CRONACA
Orso nei Grigioni, l’appello dell’esperto del WWF: “Non ripetiamo gli errori fatti con M13”
Mauro Beraldi di WWF Italia: “Radiocollare non vuol dire pericolosità. A volte questi dispositivi si mettono un po’ alla leggera, per rassicurare le persone, ma con la conseguenza che questi esemplari vengano ritenuti problematici”
MILANO/ZERNEZ (GR) – L’arrivo di M25, l’orso fotografato venerdì da un automobilista a Zernez (vedi suggeriti), era già noto alle autorità grigionesi. L’animale è infatti stato munito in febbraio di radiocollare dai guardacaccia dell’Alto Adige. Un brutto segno secondo Georg Brosi, a capo dell’Ufficio caccia e pesca dei Grigioni, che all’ats aveva dichiarato che queste apparecchiature vengono solitamente messe a esemplari problematici.Affermazioni che potrebbero creare un certo allarmismo. Ma è davvero così? La presenza di un radiocollare implica necessariamente che l’animale sia ‘problematico’? Domande queste che abbiamo girato a Mauro Belardi, di WWF Italia ed esperto di plantigradi.“Pericolosità e radiocollare non vanno assolutamente di pari passo. Ci sono anche orsi dotati di trasmettitori semplicemente per motivi di ricerca scientifica. La mia impressione, come anche di WWF, è che a volte questi dispositivi si mettano un po’ alla leggera, per rispondere alla pressione dell’opinione pubblica. Lo si fa magari anche con buone intenzioni, per tranquillizzare le persone sul fatto che questi animali sono monitorati, soprattutto nelle zone dove si sono avuti problemi, ma la conseguenza è che poi questi esemplari vengano ritenuti problematici”. Caso questo, che potrebbe anche essere quello di M25, che è stato munito di radiocollare in febbraio: “Non credo che sia stato fatto per motivi particolari. Bisognerebbe chiederne conferma alle autorità dell’Alto Adige, ma penso sia stato piuttosto per evitare i problemi già registrati con M13. In maniera preventiva insomma”.M25, dopo esser stato munito del trasmettitore, è passato dall’Alto Adige al Trentino e da qui a Sondrio, dove è rimasto fino a giovedì notte, quando è entrato nei Grigioni. “Effettivamente in Lombardia qualche danno l’ha fatto: ha rovesciato alcune arnie e ha forse predato un asino o una capra. A parte ciò, è stato monitorato dalle autorità locali senza particolari problemi. Mi è stato detto anzi che non ha mai dato nessun segno di confidenza. E questo è il punto chiave”.Infatti, spiega Belardi, “il nodo principale è proprio la definizione di ‘problematico’, un aspetto su cui purtroppo non si è mai fatta veramente chiarezza: le autorità italiane, come quelle svizzere, le associazioni ambientaliste, e spesso anche la stampa, hanno tutte delle idee a riguardo una un po’ diversa dall’altra. E questo crea una certa confusione nell’opinione pubblica”. Spesso si usa infatti ‘problematico’ per esprimere due concetti che sono in realtà molto differenti tra loro: l’orso che fa danni, e quello ‘confidente’, ossia “quegli orsi che entrano più volte nei villaggi. In questo caso sono sì potenzialmente pericolosi e vanno gestiti”.Il punto perciò è ora capire quale sarà il comportamento di M25: “Al momento è nei pressi di Zernez, si trova quindi nel parco nazionale svizzero dove ci sono ampie zone protette e non dovrebbe perciò causare problemi. Il punto è se troverà da mangiare, altrimenti potrebbe esser portato, se incappa in qualche pollaio per esempio, a fare dei danni. Però questi, insomma, si risarciscono. L’importante è che non entri in maniera continuativa nei villaggi”. Ma ancora più importante, ci tiene a sottolineare Beraldi, “è che non si ripeta il gioco mediatico scatenato con M13, che fu abbastanza sgradevole, con un afflusso di informazioni non particolarmente trasparente”. E con esso che non si ripeta anche la ‘caccia mediatica’: “Con M13 è capitato che l’orso fosse seguito da tutti: dalle autorità, dai fotografi, dai giornalisti, o da persone che volevano semplicemente vederlo. Era nervosissimo e continuava a muoversi, si spostava ed entrava nei paesi”. La prima cosa da fare per evitare problemi è quindi quella di lasciarlo in pace. “Questo sicuramente. Lasciamo fare a questi animali la loro vita selvatica. Insomma, bisogna finalmente cominciare a guardare alla presenza dell’orso come a una cosa normale. E in questo le autorità, come anche i media, dovrebbero aiutare informando meglio e togliendo la paura e il panico che possono nascere nei confronti degli orsi. Ci sono paesi che ci convivono quotidianamente, è naturale e non succedono tragedie normalmente, né dal punto di vista dei danni né da quello della pericolosità, che oltretutto sull’arco alpino e in Engadina è ora inesistente. Credo poi che la Svizzera dovrà abituarsi all’idea che avrà altri orsi in futuro”.Insomma, “siamo un po’ alle solite – aggiunge Belardi –. L’orso è tornato in Svizzera da 15 anni ormai, perciò non ci sono più molte scuse per trovarsi impreparati. Che siano problematici, ossia veramente pericolosi, è sempre improbabile, solo una piccola parte lo è. Il più delle volte fanno danni, questo sì. Ma da un punto di vista numerico, parliamo di cifre molto basse, basta confrontarle con quelle causate invece dagli ungulati. Bisogna capire poi che l’orso che fa danni, soprattutto in questo periodo dell’anno, è normale, magari sgradevole certo, ma assolutamente naturale”.Infatti, spiega ancora Belardi, in questo momento, a qualche settimana dall’uscita dal letargo, gli orsi hanno bisogno di molte proteine e solitamente si nutrono con gli ungulati morti che trovano sotto la neve. Se per qualche motivo non li trovano, allora possono causare dei danni se incappano in qualche pollaio o trovano altri animali da allevamento.“Ma è un fattore a cui si dovrebbe aver rimediato ormai, mettendo in atto misture di gestione e prevenzione del danno. È su questa scelta che si misura la responsabilità che si vuole avere nei confronti di una specie protetta e anche verso i propri allevatori. L’orso è tornato e lo sappiamo da tempo, anzi M25 ora si trova proprio nel parco nazionale, dove agli inizi degli anni Novanta è stato realizzato un museo per parlare, informare e abituare l’opinione pubblica al ritorno dell’orso. Bisogna avere con loro un atteggiamento innanzitutto tollerante: sono animali che comunque un qualche danno lo fanno, per cui un attimo di pazienza ci vuole. Ma senza un filo di tolleranza non avremmo l’orso sulle Alpi, il che è possibilissimo certo, ma trovo sarebbe anche un vero peccato”.IB
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