Ma nessun rancore, perché “lui era mille volte più bravo di me”. Leggi il bel racconto del protagonista del curioso episodio. “Ho appena vissuto una scena di un film di Totò, o era di De Sica o magari di Sordi, ed io ero uno dei protagonisti”

MILANO/LUGANO – Metti un normale mercoledì mattina in quel di Milano e un fotografo ticinese che ha appena parcheggiato, aggiungici una trama che neanche nei più bei film italiani del passato, e il racconto è servito.
Peccato però che di finzione non si tratti, bensì di quanto realmente accaduto al fotografo ticinese Reza Khatir che, dopo aver vissuto la disavventura, l’ha raccontata con toni e modi che ricordano la commedia all’italiana, e anche l’umore del protagonista non sembra esserne stato troppo scalfito, se non per un epilogo nostalgico che profuma di un Paese che non c’è più, nonostante tutto.
D’accordo con Khatir vi pubblichiamo di seguito la sua particolare avventura, raccontata come meglio non si potrebbe…buon divertimento!
Un mercoledì a Milano
di Reza Khatir
Stamattina ero a Milano zona Sempione, ho parcheggiato la macchina e ho chiuso la porta. Sento un clacson suonare e mi giro pensando di avere ostacolato la via a qualcuno, ma invece vedo un uomo elegante che mi sorride dentro un Audi Caravan.
“Ciao come stai ? “ mi dice.
“No, non credo che ci conosciamo, credo che mi ha preso per un altro” rispondo tranquillo.
“Ma no, ma no, ci venivi a trovare sempre in Svizzera, Ticino, eri un nostro buon cliente“
Mi sento imbarazzato, ancora qualcuno che mi saluta e non ricordo chi è,
e ultimamente mi capita spesso, allora da buon vecchio boy scout cerco di rimediare anche se i dubbi sono grandi.
“Scusa, tante scuse non ti ho riconosciuto” blatero con un area colpevole e dimessa, pensando dentro me,
“Ca… sono un disastro” ma ancora senza la più pallida idea di che cosa stia parlando il mio conoscente misterioso.
“Eh si ora ci siamo trasferiti a Monaco“ dice l’uomo con un grande sorriso da Berlusca, “e tu che fai ora ?“
“Beh la solita cosa, niente di nuovo”, rispondo.
“Ma ho una notizia folgorante per te“
“Apriamo un nuovo centro in Via Nassa il 15 maggio e tu sei invitato all’inaugurazione per i VIP, per gli altri l’inaugurazione è prevista per il 20 maggio” dice tutto entusiasta.
“Wow, grazie per l’invito, magari posso passare”.
“Ma mi devi portare bella gente. Faremo le cose alla grande, sartoria da uomo, capi fatti su misura, un angolino con orologi vintage, tutto di massima qualità” dice l’uomo.
Poi apre il baule e mi chiede che taglia ho, “taglia 50, penso”, rispondo.
Tira fuori una custodia di vestiti con dentro un completo grigio e mi dice che è un regalo per me.
“Oh no, non posso accettare, ma grazie lo stesso “ rispondo sentendomi un po’ a disagio.
“Assolutamente sì, devi accettare, ma mi devi portare bella gente, quelli che conosci tu“ ripete.
Mi sento importante e lusingato, di conoscere bella e importante gente.
Ora lui apre la porta posteriore dell’auto e tira fuori un mantello grigio e mi chiede di esaminare la qualità del tessuto, dicendo che è puro cashmere.
Non ne so niente, non amo la lana perché sono allergico, ma comunque accarezzo il tessuto e dico senza un minimo di vergogna o di pudore: “Superbo!”.
“Sto tornando da una fiera e abbiamo venduto parecchia roba” dice.
“Ti regalo anche il mantello “ continua a dire.
“No, questo no, non lo posso prendere, assolutamente no“ dico io.
“Non è neanche il mio stile”.
“Ok, se sei sicuro“ e sembra dispiaciuto.
“Si Si…” dico più che convinto.
“Ma ricordati che mi devi portare bella gente“ ripete ancora.
“Ma certo” rispondo con un’aria sincera e convinta, ma pensando il contrario.
“Bene”, dice. “Bene” dico anch’io.
“Mi puoi dare un aiutino per tornare a Monaco?” chiede guardandomi diritto negli occhi.
Ecco che sento il campanello d’allarme nel cervello, ding dong,
“Ma qualcosina solo per tornare a Monaco” mi ripete.
Ah, ummm penso, mentre tiro fuori il portafoglio, e come se fosse una magia nera una centella (in franchi si intende) salta fuori e finisce nelle sue mani.
“Niente euro?”
“No purtroppo ho solo questi 20” rispondo come fossi un debitore.
“Eh Bè, le prendo lo stesso, non fanno male“ dice.
Credo bene, penso dentro di me.
“E l’indirizzo del vostro nuovo centro a Lugano, me lo dai ?“ chiedo.
“Sì sì, è dentro la tasca della giacca che ti ho dato“ risponde con un altro sorriso da B.
“Ok allora ci vediamo a Lugano, sei sicuro che non hai altri soldi?“ chiede di nuovo.
“Purtroppo no” pensando dentro di me “Che fortuna” .
“Allora ciao e a presto”
"A presto" dico, non trovando nessun indirizzo nelle tasche della giacca.
Passa un istante e lui si allontana nella sua macchina.
Io resto lì, allibito, ho appena vissuto una scena di un film di Totò, o era di De Sica o magari di Sordi, ed io ero uno dei protagonisti.
Ho recitato il fesso o magari me stesso, non importa, ma lui era mille volte più bravo di me, anzi direi che era perfetto.
Forse sono fesso ma sono anche un terribile nostalgico, ho la nostalgia di un’Italia che avevo conosciuto tanto tempo fa e che avevo sempre amato profondamente, un’Italia generosa anche quando era imbrogliona e maldestra. Un’Italia che ti faceva ridere o piangere mettendoti nudo anche davanti alle tue stesse contraddizioni.
Ora vedo tanta gente che urla in televisione, balordi che sanno solo a minacciare o fare del male agli altri o chi parla solo di soldi, giovani dimessi e vecchi depressi.
All’amico che mi ha portato via la centella non porto rancore ma invece ammirazione, non certo perché mi ha intortato per i soldi ma per come lo ha fatto offrendomi uno spettacolo e una grande recitazione da Totò.
Grazie Fratello
PS: Il vestito più raffinato del mondo era in realtà un fondo magazzino che è poi finito nel cassone di Terre des Hommes perché era una 46 !