L’ex re della movida luganese non vuole lasciare la Svizzera e ha impugnato la decisione di revoca del permesso C, che equivale di fatto all’espulsione, decisa in maggio dal Consiglio di Sato

LUGANO – “Sono in Ticino da 25 anni, dove ho moglie e figli, ho capito i miei errori, non sono pericoloso e voglio restare.” Sono queste in parole povere le motivazioni addotte da Hector “Tito” Bravo Moron e dal suo avvocato Elio Brunetti nel ricorso inoltrato al Tribunale cantonale amministrativo, in merito alla decisione di revoca del permesso C, che equivarrebbe all’espulsione dalla Svizzera. Lo riporta il sito Rsi.ch
La decisione era stata infatti confermata dal Consiglio di Stato lo scorso maggio e consisteva nell’epilogo della condanna penale dell’ex re della movida luganese per amministrazione infedele e bancarotta fraudolenta.
Il 47enne, che oggi lavora come magazziniere, ha dunque giustificato il suo ricorso su tre livelli: la non pericolosità individuale, il lungo periodo trascorso in Ticino (25 anni) e i legami famigliari (moglie e figli sono cittadini svizzeri ndr).
red