Parla il commissario capo di Locarno: "È stata un'inchiesta lunga e complessa andata a buon fine grazie alla collaborazione delle diverse polizie coinvolte. Ma non è ancora finita"

LOCARNO – Quattro giorni in Lituania, a Kaunas, una città di 600'000 abitanti. Tre giorni di intensi scambi di dati e informazioni tra polizie, a coronamento di un’inchiesta lunga e complessa che ha permesso di incastrare una pericolosa banda criminale: quella che il 25 marzo ha messo a segno la rapina alla gioielleria Tettamanti di Ascona. Ora i banditi sono tutti dietro le sbarre: quattro in Lituania, tre in Francia e uno in Spagna.
Il commissario capo Michele Sussigan, responsabile del Commissariato di Locarno, è rientrato ieri da Kaunas dove si è recato lunedì con due suoi collaboratori.
“Abbiamo avuto con i colleghi lituani un proficuo scambio di informazioni che ci ha permesso di confermare con certezza la partecipazione delle quattro persone arrestate in Lituania alla rapina di Ascona – racconta a liberatv -. Non solo, abbiamo trovato anche le ultime conferme del collegamento del quartetto con i tre lituani fermati nelle scorse settimane in Francia e con quello arrestato in Spagna”.
La realtà, prosegue Sussigan, dimostra che queste bande criminali sono molto mobili e si spostano in mezza Europa. “Ma con la nostra inchiesta, grazie alla collaborazione degli inquirenti degli altri paesi convolti, si è potuto dimostrare che nemmeno la polizia ha confini”.
Sussigan sottolinea che la collaborazione con le altre forze dell’ordine è stata determinante ai fini dell’inchiesta. E spiega che non c’è stato un elemento che più di altri ha consentito di assicurare i rapinatori alla giustizia.
“Siamo arrivati a questo risultato – dice - collegando i vari elementi che siamo riusciti a raccogliere e grazie allo scambio di informazioni con le altre polizie. Siamo così riusciti a dare un nome ai volti ripresi dalle videocamere di sorveglianza di Ascona il giorno della rapina. In particolare voglio sottolineare l’ottima collaborazione che abbiamo ottenuto dalle autorità e dai colleghi lituani. Una collaborazione che ci ha consentito di aggiungere numerose informazioni agli elementi che già avevamo. Ma non è finita: ci sono ancora diversi accertamenti da fare”.
Alcuni degli otto arrestati, che hanno tra i 20 e i 50 anni, sono pregiudicati, altri sono incensurati. “Stiamo comunque parlando – dice il commissario - di un alto livello di criminalità”.
Probabilmente la rapina doveva avvenire il 18 marzo, ma quel giorno, durante un controllo, la polizia ha fermato due lituani che avevano con sé arnesi da scasso. Non essendoci elementi per trattenerli, i due sono stati rilasciati il giorno dopo. E, stando a quanto hanno ricostruito gli inquirenti, hanno lasciato il Ticino e non hanno preso parte alla rapina, che è stata posticipata al 25. Comunque, i due sono tra gli otto arrestati, in quanto appartengono alla banda.
La polizia ha anche accertato che i rapinatori sono arrivati in Ticino in treno, passando dall’Italia. Durante la rapina avevano una pistola, ma bisogna ancora stabilire se era vera o un’arma giocattolo. L’inchiesta ha pure permesso di escludere un legame tra questa banda lituana con la rapina messa a segno con modalità simili nel novembre scorso alla gioielleria Charlie Zenger, sempre ad Ascona.
“Non saremo mai immuni da eventi del genere – conclude il commissario capo di Locarno -, ma una seria attività di polizia a tutti i livelli permette sicuramente di identificare gli autori, di anticipare alcuni eventi o di evitarne altri”.
emmebi