Da questa mattina i lavoratori delle cave hanno incrociato le braccia per chiedere migliori condizioni di lavoro. Pieno sostegno di Ocst e Unia, che denunciano i metodi intimidatori dei padroni. Consegnata una petizione al presidente del Governo

BELLINZONA – Lo sciopero dei lavoratori delle cave di granito ticinesi rischia di protrarsi a lungo. A sostenerlo sono i due principali sindacati ticinesi, Unia e Ocst, che con due comunicati hanno dapprima denunciato i metodi intimidatori e arroganti messi in atto dall’associazione padronale di categoria, che ha predisposto agenti di sicurezza privata e avrebbe fatto pesanti pressioni sugli scalpellini per spingerli a interrompere l’agitazione e tornare al lavoro, e in seguito hanno ribadito il pieno sostegno ai lavoratori.
Lo sciopero era stato annunciato poco più di un mese fa (leggi articolo correlato) e stamattina ha preso prontamente avvio come previsto. Incrociando le braccia i lavoratori del granito chiedono, vista anche la porta chiusa alla trattativa con i sindacati, un’inversione di rotta nelle politiche del personale:
- riconoscendo il diritto dei lavoratori di disporre di un contratto collettivo che ne fissi le condizioni lavorative,
- comprendendo che è nell’interesse dell’intera industria del granito poggiare su un rapporto di dialogo e di collaborazione tra dipendenti e datori di lavoro, tra sindacati e associazione padronale.
“La linea arrogante e insulsa dell’associazione padronale – scrive l’OCST – contrasta del resto con l’esigenza, in un contesto di libera circolazione delle persone e di acuta competizione economica, di tutelare il settore del granito unendo tutte le forze attive sul territorio.”
L’incontro con Bertoli e la consegna della petizione
In seguito, nel corso del pomeriggio, una gruppo di scalpellini è stato ricevuo dal Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli. L’incontro è stato richiesto dai lavoratori del settore, con l’obiettivo di presentare al Governo le ragioni dello sciopero decretato per la giornata odierna e per consegnare una petizione che chiede al “Consiglio di Stato - attraverso una necessaria opera di mediazione - di convocare i vertici dell’AIGT ed i rappresentati dei lavoratori al fine di risolvere al più presto questo conflitto contrattuale.”
Di seguito il testo integrale della petizione consegnata a Bertoli.
“Il settore del granito, da più di due anni e per esclusiva volontà dell’Associazione Industrie del Granito Ticinese (AIGT), si ritrova in uno stato di assoluta incertezza contrattuale: il contratto collettivo di lavoro settoriale valido per il cantone Ticino non è stato più rinnovato dal 1. gennaio 2012.
L’AIGT, ancorché vincolati al Contratto Nazionale Mantello dell’edilizia principale (CNM) in virtù del Decreto di obbligatorietà generale conferito dal lodevole Consiglio Federale, continua - nella totale illegalità - ad ignorarne l’assoggettamento.
Parallelamente, l’AIGT si prodiga al cospetto dei partner contrattuali nazionali per un’uscita dal citato CNM con un unico intento: peggiorare le condizioni di lavoro, innescando una chiara dinamica di dumping salariale e contrattuale.
Per i quasi 300 lavoratori occupati nelle cave e nei laboratori del cantone Ticino significa, se non bastasse, perdere il buon diritto al pensionamento anticipato a 60 anni.
Il perdurare di questa situazione porta ad acuire le tensioni tra datori di lavoro e lavoratori. A livello di appalti pubblici (conformemente alla LCPubb), le stesse imprese non possono presentare la dichiarazione di rispetto del CNM, sono di conseguenza escluse dalle commesse e - di fatto - aprono il mercato alla concorrenza sleale interna e estera.
Gli scalpellini del cantone Ticino, oggi in sciopero, chiedono pertanto a codesto lodevole Consiglio di Stato - attraverso una necessaria opera di mediazione - di convocare i vertici dell’AIGT ed i rappresentati dei lavoratori al fine di risolvere al più presto questo conflitto contrattuale.”
red