Francesco Tettamanti, direttore di Ticinowine, parla della manifestazione e del potenziale del turismo enogastronomico: “L’evento non si limita solo al vino, ed è proprio la sinergia fra cultura, territorio e prodotti tipici la chiave del suo successo”

BALERNA – Stanno per riaprirsi le porte delle cantine ticinesi fra visite, degustazioni e animazioni. Dal 24 al 25 maggio, dalle 10 alle 18, torna infatti ‘Cantine aperte’, l’evento che da ormai sedici anni permette di conoscere i Produttori e i loro segreti, “lasciandosi contagiare dalla passione che mettono nel produrre vini di qualità, che hanno elevato il Canton Ticino a terra di eccellenza enologica”.
È questa quindi anche l’occasione per parlare con Francesco Tettamanti, direttore di Ticinowine, l’Ente per la Promozione della Vitivinicoltura Ticinese organizzatore dell’evento, non solo dei segreti del successo crescente di questa manifestazione, ma anche del mondo vitivinicolo ticinese e delle potenzialità di questo settore per il turismo.
I numeri della manifestazione: 12 mila visitatori per le sessantacinque cantine aperte
Cominciamo dall’evento e dai suoi numeri. Le aziende vitivinicole che prenderanno parte a questa sedicesima edizione saranno 65, “ben nove in più”, come sottolinea Tettamanti: “Ciò dimostra che l’interesse è crescente anche da parte dei produttori. Ci si rende conto che il contatto diretto è molto positivo per l’immagine e per le vendite. Oltre alla cifra d’affari diretta, che rimane comunque un aspetto importante, con la partecipazione a Cantine aperte si crea anche un contatto personale fra produttore e cliente che verrà poi coltivato in futuro. E trovo che questo sia molto bello, nonché lo scopo della manifestazione”.
Per quanto riguarda il pubblico invece, l’anno scorso sono state registrate 12 mila presenze, un numero che gli organizzatori sperano di bissare e, perché no, anche superare. Obbiettivo decisamente realizzabile. Oltre ai molti visitatori ticinesi, aumentano di anno in anno infatti gli ‘enoturisti’ che da Oltralpe o dall’Italia arrivano in Ticino per Cantine aperte. Per Tettamanti questo è possibile essenzialmente grazie a due fattori. Da una parte c’è il crescente impegno di Ticino Turismo e degli enti turistici regionali nel sostenere la manifestazione, con una promozione maggiore verso la Svizzera interna.
A questo si aggiunge la strettissima collaborazione con Hôtellerie Suisse, molti degli alberghi associati propongono infatti alla clientela pacchetti particolare per l’occasione, e anche con il Centro di Competenza Agroalimentare e Ticino a tavola: parecchi ristoranti hanno aderito al programma di Cantine aperte proponendo per l’occasione piatti in abbinamento coi vini dei produttori locali.
“È quindi tutto un insieme di elementi e proposte che ruotano attorno ai temi e ai prodotti presentati da Cantine aperte, contribuendone al successo – spiega Tettamanti –. Per quanto riguarda l’aspetto turistico poi, grazie alla decennale collaborazione con il Movimento del Turismo del Vino della Lombardia, abbiamo anche un afflusso sempre più importante di enoturisti da questa regione: dimostrano sempre una grande curiosità e dà soddisfazione vederli ripartire entusiasti dei nostri vini. In fondo per loro è una sorpresa, perché se non si conosce il Ticino, non ci si aspetta di trovare così vicino una tale qualità”.
Il segreto del successo di Cantine aperte: vino, cultura e scoperta del territorio
Giunta alla sedicesima edizione, Cantine aperte può dirsi una manifestazione ormai rodata e consolidata, ma a cosa si deve questo successo sempre crescente? “Il vino sta diventando un oggetto molto alla moda – risponde Tettamanti –. Andare a visitare le cantine, e lo sanno molto bene zone come la Toscana o il Piemonte, diventa anche e soprattutto un’occasione di arricchimento culturale. Il vino quindi non è più solo legato ad aspetti puramente edonistici, ma è diventato cultura e mezzo per scoprire il territorio e la regione”.
Ed è questo che avviene anche con Cantine aperte, aggiunge, “che diventa un’occasione molto particolare per avvicinarsi al vino e al suo mondo. Quello che mi colpisce è che vediamo anche molte famiglie che viaggiano con i loro bambini. La trovo una cosa molto bella, perché in questo modo anche i più piccoli prendono coscienza della produzione e delle sue fasi e devo dire che i bimbi si mostrano appassionati e interessati a come funzionano le varie macchine. Trovo sia un aspetto importante e anche arricchente perché purtroppo nelle nuove generazioni si sta perdendo la conoscenza della catena che porta dalla produzione alla vendita”.
A questo, continua, poi si aggiungono le varie gite, perché molte cantine sono legate alla vigna, che danno quindi la possibilità di capire i meccanismi della viticoltura e di prender contatto con la natura. E con la collaborazioni con i ristoratori della regione che danno la possibilità di mangiare e degustare i nostri prodotti, si fa conoscere anche l’artigianato locale. “L’evento non si limita solo al vino, ed è proprio questa sinergia fra cultura, territorio e prodotti tipici la chiave del suo successo”.
L’enoturismo: un settore di nicchia ma che crea indotto
L’enogastronomia mia però non è ancora un settore sfruttato a pieno: “Abbiamo un grandissimo potenziale – commenta Tettamanti –. Dobbiamo pensare che ci sono alcune zone dove il 60% del mercato del vino è basato sulla vendita diretta. Il Ticino è ancora molto lontano da questo dato. Ma le cantine stanno iniziando a sfruttare ora questa possibilità. Sono sempre di più i produttori che allestiscono un locale degustazione, un punto vendita ‘interno’ e si mettono a disposizione per visite guidate, perché si è capito che molti enoturisti e locali preferiscono andare direttamente in cantina ad acquistare il vino, perché questo diventa anche un’occasione di scambio e arricchimento”.
Qualcosa si sta muovendo quindi e così anche da parte degli uffici turistici, che cominciano a capire e a sfruttare il potenziale del settore, anche dal punto di vista turistico. Un turismo che, sottolinea Tettamanti, anche se di nicchia, è comunque importante: “Il turista del vino – spiega – è una persona che viene in Ticino anche in bassa stagione e non è meteo-dipendente diciamo, perché per andare per cantine alla fine il sole non è fondamentale. È un turismo certamente complementare, ma che crea indotto: l’enoturista non è il ‘saccopelista’ che si accontenta del panino comprato al supermercato, ma è una persona che viene in Ticino e spende, acquista i vini, va al ristorante. Finalmente ora si sta imparando a sfruttare meglio questa nicchia e trovo possa portare risultati comunque positivi, perché l’enoturismo non fa parlare solo dei nostri vini, ma anche degli altri prodotti artigianali e diventa quindi un volano molto interessante per la promozione del territorio”.
IB