Da Saverio Lurati a Pietro Martinelli, da Enrico Borelli a Giulia Fretta, ecco i discorsi pronunciati oggi al festa del lavoro celebrata a Lugano

LUGANO - A due settimane dalla votazione sull'introduzione di un salario minimo legale di 4'000 franchi al mese, non poteva che essere questo il tema centrale dell'odierna festa dei lavoratori celebrata a Lugano, dove hanno però trovato spazio anche altre rivendicazioni, come riassume lo striscione di apertura del corteo che nel pomeriggio ha attraversato le vie del centro: "Lotta al dumping salariale, allo sfruttamento, alla precarietà e alla xenofobia".
Un corteo a cui secondo gli organizzatori hanno partecipato più di mille persone e che è stato occasione per denunciare i problemi con cui sono confrontati i salariati di tutti i settori professionali. "Problematiche trasversali che ci impongono di riflettere sull'ipotesi di superare le divisioni sindacali e dar vita ad un unico grande soggetto che tuteli i diritti di tutte le salariate e di tutti i salariati", ha detto il segretario regionale di Unia Enrico Borelli strappando l'applauso dei manifestanti che si dirigevano in piazza Manzoni, dove si sono tenuti i discorsi ufficiali e tra poco avranno inizio i concerti.
"È indispensabile e urgente introdurre un salario minimo obbligatorio di 4'000 franchi al mese", ha ribadito dal palco il presidente dell'Unione sindacale (Uss) Ticino e Moesa e presidente del PS Saverio Lurati. "Si tratta di una misura che impedisce i salari da fame e che ha il pregio di poter essere facilmente controllabile. Se vogliamo evitare una lotta tra poveri bisogna ridare dignità e valore al lavoro ed espellere dallarea imprenditoriale tutti coloro che si approfittano", ha aggiunto, denunciando quei datori di lavoro (locali e stranieri) che "si danno allo strozzinaggio, approfittando della enorme crisi occupazionale che sta attraversando tutta l'Europa e in particolare, per quanto ci concerne, lItalia. Una crisi che costringe centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici ad offrirsi a prezzi inammissibili pur di trovare un lavoro".
Ma c'è anche una responsabilità della politica "che ha fatto finta di non vedere", complice l'opposizione della "parte economica e imprenditoriale, che si è strenuamente opposta a quelle riforme indispensabili per garantire il rispetto delle regole e un minimo di disciplina retributiva. Un salario minimo dignitoso sarà un toccasana per tutti", ha concluso Lurati, auspicando anche "uno sforzo per comprimere al massimo la disoccupazione" e rivolgendo un pensiero ai pensionati, quelli "che hanno contribuito in maniera determinante alla costruzione della Svizzera e che devono poter contare su redditi migliori".
Pietro Martinelli: Quella minoranza cinica.....
È toccato poi proprio a un illustre "pensionato di 80 anni", l'ex consigliere di Stato socialista Pietro Martinelli, prendere la parola in Piazza Manzoni. Sono qui "perché da più di cinquanta anni mi occupo con passione della vita politica di questo Cantone, dei diritti dei salariati, dei più deboli, degli esclusi, dei vecchi che oggi sono i miei coetanei, delle famiglie, dei giovani. Sono qui perché penso che in questo momento di confusione e di smarrimento dopo il voto del 9 febbraio scorso sia importante difendere limmagine di un Ticino aperto e solidale, che capisce il messaggio di quel voto, ma non ne condivide né la matrice, né luso che si pensa di farne", ha detto Martinelli, denunciando quella "minoranza cinica che indica nello straniero il capro espiatorio dei nostri problemi" e che "spesso, per guadagnare voti, non esita a flirtare con il razzismo".
"Lo scandalo del dumping salariale non è una responsabilità dei lavoratori stranieri, ma di una parte del nostro padronato", ha detto l'ex ministro. Una "vergognosa forma di sfruttamento che può essere combattuta solo con i Contratti collettivi di lavoro o con un salario minimo fissato per legge come propone liniziativa che voteremo il prossimo 18 maggio".
Giulia Fretta: la frontiera sia una cerniera
Un tema quello di una giusta retribuzione sollevato anche dalla giornalista Giulia Fretta, che ha voluto portare alla piazza le sue "opinioni di donna, di madre e di lavoratrice".
"In questo giorno dedicato al nostro rapporto con il mondo del lavoro a ripensare alle evidenti ingiustizie ancora riservate alle lavoratrici. È palese lassurdità di una disparità salariale che vede lo stipendio di una donna inferiore mediamente del 19% rispetto a quello dei colleghi maschi. Che dire? È una situazione semplicemente intollerabile e ingiustificabile, passata spesso sotto un colpevole silenzio", ha detto, esprimendo preoccupazione per l'esito del voto del 9 febbraio ed auspicando che la Svizzera torni "a esaltare le proprie caratteristiche di apertura e accoglienza e che il nostro Cantone riesca a vivere la frontiera come una cerniera, più che come un ponte levatoio da alzare o abbassare a piacimento, secondo pure convenienze economiche".
Storie diverse, problemi comuni
Numerosi anche gli interventi durante il corteo sindacale partito alle 14 da Via Campo Marzio. Interventi di rappresentanti dei più svariati settori professionali: i rappresentanti di Scudo (il più grande servizio pubblico di cure a domicilio del Luganese per denunciare la recente scandalosa disdetta del Contratto collettivo di lavoro; una dipendente della Lugano Airport Sa per esaltare l'importanza dell'unità tra i salariati dimostrata dal successo ottenuto dal personale nella vertenza che per mesi lo ha visto confrontarsi duramente con la direzione e che tre giorni fa si è concluso con un accordo che ha scongiurato i drastici tagli che il loro padrone voleva operare; un'operatrice sociale della Clinica psichiatrica cantonale di Mendrisio per denunciare in particolare il problema della carenza di personale che alla fine "in questa realtà di sofferenza si ripercuote sull'utenza di cui ci occupiamo"; il sindacalista del Sev Angelo Stroppini ha dal canto suo denunciato come il dramma del dumping faccia ormai parte della quotidianità anche nel settore dei trasporti. Tante storie diverse ma con tanti problemi comuni.
red