Parla l'organizzatore di San Pellegrino Sapori Ticino: "Sull'Expo abbiamo fatto incomprensibili errori. E chi ha progettato il Lac senza un ristorante vive su un altro pianeta"

LUGANO - Domenica 11 giugno si chiude l’edizione 2014 di San Pellegrino Sapori Ticino. Si chiude con una grande festa finale all’hotel Splendide di Lugano alla quale parteciperanno oltre 120 persone. Tra gli ospiti, anche l’ambasciatore italiano a Berna, Cosimo Risi, una presenza significativa, che dà qualità e valore a quella che non è più una semplice rassegna enogastronomica ma una grande vetrina attraverso la quale il Ticino dialoga con il resto della Svizzera e con l’Europa. Il linguaggio, certo, è quello dei sapori, dei vini e della cucina grande qualità, onorato quest’anno dalla presenza di ben 14 stelle Michelin.
Gli eventi di questa edizione, comprese le serate di gala che si sono tenute a Zurigo e Losanna, sono stati 16. Il concetto della rassegna era valorizzare gli chef degli alberghi che fanno parte dell’associazione Swiss Deluxe Hotels, che sono 38 e contano al loro interno 153 ristoranti e 4'500 camere e, tutti insieme, ben 16 stelle Michelin per la gastronomia e un numero impressionante di punti Gault Millau.
Un evento che è occasione per fare una chiacchierata a 360 gradi con l’organizzatore, Dany Stauffacher, su due grandi temi che toccano il "suo mondo". Ma iniziamo dalla rassegna che organizza.
“In quelle 4'500 camere d'albergo – dice Stauffacher a liberatv – passano 800'000 ospiti all’anno e noi siamo presenti con il nostro magazine, che promuove non solo la rassegna e gli chef ma anche il territorio e le straordinarie bellezze del Ticino. Chiaramente il nostro successo è solo e unicamente merito e frutto del lavoro di tutti i nostri chef e delle altre centinaia di chef e cuochi del nostro Cantone, perché anche un bravo pizzaiolo contribuisce all’offerta della ristorazione ticinese”.
Per il 2014, spiega, abbiamo selezionato, assieme ai Swiss Deluxe Hotels, gli otto chef che hanno raggiunto i migliori livelli gastronomici e li abbiamo abbinati agli chef dei migliori alberghi ticinesi. “Così hanno potuto presentare la loro cucina coadiuvati dagli chef di casa nostra, per tutti una bella esperienza. Il nostro intento è promuovere il territorio attraverso le strutture alberghiere. Tra le serate lounge, che abbiamo proposto per avvicinare i giovani all’enogastronomia, e le cene abbiamo avuto circa 1'300 partecipanti, quasi tutti paganti, eccetto gli ospiti d’onore. Questo perché credo sia sbagliato regalare serate del genere o comunque organizzare eventi di livello senza far pagare un contributo a chi vi partecipa”.
Lo sponsor principale della rassegna è l’azienda di acque minerali San Pellegrino. “E grazie a loro – dice Stauffacher - stiamo lavorando per portare l’anno prossimo a San Pellegrino Sapori Ticino alcuni tra i migliori ristoranti al mondo, sarebbe un grande colpo anche a livello mediatico”.
Così facendo, vogliamo presentare il Ticino come una regione che ha molte bellezze e qualità ancora da scoprire, spiega l’organizzatore. “E per farlo ci rivolgiamo soprattutto alla clientela svizzera e italiana, cioè a due mercati molto importanti per il nostro turismo”.
I nodi e gli errori dell'Expo
L’Italia, in queste settimane, è anche al centro delle polemiche e della bufera giudiziaria legata a Expo 2015. L’enogastronomia sarebbe stata una buona carta da giocare, invece di proporre solo vie d’acqua e ciclopiste...
“Premesso che sarebbe bello se queste due opere venissero realizzate, penso però che sui progetti, o meglio, i non progetti legati all’Expo di Milano il nostro Cantone abbia fatto errori incomprensibili – dice Stauffacher -. Si parla solo di TrenHotel, ma credo che se a un anno dall’inizio della manifestazione siamo confrontati con ben due referendum è perché i nostri politici non hanno spiegato bene alla gente che cosa volevano fare, ma soprattutto cosa si poteva fare”.
Secondo me, aggiunge, bisognava cercare contributi finanziari anche dai privati. “E se si fossero trovati, personalmente ne avrei spesi anche sette di milioni per partecipare all’Expo, o comunque per promuovere il nostro Cantone. Ma con dei progetti chiari e convincenti. Mi permetto di consigliare ai politici, per il futuro, di coinvolgere ogni tanto qualche imprenditore ticinese di grande spessore. Abbiamo un Sergio Ermotti, abbiamo un Silvo Tarchini, un Tito Tettamanti che sono l’emblema della nostra capacità imprenditoriale... persone che hanno idee e contatti e non solo disponibilità finanziarie, persone abituate a decidere, se pensate da quanti anni sappiamo che ci sarebbe stata l’Expo la situazione attuale è veramente incredibile”.
Si dovevano pensare e proporre progetti che fossero solo in parte legati all’Expo, prosegue Stauffacher, “ma che comunque fossero dedicati al promovimento del Ticino e che non si fermassero all’evento di Milano. La cosa più grave è che siamo clamorosamente in ritardo e con un referendum pericolosissimo che ci farà perdere ancora un sacco di tempo. Se poi pensate che l’alimentazione sarà il tema di Expo 2015, che il Ticino è una miniera piena di ricchezze enogastronomiche, per un amante del cibo come me il tutto è sconsolante”.
"A Milano dovevamo andarci da soli!"
E per quanto riguarda la recente partecipazione del Ticino al Giro del Gusto, evento legato all’Expo svoltosi a Milano, Stauffacher dice: Secondo me a Milano dovevamo andare a presentarci da soli, non con altri cantoni. Il partenariato andrà bene e lo trovo positivo quando ci sarà il padiglione svizzero, adesso però dovevamo proporci come Ticino, perché abbiamo le eccellenze e le capacità per farlo”.
La politica, prosegue, “secondo me, dovrebbe dare molta più importanza all’enograstronomia nella promozione del territorio, anche se negli ultimi anni qualche passo avanti è stato fatto. Un Cantone come il nostro dovrebbe promuovere in maniera più decisa questa offerta turistica, accompagnandola sempre ai nostri alberghi, all’interno dei quali si mangia spesso molto bene e non parlo solo dei 5 stelle, ma anche dei 3 e 4 stelle. Qualsiasi turista quando sceglie una meta prima guarda luogo e clima, poi la qualità del cibo e statistiche alla mano ogni viaggiatore spende il 30% del suo budget a tavola e per l’acquisto di prodotti alimentari della regione”, senza dimenticare che sia il cibo che il vino sono cultura.
"Bello il Lac, ma il ristorante dov'è?"
Cultura uguale Lac. Ecco cosa pensa Stauffacher, luganese “doc”, del futuro polo culturale. “Dico solo una cosa: il fatto che non sia stato previsto, nemmeno per quanto riguarda gli spazi, un ristorante di un certo livello significa che coloro che hanno pensato e progettato il Lac vivono in un altro pianeta e non sono collegati alla realtà sociale, dal momento che hanno dimenticato in modo clamoroso la ristorazione. Un bel ristorante poteva generare entrate e dare movimento, cosa che per il Lac sarebbero stati importantissimi, se non vitali”.
In tutti i musei al mondo, il ristorante è fondamentale, aggiunge, “e personalmente lo avrei fatto al piano terreno dandolo in gestione a un giovane chef talentuoso. I grandi sponsor della cultura, durante le loro serate, organizzano spesso un rinfresco o una cena. Ma dove li manderemo? Una particolarità comunque l’avremo, saremo l’unico museo al mondo da oltre 200 milioni senza il ristorante, così alla sera, finiti gli spettacoli, la gente se ne tornerà a casa mentre, con un po’ di lungimiranza, dopo gli eventi all’interno del Lac, si potevano organizzare dei momenti di vita straordinari con cibo, musica, degustazione di vini e altro ancora per provare a far rivivere una città meravigliosa poco frequentata la sera. Ma queste sono le idee. E non sono né politico né architetto”.
emmebi