afferma quindi che l’Ente Ospedaliero Cantonale:
- deve mantenere il suo ruolo preminente e fondamentale nella politica sanitaria ticinese. Vanno valorizzati e rafforzati i centri e le attività specialistiche costruite finora che hanno garantito un’alta qualità delle cure e una buona, se non eccellente, presa a carico dei pazienti. E per poter garantire cure di qualità accessibili a tutta la popolazione, non può operare le sue scelte unicamente in un’ottica aziendale. Per avere a disposizione personale sufficiente, competente e qualificato deve poter offrire buone condizioni di lavoro. Solo così si può evitare che medici e professionisti sanitari, formati negli ospedali pubblici ticinesi, vengono assunti sistematicamente dal settore privato”.
- deve puntare anche sulla medicina di prossimità. Pur riconoscendo la necessità di concentrare le specialità (per ragioni di massa critica), riteniamo che il concetto di un ospedale multisito vada costantemente perseguito. Lo sviluppo di un sistema ospedaliero pubblico con sedi nelle diversi regioni ha permesso ad alcuni ospedali pubblici ticinesi di essere ai primi posti nel confronto nazionale per la qualità delle cure.
“Solo con un settore ospedaliero pubblico forte e di qualità – concludono – il nostro Cantone potrà dotarsi di una facoltà di medicina, così come prevista con il master di medicina: la posta in gioco quindi è alta, la difesa delle strutture pubbliche non è ideologica. Vogliamo assicurare un futuro a servizi moderni e di qualità, che garantiscono, al contempo, il mandato pubblico affidato all’EOC nell’ambito della presa a carico dei casi complessi, delle urgenze e della formazione ed evitare una concentrazione di specialità oltralpe”.