Dopo la dura requisitoria di questa mattina del procuratore Antonio Perugini, è ora il turno della difesa, che torna sul ruolo di Bergonzoli: "È Barra stesso che dice che è Bergonzoli ad aver voluto a tutti i costi che si vedesse il filmato"

LUGANO – Uno scatenato Perugini ha tenuto alta la tensione questa mattina durante la requisitoria del processo all’ex boss del postribolo Lumino’s, toccando non senza dure critiche anche la situazione e il degrado della vita pubblica e finanziaria del Cantone.
Infine è giunta anche la richiesta di condanna di Perugini: 3 anni e 10 mesi da espiare, senza nessuna attenuante (leggi articolo correlato).
Ora è il turno della difesa dell’imputato, rappresentato dagli avvocati Filippo Gianoni ed Elio Brunetti.
A prendere la parola è inizialmente Gianoni, che premette: “Girardi era ed è una persona che ha tutti contro, ad iniziare dalla sua stessa attività, in quanto non sono pochi, non senza ipocrisia, che vorrebbero che queste attività legali cessassero.”
“Anche io stesso sono stato attaccato per aver accettato la difesa, ma non vi è giustizia senza la presenza di un avvocato. Tutti i cittadini meritano una difesa ed è solo la legge a dover riconoscere le colpe, non le opinioni.”
Tentata coazione e minaccia
I reati vengono contestati integralmente dalla difesa, partendo dalla seguente premessa: “I due funzionari, profondi specialisti di questioni simili, sono state le persone delle quali Girardi si è fidato e, sempre in buona fede, ne ha semplicemente seguito i consigli.”
Incontro con Michele Barra: “Girardi ha voluto l’incontro per mettere in discussione il ruolo e mettere in evidenza il voltafaccia dei funzionari, dopodiché è ovvio che si è discusso anche della licenza edilizia. Michele Barra, lo provano le deposizioni, aveva garantito a Girardi di occuparsi della questione con queste parole: “Allora faccia ricorso che poi ce ne occupiamo noi”. Se Barra avesse pensato di essere suscettibile di coazione, sapendo che Girardi aveva in mano un video sensibile, perché avrebbe proceduto ad incontrare il Girardi? Dov’è allora la coazione se è lo stesso ministro, conoscendo le premesse dell’incontro, ad averlo voluto?”
“Inoltre Girardi chiese di verbalizzare l’incontro, ma Barra rifiutò dicendo che si trattava di un semplice incontro informale”.
Allo stesso modo viene contestata l’accusa di minaccia.
“Barra, e questo è noto e confermato da diverse testimonianze, si voleva fare promotore dei cambiamenti sulla regolamentazione della prostituzione, cercando di modificare l’atteggiamento di forte chiusura del Consiglio di Stato e proponendo di liberare le licenze ‘fuori zona’, in quanto provocano meno problemi. Motivo in più per escludere la coazione, visto che quanto richiesto da Girardi coincideva già con la posizione del ministro sul tema.”
Su Bergonzoli: “È Barra stesso che dice che è Bergonzoli ad aver voluto a tutti i costi che si vedesse il filmato, lo provano le parole stesse di Michele Barra.”
Girardi in sostanza, secondo i difensori, era dunque in buona fede e non aveva fini coattivi quando ha incontrato il defunto ministro, se non quello di evidenziare i voltafaccia dei due funzionari.
Sfruttamento atti sessuali e promovimento prostituzione
Anche in questo caso i reati vengono integralmente contestati, in particolare in virtù di due motivi: “In merito al sistema di videosorveglianza e del relativo tassametro di prestazioni sessuali, l’atto d’accusa è inficiato da due grossi peccati originali: 1. Sfruttamento atti sessuali: a parte una, nessuna delle altre ragazze è stata sentita, non si capisce dunque come si configuri il reato. 2. Il procuratore ha indicato la cifra d’affari: non si possono indicare semplicemente le cifre d’affari sulla base dei documenti delle contribuzioni, la cifra d’affari non rappresenta il guadagno, è tutt’altro. Chiedo pertanto il proscioglimento da queste accuse.”
A parlare è ora Brunetti, e anche lui parte da una premessa: “Sono profondamente sorpreso dalla censura pesante e veemente che stamattina il procuratore ha scagliato contro la libertà d’espressione dell’imputato che, pur essendo, o forse ancora di più a ragione, in carcerazione preventiva, ha il diritto di esprimersi come meglio preferisce. Si tratta di diritti fondamentali garantiti anche da sentenze della corte europea dei diritti umani.”
Per quanto riguarda la ripetuta violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa d’immagini l’imputato riconosce gli addebiti. Mentre il reato di registrazione clandestina di conversazioni viene a cadere in virtù del ritiro della denuncia da parte del querelante.
Tentata truffa (disoccupazione OCST ndr) e falsità in documenti
Questi due reati vengono per contro integralmente contestati dalla difesa: “Girardi – ha spiegato Brunetti – non si è mai occupato degli aspetti contabili e amministrativi della Room service SA, come allo stesso modo è provato da un documento agli atti che non era Girardi l’avente diritto economico dell’azienda, lo era solo per la Motel Lumino Sa”.
Anche per quanto riguarda le dichiarazioni di salario la difesa sostiene che i documenti della tassazione d’ufficio del 2012, cresciuti in giudicato, attestano e corroborano lo stipendio di 198'000 franchi (16'500 mensili ndr). “Così come sono dimostrati i versamenti bancari mensili in contanti a pagamento dei mutui di Girardi, che ammontano a poco meno di 10mila franchi mensili, mentre allo stesso tempo manteneva la famiglia. Il dato è inequivocabile e l’imputato non avrebbe potuto sostenere queste spese con uno stipendio di 6'000 franchi come sostenuto dall’accusa.”
La stessa linea è sostenuta anche in merito dei pagamenti dei contributi sociali: i documenti sono agli atti e la situazione e le responsabilità sono chiare, grazie anche alla testimonianza dell’amministratore unico, che conferma l’invio della documentazione all’istituto delle assicurazioni sociali e come il riferimento amministrativo non fosse per lui Girardi.
Per la difesa insomma non vi è stato nessun inganno ai danni della cassa OCST e nessuna falsità in documenti, chiesto pertanto il proscioglimento dalle accuse.
Reati fiscali e sottrazione d’imposta
“Iniziamo con il dire che questi reati non sono stati minimamente istruiti, se non con il confuso atto d’accusa” ha esordito Brunetti.
“È notorio e pacifico che i bilanci sono veritieri, in quanto preparati dall’amministratore unico secondo i criteri corretti. Lo prova la testimonianza dell’amministratore.”
Inoltre in merito alla frode fiscale, secondo la difesa, l’autorità fiscale preposta non ha mai segnalato il reato di frode all’autorità giudiziaria, come è prassi abituale.
Per questi motivi, e in quanto non beneficiario economico della Room service sa, viene chiesto il proscioglimento dalle accuse.
Impedimento di atti dell’autorità (aver cercato di impedire alla polizia di chiudere forzatamente il locale e apporre i sigilli ndr)
“La chiusura doveva essere parziale, mentre senza nessuna proporzionalità si è voluto procedere con la chiusura totale dell’attività. Inoltre senza una decisione del ministero pubblico la polizia non avrebbe potuto allontanare le ragazze dall’immobile, che vivevano lì con regolare contratto d’affitto. Girardi denuncia inoltre delle percosse ricevute da un commissario di polizia in quell’occasione, testimoniate da un filmato agli atti.”
Per la difesa l’intera operazione è stata dunque un abuso d’autorità, anche in virtù delle percosse, e viene pertanto chiesto il proscioglimento.
Mancato pagamento o sottrazione parziale di contributi AVS
Brunetti ribadisce nuovamente l’estraneità di Girardi dalle questione amministrative.
In particolare viene chiesto il proscioglimento per gli anni 2011 e 2012 (sempre in virtù dio documenti agli atti e della tassazione d’ufficio 2012).
Per la mancata notifica dei contributi 2013 la difesa sostiene l’impossibilità di presentare la documentazione visti i sigilli apposti dalla polizia e l’impossibilità a fruire della necessaria documentazione contabile.
Viene pertanto chiesto il proscioglimento integrale dalle accuse anche in questo caso.
La richiesta di commisurazione della pena
Arriva infine anche la richiesta di commisurazione della pena da parte della difesa: “Viste le richiese di proscioglimento della difesa, chiediamo una semplice pena pecuniaria unicamente per il reato di ripetuta violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa d’immagini.”
“La pena di 3 anni e 10 mesi è il frutto di una volontà punitiva e priva di qualsiasi finalità socializzante, è totalmente sproporzionata. Qualora la Corte non dovesse seguire l’impostazione della difesa chiediamo comunque la sospensione condizionale della pena, totale e non parziale, certamente non l’espiazione. Chiediamo pertanto la scarcerazione di Girardi al coincidere dell’emissione della sentenza. La pena detentiva massima richiesta è di 12 mesi di detenzione sospesi condizionalmente per due anni, oppure in via subordinata a 14 mesi, con 7 già espiati e 7 sospesi per tre anni. Chiedo infine il dissequestro di tutto quanto ora è sotto sequestro” conclude l’avvocato Gianoni, facendo leva anche sui sette mesi già scontati preventivamente e su alcune attenuanti circostanziali, come il contesto, le ‘promesse’ e i consigli dei funzionari, la tolleranza iniziale delle autorità e la buona fede dell’imputato.
Il processo si chiude qui. Appuntamento a martedì alle 12.30 per la lettura della sentenza.
dielle