CRONACA
Riprende il processo Girardi. Ermani: "Non mi prenda in giro, dove sono le ricevute dello stipendio da 16'500 franchi?”
Dopo la pausa di mezzogiorno ha ripreso avvio il procedimento penale a carico dell’imputato ex titolare del postribolo. La cronaca del pomeriggio. Requisitoria rinviata a domani

LUGANO – Processo Girardi, si ricomincia. Dopo la pausa è ripreso il dibattimento alle Assise Criminali di Lugano, alla sbarra l’ex titolare del postribolo tutt’ora in detenzione preventiva. 
In mattinata il giudice Ermani ha passato in rassegna la cronistoria degli eventi, soffermandosi sul primo capo d’imputazione, la tentata coazione ai danni del defunto Consigliere di Stato Michele Barra. 

Dichiarazioni o rivelazioni eclatanti da parte dell’imputato non ci sono state e il procedimento è filato via piuttosto liscio, con un Luigi Girardi fermo sulle sue posizioni, ma che ha risposto in tranquillità a tutte le domande postegli dal giudice (leggi articolo correlato). 

Si riprende ora dal secondo capo d’accusa, lo sfruttamento di atti sessuali e il promovimento della prostituzione. 

Girardi, ha ricordato il giudice Ermani, è accusato di aver messo in piedi un sistema di video sorveglianza con cui monitorava l’attività esatta delle prostitute, tassandone poi l’esercizio secondo un preciso tariffario e traendone un lucroso vantaggio. La vicenda risulta intricata e dal dibattimento non sono emersi elementi concreti.

Istruttoria tentata truffa alla Cassa disoccupazione OCST e falsità in documenti

Ermani: “Lei è in quel momento è in una condizione psicologica stressante e io ho capito benissimo qual è il suo punto di vista, e capisco che non può che essere arrabbiato. Ma lei è imputato per aver tentato di truffare la cassa di disoccupazione OCST. Come poteva pensare che la cassa si sarebbe accontentata di dichiarazioni di salario non firmate? Dove sono le ricevute del pagamento dello stipendio da 16'500 franchi?”

Girardi: “La ricevuta è il foglio paga” E i difensori: “Ci sono e sono agli atti, con un netto di 14'900, c’è tutto il 2012.”

Ma Ermani sbotta: “Non prendiamoci in giro, dov’erano finora questi documenti? Non mi prenda in giro! Dove sono i conti?  E non ditemi che li percepiva senza nessun conto bancario. E poi questi fogli sono firmati da Girardi stesso. E dove sono le prove dei pagamenti degli oneri sociali? O lei mi dimostra che percepiva davvero 16'500 franchi o altrimenti io prendo atto di quanto riferito dalla testimonianza dell’amministratore della RS Room Service, che non riconosce come originali queste buste paga-ricevute e la corte deciderà di conseguenza”

Girardi: “Il teste ha dichiarato cose non vere prima di tutto. Comunque parte di quello stipendio lo utilizzavo per pagare i mutui in Svizzera e in Italia, pagavo tutti i mesi 8-9'000 franchi. E le prove dei pagamenti degli oneri ci sono.” La difesa: “Chiediamoci come mai l’autorità fiscale e l’avs sapendo dell’attività al Luminos non ha mai verificato o richiesto niente?”

E Perugini sobbalza: “Girardi 16'500 franchi di stipendio al mese DEVONO per forza lasciare traccia. Dove sono queste tracce?” 

La difesa: “Non è obbligato per legge ad avere il conto. E i pagamenti dei mutui sono agli atti, versamenti fatti in contanti.” 

Ermani: “Vero, ma le imposte come le pagava? Non doveva pagarle alla fonte? E stranamente nei conteggi non risultano, forse andavano preparati con più attenzione. Senza contare che li ha firmati solo lei.”

La difesa: “Agli atti ci sono i documenti della cassa che provano il pagamento degli oneri sociali.”

Ermani: “Io prendo atto che l’amministratore della società disconosce di aver preparato questi documenti, manca il prelievo dell’imposta alla fonte e che lei non riesce a dirmi dove sono finiti questi soldi che percepiva mensilmente. Ed è vero che non vige l’obbligo di avere un conto corrente per lo stipendio, ma qui non c’è niente, non una traccia di questi soldi.”

"Su questo capo d'accusa non ho altre domande" taglia corto Ermani, dopo che la difesa aveva provato a contestare alcuni elementi.

Concorso e complicità in frode fiscale (sottrazione d’imposta)

Dopo l’iniziale dibattimento sulla complicità in frode fiscale l’attenzione della Corte si è fermata sui fogli salari e in particolare su una firma che, secondo la difesa, sarebbe attribuibile all’amministratore unico della RS Room Service, e comproverebbe pertanto la distinta salario. Ermani ha pertanto deciso di convocare il teste e sentirlo, come persona informata sui fatti.

Ermani: “Riconosce come sua la firma sul documento? 

Amministratore unico: “No, non è la mia firma.”

Ermani: "Lei personalmente che sentimento ha in merito alla firma?" 

Amministratore: “È simile alla mia, qualcuno ha tentato di imitarla.”

E in merito ad una mail del 10 giugno 2013 riguardante il pagamento degli oneri sociali il teste ha affermato di non esserne a conoscenza, “altrimenti me ne sarei preoccupato visto gli alti importi in gioco, per i quali mi sarei ritrovato ad essere debitore solidale in quanto amministratore. Dai primi interrogatori ho interrotto i miei rapporti con Giradi.” 

La difesa: “E le dichiarazioni avs allora chi le preparava?”

“Fino al 2011 le ho preparate io (dichiarazione salario da 26'400 riguardante il 2010 ndr, agli atti come sottrazione d’imposta, a fronte di un salario riconducibile di 198'000) , dal 2012 non le ho più fatte perché non mi veniva fornita la documentazione necessaria.” 

“Avevo accesso ai conti – ha aggiunto il teste su esplicita richiesta del giudice –, potevo andare allo sportello a prelevare, cosa che ho fatto per ricevere il compenso che mi spettava e che non ricevevo se non in parte. Mi hanno accusato di furto per questo. Ma ancora oggi vanto uno scoperto che non mi è stato ancora saldato.”

Difesa: “Perché ha dato le dimissioni? Non forse perché Girardi le ha detto che non era il beneficiario economico dell’azienda?”

L’amministratore: “Sì, e io come amministratore non potevo accettare di non sapere chi fosse l’avente diritto economico della società. Girardi mi disse che aveva ceduto le azioni al portatore a un altro investitore, mi pare si chiamasse Giuseppe, ma io volevo saperlo esattamente, ma non mi è mai stata presentata questa persona né ne ho mai conosciuto le generalità. Io ho poi ritirato le dimissioni, perché per me l’unico riferimento restava ed è restato Girardi. Ho pensato semplicemente che lui non volesse più figurare come punto di riferimento e per questo mi aveva detto di aver venduto le azioni, ma in realtà nulla era mutato.”

In merito ai contributi sociali l’amministratore ha infine aggiunto: “So che ho degli obblighi come amministratore, io davo per scontato che i contributi sociali venivano versati, anche perché la società ha impiegato due anni ad essere avviata e parecchi soldi sono stati investiti, dunque davo fiducia al cliente pensando che volesse fare tutto in maniera regolare.”

Il processo per oggi si chiude qui e pertanto la requisitoria slitta a domani. E proprio in virtù del ritardo accumulato il giudice Ermani ha infine aggiunto: “Non escludo che la sentenza venga pronunciata la prossima settimana.”

dielle

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