CRONACA
Le imprese di pulizie contro il lavoro nero: “Preoccupati dal fenomeno padroncini”
Questa mattina ha avuto luogo l’assemblea annuale dell’AIPCT, al centro dell’incontro il nuovo contratto collettivo e la lotta al lavoro sommerso. Il presidente Thoma: “Più tutelati grazie al nuovo CCL”

LUGANO – Le imprese di pulizia sono di recente balzate, spesso loro malgrado, agli onori delle cronache, basti pensare ai “mandati locarnesi” o al caso che ha travolto Banca Stato. Non è mai corretto però fare di tutta l’erba un fascio, e a ribadirlo è proprio l’Associazione Imprese Pulizie Canton Ticino, riunita questa mattina nell’annuale assemblea e in prima linea nella lotta al lavoro nero. Abbiamo pertanto raggiunto il presidente Paolo Thoma per capire meglio le attività e le problematiche di questo importante settore.

“Il nero sporca, puliamolo insieme”

È questo l’emblematico titolo dato al comunicato che accompagna la presentazione dell’assemblea annuale, che sottolinea come “nonostante il lavoro nero sembri garantire molti vantaggi nel breve termine, a lungo andare crea gravi problemi sia al dipendente che al datore di lavoro. Il lavoro nero comporta inoltre minori entrate ai vari enti che sono quindi costrette ad aumentare i tassi. Il lavoro non dichiarato crea inoltre incertezze e favorisce anche atteggiamenti razzisti.” 

Per questo motivo il settore si è dotato di un CCL, “decretato di forza obbligatoria dal Lod. Consiglio di Stato, ha come obiettivo quello di contrastare lavoro nero, dumping salariale e deregolamentazione selvaggia. Il CCL tutela dunque i diritti dei lavoratori e delle aziende.”

L’intervista 

Paolo Thoma, innanzitutto quando è nata e di che cosa si occupa l’associazione?

“L’associazione è nata nel 1998 e si occupa principalmente della difesa degli interessi delle aziende del settore, della promozione della formazione, della sicurezza all’interno delle aziende, dell’apprendistato e naturalmente del contratto collettivo del lavoro.”

Che cosa comporta il nuovo CCL e chi è obbligato a sottostarne? 

“Il primo CCL in forma volontaria è stato introdotto nel 2008, sottoscritto da alcune ditte, mentre l’obbligatorietà è arrivata a gennaio 2013 e adesso siamo in fase di rinnovo ed è in corso una trattativa per un miglioramento delle condizioni salariali. Con questo contratto abbiamo parametrizzato e regolarizzato determinate situazioni che fino a qualche anno fa erano ‘libere’, mettendo un po’ di ordine nel settore…”

“Grazie al CCL abbiamo anche la possibilità di intervenire, segnalando alla commissione paritetica, per combattere o quantomeno scoprire con controlli mirati tutte quelle zone grigie e quelle situazioni poco trasparenti, se non addirittura nere. Dopodiché non abbiamo la presunzione di risolvere tutto con il CCL, anche perché non abbiamo dati specifici sul lavoro nero, ma qualche situazione del genere sicuramente c’è nel settore.”

Com’è al momento la situazione sul fronte del lavoro non dichiarato, visto che spesso il settore viene ritenuto foriero di situazioni ‘in nero’? 

“Dalle informazioni che noi abbiamo come associazione non possiamo confermare questa idea o sentimento, presumiamo però che almeno a livello privato in alcuni casi le situazioni di abuso effettivamente ci siano, ma non abbiamo certezza sui dati. È vero che spesso vediamo alla mattina presso le nostre dogane diversi furgoncini provenienti da oltre confine carichi di ragazze e ragazzi che entrano, ma dove vanno a lavorare non si sa.”

Siete dunque confrontati anche voi con il fenomeno padroncini?

“Sì, possono essere anche dei singoli privati che con la propria auto entrano per fare dei piccoli lavoretti, infatti penso che svolgano principalmente lavori di piccola entità, in quanto un palazzo di un certa importanza o delle case grandi non possono essere svolti da dei singoli. Ad ogni modo noi abbiamo anche ditte piccole che si occupano di lavori del genere e questa situazione va tutta a loro svantaggio, sarebbe opportuno che questi lavori venissero assegnati sul territorio.”

Infine una domanda di cronaca recente: la ISS, al centro della nota vicenda Banca Stato, è una vostra associata. Avete avuto modo di approfondire la questione e la presunta concorrenza sleale subita? 

“No, non sappiamo esattamente cosa sia successo se non per le informazioni frammentarie lette sulla stampa. Il mercato è libero così come la scelta del cliente, ma è chiaro che vanno rispettati determinati criteri per operare nel settore, ma nel caso concreto non mi sento di giudicare viste le poche informazioni a disposizione.”

dielle

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