CRONACA
Processo Girardi, Atto II. La richiesta di Perugini: “3 anni e 10 mesi da espiare. Da Girardi metodi mafiosi”
Il PP ne ha per tutti: media, banche e politica. E dopo le rivelazioni di ieri difende Bergonzoli: “Non credo proprio che sia una persona in grado, per metodi e personalità, di essere il regista di un’operazione del genere”

LUGANO – Processo Girardi, si ricomincia. Dopo la giornata di ieri, nella quale il giudice Mauro Ermani ha ripercorso la vicenda e i numerosi capi d’accusa a carico dell’imputato, interrogandolo a più riprese. Girardi da parte sua ha risposto a tutte le domande con tranquillità, incalzato a volte anche duramente dal giudice. 

Dichiarazioni eclatanti dell’imputato non ce ne sono state e il fatto forse più rilevante della prima giornata è il presunto coinvolgimento nella vicenda Barra del deputato leghista Silvano Bergonzoli, a detta dell’imputato il vero regista dell’incontro con il defunto ministro. Tanto da spingere Ermani a consigliare al procuratore pubblico Perugini l’apertura di un fascicolo a carico dell’esponente politico. 

Prima di dare la parola al sostituto procuratore generale Antonio Perugini, il giudice Ermani in chiusura di istruttoria rivolge ancora una domanda sul futuro a Girardi: “A prescindere dal giudizio al termine del procedimento quali sono le sue intenzioni in merito al suo futuro?”

Girardi: “Lascerò la svizzera e riprenderò la mia vecchia attività in Italia”

Non ha quindi nessuna intenzione di richiedere prestazioni di disoccupazione in futuro – chiede ancora il giudice?

“No, se esco dal carcere vado in Italia anche subito e a piedi, voglio tornare dalla mia famiglia. Anche se dovessi ottenere una licenza edilizia non tornerò, e l’attività del Lumino’s verrà venduta” ha rassicurato l’imputato, voglioso di riabbracciare i propri cari, come ha sottolineato. 

La requisitoria del PP Perugini

Il procuratore prima di entrare nel merito della vicenda ha voluto fare una premessa dai toni più che duri, prendendosela in particolare con i media: “Un avverbio che calza a pennello per questo processo è: finalmente! Finalmente avviene nella sede corretta, quella penale. Abbiamo sentito, letto e visto di tutto, ma sempre e solo della versione di Girardi, grazie alla sua capacità di collegarsi ai mass media, che è da master! E soprattutto sui domenicali, così da raggiungere più persone possibile.”

E la riflessione poi prosegue: “È giunta l’ora della parola della giustizia, non dei mass media! Oggi siamo in aula per ripristinare la verità processuale, non la verità personale di una parte in causa. È evidente il degrado strisciante nel nostro paese, che tende a scopiazzare il peggio di quello che avviene appena oltreconfine, dove quando arrivi in aula si è già saputo tutto sui media. E qui chi ha orecchie per ascoltare ascolti” ha chiosato il PP. 

Infine anche una frecciata alla politica: “Con la giustizia si può anche fare politica, ma attenzione perché poi viene meno il compito demandato proprio alla giustizia” 

Si entra poi nella vicenda processuale, Perugini: “La prima domanda da porsi è: chi è Girardi?” 

“Girardi – riprende il procuratore – è l’uomo che non deve chiedere mai (mostrando la foto della protesta delle prostitute a piazza Governo a Bellinzona ndr). Lui pretende, esige, impone e comanda. Sono queste le sue caratteristiche dimostrate nei fatti. Questa foto è un ceffone alle istituzioni e significa una sola cosa: Governo, qui comando io! Mi hai chiuso il bordello? E io ti porto il pullman di protesta sotto casa.”

“Ricordiamoci – ha continuato Perugini – che è uno dei primi non soggetto a problemi psichiatrici che si è permesso di denunciare il Procuratore generale, e che ha coartato un Consigliere di stato. Ma il culmine lo ha raggiunto dalle tribune domenicali chiedendo inchieste parlamentari sul suo caso…ci vuole già tutta! E il messaggio è chiaro: il Cantone è mio e me lo gestisco io. Spero che il buonsenso dei nostri politici li faccia ragionare su costi e risultati di queste esperienze in passato non abboccando a queste trappole.” 

Si passa poi alla seconda domanda che Perugini pone: “Perché Girardi è qui in Ticino? 

“Per portare il metodo dell’infiltrazione malavitosa e occupazione territoriale. Come avviene? Grazie a fattori attrattivi, che qui da noi ci sono tutti: la dispnibilità di stabili sfitti o vuoti; la disponibilità di supporti: legali, immobiliari, economici e finanziari (e qui parte il duro inciso sui banchieri in generale, che concedono soldi a personaggi dubbi senza batter ciglio) e la disponibilità degli uomini che contano (riferimento alla politica ndr), assoldati con il denaro e con una certa affinità ideologica. Aggiungiamoci norme e prassi sulla prostituzione aperte a mille alibi e la poca chiarezza su quello che deve o non deve fare l’amministrazione pubblica (altro inciso sul comportamento non certo encomiabile dei funzionari) e la disponibilità trasversale a salire sul carro del denaro facile e il quadro è lampante.”: 

Occupazione e radicamento territoriale. “Girardi – ha affermato ancora Perugini – ha macroscopicamente dimostrato di saperlo fare, provocando in serie l’inquinamento socio ambientale, grazie anche a un territorio più che ricettivo, e la corruzione ambientale, che parte dal basso, non dalle cupole! 

“Girardi – ha chiosato il PP – ha un master in questa materia: 3 anni di condanna per associazione mafiosa dove si è potuto specializzare in scienze criminali e in comunicazione criminale, diventandone lui maestro, bravissimo. Solo due cifre: 472mila file di immagini e 798 filmati trovati sul suo hard disk! Ha registrato da sempre tutto e tutti, anche dei funzionari di banca ai quali aveva richiesto il credito. Lo faceva quindi da sempre, anche quando non era arrabbiato.” 

La vicenda Barra e il caso del funzionario videoregistrato: “Protetto dal ministro perché in difficoltà personale”

Lo scopo dell’incontro – ha ricordato Perugini – era lo sblocco della pratica sulla licenza edilizia, altro che per denunciare la scorrettezza funzionari, si è trattato di una scelta oculata e voluta dunque.  E lo dice anche il buon Bergonzoli, che avrà  tutti i difetti del mondo, ma non credo proprio che sia una persona in grado, per metodi e personalità, di essere il regista di un’operazione del genere.”

“L’alto funzionario – ha spiegato il PP –  era reduce dalla tragica morte del fratello (suicidio ndr) e per questo Barra non è intervenuto subito, cercando così di proteggere il funzionario dall’emulazione, volontà riscontrata personalmente dal ministro, delle gesta del deceduto fratello.”

Infine arriva anche la richiesta di pena: “I suoi precedenti li conosciamo – ha concluso Perugini –, se se ne va dal Ticino saremo tutti contenti. La sua presenza sul territorio credo sia nefasta e diffonde il virus della malavita di rango medio superiore, a noi finora sconosciute. Attenuanti non ce ne sono e pertanto chiedo 3 anni e 10 mesi da espiare e il rinvio degli accusatori privati, come il sequestro dei beni e dell’assicurazione dell’immobile.”

Prende ora la parola l’accusatore privato che, in questa particolare vicenda, è lo Stato, rappresentato dall’avvocato Luca Marcellini, che esprime inizialmente due considerazioni proprio sulla particolarità della presenza dell’accusatore, giustificata con due ordini di motivi:  

“Quando si cerca di distorcere o condizionare il potere decisionale statale – ha spiegato l’avvocato – si fa un danno a tutta la comunità, esattamente come nei casi di corruzione, anche se in questo caso è avvenuto tramite un altro metodo, ma sempre coattivo.” 

“Secondariamente – ha aggiunto Marcellini – c’è stata la morte prematura del ministro Barra, è quindi opportuno da parte del Consiglio di Stato fare propria la lesione subita dallo scomparso ministro e rimarcarla pubblicamente.”

L’accusatore privato si associa alle conclusioni della requisitoria di Perugini e ribadisce la richiesta di pena per i la tentata coazione. 

Ermani chiude la mattinata con l’annuncio sulla sentenza, che verrà pronunciata solamente martedì prossimo alle ore 12.30. 

Appuntamento al pomeriggio con la parola alla difesa. 

dielle

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