Le frasi pronunciate dal celebre attore, che in Italia stanno scatenando un putiferio, vengono criticate, con qualche distinguo, anche dai due consiglieri nazionali che abbiamo raggiunto

ROMA/BERNA - “Si tratta di un gesto fatto nell’ambito di una partita di calcio e non credo che c’entri la superiorità o l’inferiorità di una o l’altra cultura, non vedo dunque perché bisogna andare a parare su queste questioni, se non per dare un po’ di visibilità a un personaggio che forse la sta perdendo”. Parola di Lorenzo Quadri, consigliere nazionale leghista.
“Trovo che sia un fatto molto grave quando ci sono personalità pubbliche che fanno dichiarazioni di questo tipo, sono dichiarazioni che devono essere assolutamente condannate e censurate.” Parola di Marina Carobbio, consigliere nazionale socialista.
All’origine dei commenti che abbiamo raccolto dai due esponenti politici ticinesi ci sono le frasi pronunciate in un’intervista radiofonica dal celebre attore italiano Paolo Villaggio, che ha dichiarato che il gesto del calciatore Dani Alves e la campagna mediatica antirazzismo che ne è seguita è “solo frutto di ipocrisia e buonismo, noi siamo razzisti e la cultura africana è inferiore alla nostra”, scatenando un polverone (leggi articolo correlato).
E anche nel merito della questione della presunta superiorità culturale europea, i due consiglieri nazionali hanno le idee chiare: “Non solo non le condivido – continua Carobbio – , ma spero che si levino le voci di altre personalità a condannare le parole di Paolo Villaggio. Sappiamo benissimo che semplicemente ci sono culture differenti, ma non ne esistono superiori o inferiori ad altre.”
Concetto ribadito anche da Quadri, anche se con un distinguo finale: “Di sicuro io non avrei mai fatto dichiarazioni stile quella di Villaggio, non solo per le implicazioni penali che in Svizzera si rischiano, ma proprio anche nel merito, non si tratta infatti di dire se una cultura è superiore o inferiore, credo unicamente che ce ne siano di differenti e ognuno debba difendere la propria cultura a casa propria.”
Quadri ha poi precisato anche quest’ultimo concetto: “Il Ticino ad esempio deve difendere la propria identità e la propria cultura, ma non paragonandosi ad altre culture per scoprire quale sia meglio, semplicemente affermando il quadro giuridico che è legato a questa cultura e queste tradizioni, rifiutando contaminazioni che vanno nel senso contrario, come ad esempio i divieti d’espressione o quelli che limitano le libertà individuali, come il burqa”.
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