CRONACA
Lumino’s, al via il processo. Ermani: "Ma si rende conto di aver portato un video porno a un ministro?"
Sulla tentata coazione, Girardi ha scaricato il "barile" su Silvano Bergonzoli: "È lui che mi ha spinto a farlo dicendo che Barra voleva vedere il video". Ed Ermani suggerisce a Perugini di verificare la posizione del deputato. La cronaca della mattinata

LUGANO – Si è aperto stamattina alle Assise Criminali di Lugano il processo a Luigi Girardi, l’ex titolare del bordello Lumino’s. Oltre alla tentata coazione e alla tentata truffa truffa alla cassa disoccupazione dell’OCST, Girardi dovrà rispondere dell’accusa di sfruttamento di atti sessuali e promovimento della prostituzione (che gli avrebbe fruttato, dal 2010 al luglio 2013, almeno 3 milioni, in parte non dichiarati al fisco) e di ripetuta violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa d'immagini e impedimenti di atti dell'autorità.

Girardi è difeso dagli avvocati Filippo Gianoni ed Elio Brunetti, mentre l'accusa sarà sostenuta dal sostituto procuratore generale Antonio Perugini. Presiede la Corte delle Assise criminali il giudice Mauro Ermani. Qualora venisse dichiarato colpevole per tutti i reati contestati Girardi rischia fino a 5 anni di carcere. Da parte sua l’imputato ha sempre sostenuto la sua innocenza, ribadendo a più riprese di essere “vittima di una grave ingiustizia”

Lumino’s, la licenza edilizia

Il giudice Ermani: “lei afferma di avere sempre ricevuto le garanzie per l’esercizio della prostituzione nel suo locale, mi spieghi meglio cosa intende?” 

Girardi: “Dopo l’acquisto il mediatore mi ha consigliato la destinazione a postribolo, io inizialmente volevo continuare il business come Motel. Abbiamo fatto poi la domanda di costruzione per l’ampliamento, che è andata in porto al 3 marzo 2009, ma poi è stata rigettata parzialmente. Mi hanno rilasciato anche la patente di affittacamere, ma erroneamente e infatti mi è stata poi ritirata.”

“Nel 2009, in una riunione alla presenza dell'alto funzionario del dipartimento, mi consigliarono di far ritornare la patente a Motel, avendo dunque degli appartamenti privati, uno più quattro camere, dove è possibile esercitare la prostituzione senza specificarlo. Ho quindi inoltrato la relativa domanda di costruzione che ha avuto preavviso favorevole.”

Ermani: “Il problema è che da quella riunione lei ha “portato a casa” non una licenzia edilizia come deciso nell’incontro, ma soltanto una sorta di tolleranza concessa sostanzialmente aggirando la legge. Ma la licenza da postribolo non è mai stata concessa.” 

Girardi: “Da quell’incontro io sono uscito contento perché mi avevano suggerito una via, anche se con un sotterfugio e, visto l’esito l’attività ha preso avvio, e fino al 2012 nessuno ha avuto niente da dire. E per me era chiaro che la situazione fosse regolare.”

Ermani: “Però, dopo che il 27 settembre 2012 il Municipio di Lumino ha dato preavviso favorevole all’esercizio della prostituzione, c’è stato il divieto d’uso su segnalazione dell’autorità cantonale che rilevava l’esercizio illecito della prostituzione. E di conseguenza anche il Municipio si è attivato, ma lei ha reagito piuttosto male sul divieto d’uso, come mai?”

“Secondo me è stata un’ingiustizia e io cercavo di tutelare il mio investimento, indipendentemente dalla destinazione d’uso. Ci avevo messo tutti i miei soldi e ovviamente ho fatto ricorso. I funzionari amministrativi sono sempre stati ambigui nei miei confronti.”

La videoregistrazione del funzionario, gli appoggi politici e la tentata coazione a Michele Barra

Ermani: “Non giriamo intorno alla torta, lei era molto arrabbiato e il 18 marzo denuncia il procuratore generale. Insomma dopo aver ricevuto garanzie dai funzionari e dal comune ecco che arriva lo stop del procuratore, e lei lo denuncia. E arriviamo alla videoregistrazione del 5 di aprile del funzionario, chi l’ha decisa e messa in opera?

“Noi pensavamo che l’alto funzionario andasse denunciato per abuso d’autorità, faceva il doppio gioco e ha rovinato l’investimento, e pertanto un mio collaboratore ha piazzato la telecamera, ma me ne assumo le responsabilità anche se non ho mai dato l’indicazione diretta.”

Ermani. “E che necessità c’era di filmarlo? Non bastava denunciarlo?

Girardi: “Bisogna trovarsi in quelle situazioni per capire, ci aveva rovinato l’attività.”

Ermani: “Lei dopo cerca di filmare e registrare un po’ tutti e, allo stesso tempo, è andato a cercare appoggi politici per eventualmente cambiare anche la destinazione al suo investimento (asilanti ndr), pur di farlo fruttare, il che è legittimo. Il 22 maggio incontra Bignasca e il 24 marzo Bergonzoli. Però alla fine il 4 giugno il ricorso viene respinto, nonostante le garanzie che lei sostiene di aver ricevuto, insomma i suoi sforzi non avevano portato a nulla. Da qui si arriva all’intervento di Polizia al quale si oppone e viene arrestato e in seguito rilasciato. Poi il 5 agosto incontra Barra, con funzionari e collaboratore personale. Di cosa avete discusso inizialmente?” 

“L’incontro era già previsto prima della chiusura, è stato posticipato per motivi personali del funzionario. Io sostenevo come loro inizialmente mi avessero dato garanzie e che ora facevano di tutto per farmi chiudere e che probabilmente dietro c’era una regia occulta per favorire locali concorrenti. Io ho chiesto di verbalizzare l’incontro.”

Ermani: "Ma che finalità aveva questo incontro dal suo punto di vista? E perché non è andato al ministero pubblico?"

“Per denunciare il funzionario e farlo possibilmente licenziare, visto come si erano comportati. Bergonzoli mi aveva detto che Barra voleva vedere le prove e che poi avrebbe agito lui con i provvedimenti del caso.”

Insomma a detta dell'imputato il vero regista dell'operazione sarebbe proprio il deputato leghista e, dato il quadro poco chiaro, Ermani, in un breve inciso, ha suggerito al Procuratore pubblico Perugini di verificare la posizione dell'esponente politico.

Ermani: “Conta poco: il sistema utilizzato è illecito come le pressioni fatte. Ma lei si rende conto che lei è andato nell’ufficio di un Consigliere di Stato a fargli vedere una scena pornografica?”

“Sì, a posteriori ho capito di aver commesso un errore, ma è Bergonzoli che mi ha spinto a farlo dicendo che Barra voleva vederlo. Anche Bergonzoli ci teneva a “fargliela” al funzionario, perché per questioni sue sosteneva di aver ricevuto lo stesso trattamento fatto di promesse e poi. Io non sono andato per fare minacce o pressioni, ma solo per fare licenziare il funzionario.

Perugini, stizzito: “Però l’imputato sapeva benissimo che era pendente il ricorso al CdS quando ha incontrato il ministro.”

Ermani: "Qual è stata la reazione dopo la visione del video? 

Girardi: “Barra era preoccupato dal comportamento del funzionario, ma niente di più. Nessuno si è scandalizzato o ha minacciato di agire legalmente, sapevano già perché ero lì e con cosa.”

Fin qui il giudice Ermani, toccando in seguito anche le fasi delle deposizioni di Barra e Ferrari, e il successivo arresto di Girardi, ha ricostruito cronologicamente la vicenda. 

Il dibattimento riprenderà nel pomeriggio.

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