Dopo il grande successo ottenuto con la manifestazione di Copenaghen abbiamo raggiunto Ivan Paù-Lessi, padre ed ex municipale di Giubiasco, per una chiacchierata. “Ha sempre preso tutto, nella musica come negli studi, con passione e gioia”

GIUBIASCO – Dopo la finale dell’Eurovision Song Contest, Sebalter è ormai il prezzemolino del Ticino: televisione, concerti, interviste, …il fischiettante ‘cacciatore di stelle’ è onnipresente. E a ragione: con il suo tredicesimo posto conquistato a Copenaghen il giubiaschese ha portato a casa uno dei migliori risultati ottenuti dalla Svizzera negli ultimi otto anni.
Un successo che corona anni di studio e di passione per la musica, come ci racconta Ivan Paù-Lessi, ex municipale di Giubiasco e padre della star ticinese del momento. Ed è proprio dalla partecipazione di Sebalter all’Eurosong che comincia la nostra chiacchierata con Paù-Lessi.
“È stata un’avventura piacevolissima – racconta –, che ha coinvolto tutta la famiglia. Mia moglie è andata in Danimarca, ha vissuto tutto in prima persona e per lei è stata davvero un’esperienza unica, ma anche viverlo da casa è stato emozionante e coinvolgente. Stando in Ticino ho avvertito il clima che si era creato: c’era in qualche modo un coinvolgimento da parte di molti e una grande attesa, un’atmosfera di ‘festa’ davvero piacevole”.
Ma quando, chiediamo, nel 2012 Sebalter ha lasciato i Vad Vuc per intraprendere la carriera solista, vi aspettavate una svolta simile? “La decisione di provare un’altra strada e cercare altre esperienze era comprensibile. Però da qui ad andare a pensare che a distanza di poco più di un anno questo nuovo percorso l’avrebbe portato a vincere le selezioni in Svizzera e a partecipare alla finale di Eurosong… beh, non ce lo immaginavamo proprio ed è stata davvero una bellissima sorpresa!”
Fatto ritorno a casa, Sebalter si è già rimesso all’opera, fra una manciata di giorni infatti è prevista l’uscita di un nuovo singolo: “Sta lavorando con la passione che l’ha sempre contraddistinto fin da piccolino”.
Ne approfittiamo quindi per riavvolgere il nastro e farci raccontare come nasce la passione di Sebalter. “La musica è stata sempre una presenza costante in casa, spaziavamo da quella classica ai cantautori italiani e inglesi. Fino a poco fa avevamo ancora i vinili, ma era prima che Sebastiano ce li sequestrasse! – scherza Ivan– E questa presenza è rimasta nella sua crescita”.
“Mia moglie e io – racconta ancora – volevamo che entrambe i figli avessero la possibilità di avvicinarsi alla musica fin da piccoli”, spiega Ivan, raccontando che il primo approccio con gli strumenti arriva già alla scuola dell’infanzia: “C’era questa maestra di Lumino che faceva entrare i bambini in contatto con la musica attraverso il gioco. È stata davvero una bellissima esperienza per loro”.
Finito questo primo anno arriva però il momento di scegliere lo strumento. “Eravamo un po’ in ansia – racconta scherzando – perché di solito tutti sceglievano il piano e la nostra casa è davvero piccolina, non avremmo proprio saputo dove metterlo!” Ma la scelta di Sebalter, si sa, cadrà sul violino: “Un suo compagno di scuola aveva appena iniziato a suonarlo e lui ne era rimasto affascinato fin da subito”.
A sei anni Sebastiano entra quindi alla Scuola d’Archi Vivaldi che frequenterà fino alla maggiore età. E proprio a questo periodo sono legati i ricordi a cui papà Ivan è più affezionato: “È stato un impegno piacevole anche per noi: i genitori dovevano seguire le lezioni dei ragazzi in modo da aiutarli a riprendere durante la settimana quanto fatto. E così, anche per stimolarli, con mia moglie al violino e io al flauto, ci siamo messi a fare dei piccoli concerti casalinghi con i ragazzi. Anche perché agli inizi prima di beccare la nota…”.
…per qualche tempo le orecchie in casa Paù-Lessi sono state messe a dura prova quindi. “Eh sì, gli inizi con il violino non sono mai facili – commenta ridendo –, ma Sebastiano ha sempre avuto grande piacere a suonare e si è sempre impegnato molto. E in generale ricordo con piacere gli anni della Scuola d’Archi fra concerti, trasferte e colonie musicali: era una gioia vedere questo gruppo di ragazzi suonare e sicuramente lì è nata una grande passione per la musica in tutti loro”.
Ivan racconta tutto cercando però di non diventar troppo sentimentale (“Non voglio fare il classico padre che parla del figlio…”, ironizza), ma toccando il tasto ricordi… “Mia moglie e io l’abbiamo visto con gioia crescere con la musica. Lo si andava a svegliare al mattino e ti trovavi davanti questi occhioni e un sorriso che erano un raggio di sole che illuminava la camera. Sebastiano è sempre stato così: allegro e gioioso dall’inizio alla fine della giornata e ha sempre preso tutto, nella musica come negli studi, con passione e gioia, ma anche con tanto impegno”.
Cambiamo registro e prima di lasciarci chiediamo: ma a lei, la musica di Sebalter piace? E il fischiettio che notiamo in sottofondo mentre poniamo la domanda sembra già darci la risposta. “È mia moglie che sta armeggiando col computer. Ormai l’abbiamo sentito spesso qui in casa – risponde ridendo –. È un genere che a me piace. Venerdì scorso ero al concerto che ha fatto a Lugano in Piazza Manzoni ed era anche emozionante vedere come tutti i presenti, dai bambini agli adulti, erano coinvolti dalla musica. Mi sembra che sia un genere che in qualche modo conquista molti”.
ibi