CRONACA
Tre giovani ticinesi e il Sudafrica, così nasce la nuova start up calzaturiera. “Impresa sociale e scarpe comode per tutti!”
African Handmade Shoes è un progetto nato in Ticino grazie alla volontà e allo spirito imprenditoriale, senza dimenticare gli aspetti sociali, di tre ragazzi. Abbiamo raggiunto l’ideatore Paul Burggraf per capire meglio di cosa si tratta

LUGANO/CAPETOWN – In Ticino si sente spesso parlare, da più parti e trasversalmente, della mancanza di uno spirito imprenditoriale, dovuto anche alla concentrazione storica dell’economia più avanzata nel settore terziario, che andrebbe secondo i più attivato e sviluppato, per dare nuova linfa a un’economia che con la fine del segreto bancario e la crisi finanziaria globale rischia di ritrovarsi almeno in parte a terra. 
Insomma siamo sempre cresciuti nel mito “del posto in banca”, con un’avversione al rischio e al fallimento molto sentiti in una popolazione storicamente prudente. 

Così però non la pensano Paul Burggraf, Maria Terminio e Andrea Kukalaba, i tre giovani ticinesi che si sono lanciati in un curioso e interessante progetto imprenditoriale a cavallo tra Ticino e Sudafrica, dove vengono prodotte le scarpe che poi vengono vendute online. 

Una scelta, quella del luogo, non scontata, visto che produzioni simili tendono a stabilirsi in Asia dove i costi di produzione sono di molto inferiori, ma che è figlia dell’esperienza personale dell’ideatore del progetto e della sensibilità sociale dei tre giovani, che vogliono così fare impresa in modo etico. 

Abbiamo pertanto raggiunto l’ideatore e cofondatore Paul Burgraff per capirne di più. 

Paul, innanzitutto, come le è venuta l’idea di andare a produrre le calzature a Capetown per rivenderle qui da noi? 

“Personalmente sono 10 anni che mi reco in Africa, la prima volta è stata dopo il liceo quando ho fatto un anno sabbatico. Da lì ho mantenuto uno stretto rapporto con il continente facendovi spesso ritorno. Nel 2007 ho incontrato Arnold, che è uno dei calzolai, e da quando l’ho conosciuto ogni volta che scendevo mi facevo fare un paio di scarpe da lui. Da lì è nata un po’ l’idea, visto che le scarpe che portavo raccoglievano molti consensi qui da noi, anche per dare una mano a loro ad espandere il proprio mercato, portando i prodotti in Europa e facendoli conoscere. Dopodiché l’idea è stata sviluppata e, con Andrea e Maria, ma anche grazie ad alcuni investitori che hanno creduto nel progetto, abbiamo capito che avrebbe potuto avere un potenziale. Pertanto a luglio dello scorso anno siamo partiti ufficialmente con le prime produzioni e con il marchio, sempre mantenendo il vincolo, autoimposto, dell’imprenditorialità sociale.”

Ci spieghi meglio il concetto. 

“Significa che noi in Sudafrica offriamo delle condizioni di lavoro molto buone, quasi paragonabili alle nostre, e anche gli stipendi pagati sono ben oltre la media del paese. Un altro aspetto ‘sociale’ riguarda il mantenimento della professione di calzolaio, che da noi è praticamente sparita, e l’intenzione è dunque quella di salvaguardare una tradizione artigianale specializzata tramandata di generazione in generazione.”

Che tipologia di calzature offrite? 

“Inizialmente abbiamo proposto delle scarpe in pelle per la stagione fredda, ma, con l’arrivo di quella calda, che coincide con il nostro primo vero e proprio periodo di attività, ci siamo spostati verso dei modelli colorati e leggeri tipo ‘espadrillas’, decorati da delle stoffe africane molto belle e particolari. La scelta di semplificazione è stata anche condizionata dalle molte difficoltà che un’attività di start up comporta, in questo modo per noi è un po’ più semplice iniziare e anche la motivazione rimane molto alta. I riscontri finora sono stati infatti molto positivi e questo ci dà gli stimoli giusti per continuare e fare nuovi investimenti.”

Vi concentrate essenzialmente sul mercato ticinese o avete anche mire “espansionistiche”? 

“Il nostro mercato è per ora principalmente quello svizzero, molte comande sono infatti arrivate anche da fuori cantone. Abbiamo avuto anche un’importante richiesta dall’estero, ma per quest’anno, anche per motivi pratici, ci siamo limitati all’Europa. Si tratta principalmente di scelte pratiche, perché andare più lontano farebbe aumentare notevolmente i costi di trasporto, come quelli attualmente insostenibili per un marketing mirato che travalichi i confini nazionali.”

So che il vostro progetto inizialmente prevedeva di offrire ai clienti scarpe su misura. Avete abbandonato questo modello di business? 

“Sì l’abbiamo abbandonato, almeno attualmente. Sarebbe bello tornarci, ma diciamo che chi riuscirà a trovare il modo per vendere scarpe su misura online diventerà probabilmente ricco, visto che la vendita delle ‘normale’ online, anche se funziona piuttosto bene, è uno dei settori che fa più fatica a decollare, in quanto nei clienti prevale sempre un certo scetticismo, non potendola provare, riguardo ai numeri e al modo di calzare di una scarpa, e quindi i ritorni di merce sono sempre molti. D’altra parte il sistema e il tipo di calzature che inizialmente avevamo scelto per cercare di offrirle su misura, che comunque funzionava, comportava dei costi e delle complicazioni tecniche difficilmente sostenibili. Per ovviare a entrambi i problemi abbiamo progettato questa scarpa molto semplice e versatile che, anche se magari inizialmente calza un po’ piccola, dopo averla indossata per poco tempo si adatta al piede. Infatti, cosa che ci fa molto piacere, riceviamo moltissimi riscontri entusiasti sulla comodità dei nostri modelli, ottenuta grazie a una scelta oculata dei materiali e in particolare della suola, figlia di una lunga ricerca.” 

Prossimi passi? 

“Con l’autunno spariremo un po’, ci prenderemo del tempo per valutare questa prima esperienza e fare bene tutti i calcoli, essendo il primo anno tante cose devono venire valutate attentamente. Dopodiché l’intenzione è quella di tornare in primavera, questa volta con delle scarpe in pelle, ma molto leggere, insomma rimanendo sul comfort e la comodità, senza rinunciare al tocco tipico africano e all’aspetto sociale dell’impresa.”

Mi ha già detto dei riscontri positivi sulla comodità, ma come è stata l’accoglienza sul mercato? E resterete sulla vendita online o pensate magari di aprire uno shop? 

Il benvenuto del mercato è stato più che positivo, alla fine le tante persone che hanno già acquistato, se si riveleranno soddisfatte, e così sembrerebbe, non potranno che essere i nostri miglior ambasciatori. Il passaparola è molto importante in questo senso, le nostre aspettative sono dunque ottime. Per quanto riguarda la vendita sarebbe bello aprire un nostro negozio, ma ancora una volta vanno valutati attentamente costi e opportunità, non vogliamo fare il passo più lungo della gamba; direi che per i prossimi due anni non procederemo in questo senso. Però riforniamo già attualmente diversi negozi, proprio mentre parliamo sto preparando un lotto che andrà in un negozio in Bahnofstrasse a Zurigo, una splendida e importante vetrina per noi, ne siamo lusingati.”

“Per maggiori informazioni sul progetto e sulle nostre scarpe visitate il nostro sito www.africanhandmadeshoes.com/it/, la nostra pagina facebook o instagram.” 

Guarda il bel video realizzato per promuovere questa nuova idea tutta ticinese. 

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