Chi ha procurato quel gioiello al Museo della pesca di Caslano? Quanto è costata l'operazione? E perché per la sorveglianza si son scelti un esperto israeliano e un mercenario? Le risposte a settembre

CASLANO – Mancava solo una scena, quella della conferenza stampa. I giornalisti sono venuti a sapere che la casa d’asta londinese Sobetis (sic) ha deciso di prestare un gioiello di inestimabile valore al museo della pesca di Caslano, il Pesce d’Oro. E vogliono sapere i dettagli.
Così Gianrico Corti, presidente del Gran Consiglio, in veste di presidente dei Musei del Malcantone (ruolo che ricopre veramente), accetta di incontrare la stampa. Raffica di domande sul perché e sul per come il gioiello è arrivato a Caslano. E sui dettagli: quanto è costata l’operazione? Quanto renderà in termini di visitatori? Perché un pezzo di così grande valore viene esposto in un piccolo museo di una piccola regione della Svizzera? Cosa c’è sotto? Quali interessi, quali affari? E come mai la sicurezza è stata affidata a uno specialista di allarmi israeliano e la sorveglianza a un agente speciale di nome Prizzon, che ha la fama di essere un ex mercenario? Non si potevano trovare aziende e personale in Ticino?
Corti risponde, alle domande dei giornalisti –Valeria Bruni, Claudia Rossi, Giancarlo Dillena e Marco Bazzi - ma di fronte ad alcune domande si trincera dietro un secco “no comment”. Ecco, qualche ora di riprese, martedì mattina, e anche l’ultima scena è terminata. Ora si può passare al montaggio.
Il Pesce d’Oro sta per diventare un film. Uscirà in settembre, dice il registra, l’imprenditore Claudio Taiana. Nelle sale? “Vedremo”, risponde.
È un thriller con molte scene di action, ma senza la pretesa di effetti speciali hollywoodiani. Un piccolo giallo criminale: il famoso gioiello suscita le brame di due malviventi, che cercheranno di impossessarsene. E l’agente Prizzon farà di tutto per evitare che accada. Ci riuscirà? Mah… Per saperlo bisogna attendere settembre.
emmebi