Il nuovo direttore dell’informazione Rsi ha tenuto il suo primo plenum, fornendo dati e impressioni. Lo abbiamo raggiunto per una chiacchierata sui temi ‘scottanti’ e sulle note liete

COMANO – Da circa un mese la Rsi ha un nuovo direttore dell’informazione: si tratta di Reto Ceschi, che è succeduto nel ruolo a Maurizio Canetta, ora alla guida del colosso di Comano. Proprio recentemente il neo direttore ha tenuto il suo primo plenum, fornendo alcuni dati interessanti.
A spiccare, tra le informazioni fornite, sono i costi sostenuti per la nuova piattaforma web e una presunta emorragia di contatti, la crisi degli ascolti di Rete Uno e le note ben più liete provenienti dalla tivù, dove in particolare il Quotidiano riscuote un grandissimo successo.
Lo abbiamo pertanto raggiunto per capire meglio cosa sta accadendo, e cosa accadrà, nei tre settori in questione, ma anche per sondarne le prime impressioni a poco meno di un mese dall’”entrata in servizio”.
Reto Ceschi, iniziamo dalla novità più recente: dalle informazioni raccolte ci risulta che per la nuova piattaforma web siano stati spesi 3,5 milioni di franchi. È corretto?
“Sì, le cifre per la nuova piattaforma sono sostanzialmente quelle. C’è stato un forte investimento, perfettamente in linea con la volontà della SSR di puntare maggiormente sul web e sul multimediale. Si tratta di investimenti che in futuro svilupperanno tutto il loro potenziale.”
Ci risulta però che con la migrazione sul nuovo portale, tra aprile e maggio, sono stati persi 27mila contatti. È così?
“Sono dei dati che non sono in grado di confermare, quello che posso dire è che siamo in una fase continua di messa a punto del sito. Siamo sulla strada giusta per renderlo stabile e il più completo possibile. Oltre agli investimenti finanziari ce ne sono di importanti anche e soprattutto in idee e contenuti. Alcuni già si vedono, la redazione online sta lavorando bene, altri li stiamo mettendo a punto.”
Il costo del nuovo progetto non è comunque indifferente, siete soddisfatti del prodotto finale, anche se ancora da affinare?
“Sarò e saremo contenti quando il sistema garantirà la massima efficacia, perché abbiamo l’ambizione di fare molto di più e ancora meglio.”
Passando alla radio, sempre da quanto appreso, ci risulta che anche lei abbia definito la rete ammiraglia Rete Uno noiosetta, antica e polverosa. Conferma quest’analisi? Se sì, come prevedete di intervenire?
“La definizione, piuttosto severa, non è mia. A fine maggio, quando abbiamo commentato il calo degli ascolti di Rete Uno, abbiamo giudicato le caratteristiche della nostra rete ammiraglia. Alla presenza del direttore uscente e di quello entrante, una trentina di persone hanno analizzato senza troppa diplomazia la situazione. Abbiamo analizzato tutta l’offerta, e l’informazione è solo una parte del palinsesto della Rete Uno, rilevando pregi e difetti e decidendo di darci un calendario per trovare soluzioni con un piano in due tappe: alcuni interventi già a settembre e un intervento più radicale a partire da gennaio 2015. È un processo in corso e ci stiamo lavorando con spirito trasversale e collaborativo. Abbiamo individuato alcuni elementi critici, ma non va dimenticato che parliamo di una rete che ha indici di ascolto ancora molto alti.”
Preoccupati sì, ma anche fiduciosi dunque?
“Sì, assolutamente anche perché è importante rilevare che il calo degli ascolti di Rete Uno è aziendalmente compensato dalla crescita praticamente parallela di Rete 3. Una riflessione va comunque fatta e, personalmente, per quanto riguarda l’informazione l’avrei avviata indipendentemente dal calo degli ascolti.”
Passando a note più liete e a un altro ambito: per quanto riguarda la televisione, dal punto di vista informativo, i dati sono più che confortanti, ad iniziare dagli ascolti eccezionali del Quotidiano. È soddisfatto?
“Molto soddisfatto. Quotidiano, telegiornale, Patti chiari, Falò, mettiamoci anche 60 minuti, vanno molto bene dal punto di vista degli ascolti. Il Quotidiano va bene da anni, ma adesso ha veramente il vento in poppa, come Patti chiari che ha fatto miglior stagione della sua storia. Per l’informazione regionale si potrebbe parlare di miracolo ‘quotidiano’, siamo davvero soddisfatti, anche di "Turné", lo speciale culturale del sabato.”
Ecco, proprio sullo speciale Turné però a noi risulta che sarebbe forse l’unico aspetto negativo e che farebbe perdere entrate pubblicitarie. Non è così?
“No, assolutamente no. Il Quotidiano ha sempre avuto al sabato un'attenzione particolare alla cultura, e ribadisco che "Turné" va molto bene. È chiaro che nel fine settimana il pubblico, come anche la cronaca, sono differenti e non si possono sempre raggiungere i livelliquantitativi della settimana. Ma "Turné", impaginato e inserito bene come è stato fatto per questa prima stagione ha un ottimo impatto, anche a livello di ascolti, arrivando stabilmente al 40-45%, risultatinotevoli per un approfondimento culturale. Ad ogni modo, anche dove le cose vanno bene, non è nostra intenzione dormire sugli allori: il processo di miglioramento è continuo e i margini di crescita ci sono.”
Dai dati ufficiali l’informazione Rsi, tra video, radio e web, costa 50 milioni all'anno. Ritiene coerente questa cifra con una realtà piccola come quella del Ticino?
“La RSI è un'azienda nazionale, non ticinese. Bisogna prima di tutto dire che questa cifra comprende tutti i costi, dalla a alla z, e rappresenta esattamente un quinto del budget totale Rsi. Se il Paese vuole una radiotelevisione svizzera di lingua italiana, questa è una cifra coerente. È sufficiente confrontare i nostri costi di produzione al minuto, di molto inferiori, con quelli praticati oltralpe, per non parlare dell’estero. Se si volesse solo una tv ticinese 50 milioni sarebbero troppi, ma se si vuole, come credo, valorizzare un'azienda multimediale di servizio pubblico in lingua italiana per tutta la Svizzera, e sottolineo il concetto, come richiesto dal nostro mandato, allora i costi sono come detto ponderati, anche perché non è che noi ci limitiamo a un servizio di traduzione di quanto proposto oltre Gottardo, gran parte di quello che noi offriamo è un nostro prodotto. Si può sempre decidere di fare delle produzioni low cost, ma la bassa qualità non è sicuramente, come azienda nazionale, il nostro obbiettivo. E questo non vuol dire non fare attenzione agli sprechi: la razionalizzazione e il contenimento dei costi rimangono nostri obbiettivi primari.”
Infine una domanda sul suo nuovo ruolo: come è andato il suo primo periodo alla guida dell’informazione? Sensazioni e impressioni?
“Diciamo pure solo le prime tre settimane (ride ndr). Bisognerebbe chiedere agli altri cosa ne pensano, ma devo dire che l’impatto con il ruolo per me è stato senz’altro positivo, il fatto di conoscere già molto bene l’azienda facilita il mio compito, perlomeno inizialmente, garantendomi un’operatività forte e immediata. Per noi è importante non perdere tempo in partenza. La sfida è e sarà comunque per me sempre impegnativa e stimolante.”
dielle