CRONACA
Storie di scuola: un ragazzo con handicap, il muro di gomma e l'insufficienza in matematica
La madre di uno studente della Commercio racconta il travagliato percorso scolastico del figlio: "È sempre stato costretto ad usare il computer per le difficoltà motorie. Ma la facevano passare come un'ingiustizia verso gli altri bambini..."
LUGANO – Il racconto della famiglia Nesurini sembra aver scoperchiato il proverbiale vaso di Pandora. Dopo le segnalazioni dei genitori di altre due sportive d’élite, sempre iscritte alla scuola media di Gordola (vedi suggeriti), in redazione giunge un altro caso di note ‘inspiegabili’ dalle ripercussioni amare.Al centro della storia questa volta c’è però una scuola media di Commercio e un ragazzo con handicap fisici, in particolare, come spiega a liberatv la madre, “di motricità fine e di coordinazione. Non ha alcuna difficoltà nell’apprendimento, ma i problemi motori gli hanno causato grandi difficoltà al momento dell’inserimento scolastico”. Ma su questo aspetto della storia del ragazzo torneremo più avanti.Iniziamo invece dalla ‘nota della discordia’, in questo caso quella di matematica. Il ragazzo, ci spiega sempre la madre, ha frequentato lo scorso anno la prima Commercio a tempo pieno, iscritto al curriculum che prevede l’anno in più per ottenere la maturità professionale. Percorso che ha dovuto abbandonare a causa del 3.5 ricevuto a fine anno in matematica.Una nota che per la madre non ha senso: se infatti il ragazzo aveva finito il primo semestre con il 3.5, nel secondo era riuscito a recuperare e ottenere la sufficienza. E solitamente in questi casi la nota finale vede poi premiare i risultati e i miglioramenti raggiunti. Oltre alla prassi, secondo la madre, lo vorrebbe anche la logica, soprattutto se c’è in ballo una ‘bocciatura’ e se, come in questo caso, la media globale dei test fatti durante l’anno era praticamente del 4 (“Attorno al 3.98, se vogliamo esser precisi”).Il ragazzo comunque, va detto, ha deciso di non fare ricorso contro l’insufficienza, accettando di continuare al secondo anno, ma passando al curriculum con il solo diploma (l’attestato federale di capacità). “Io avrei fatto ricorso – racconta la madre –, ma mio figlio ormai ha 18 anni e ha il diritto di fare le sue scelte”.Quali però le motivazioni date dal docente per questa insufficienza, chiediamo: “Sinceramente non sono andata a chiedere, ho preferito non farlo dato la scelta di mio figlio. Ma fra questo docente e me, come dire, non corre buon sangue e la mia impressione è proprio che questo 3.5 l’abbia dato in un certo senso a me e non sia dovuto a demeriti di mio figlio”. Della storia di questo ragazzo però è importante mettere in luce anche un altro aspetto: le difficoltà, “il muro di gomma”, con cui spesso la madre si è dovuta scontrare durante la carriera scolastica del figlio. Tre le situazioni più emblematiche che mostrano l’incapacità di alcuni docenti di comprendere e venire in contro alle esigenze del ragazzo.A causa delle difficoltà motorie, ci spiega la madre, “fin dalla quarta elementare mio figlio lavora con il computer, è le sue mani in pratica. Ma questa necessità è stata spesso fatta passare come un privilegio, una sorta di ingiustizia verso gli altri bambini che non potevano avere il loro computer in classe. Ma scherziamo? Sarebbe come dire che un ragazzo in sedia rotelle è privilegiato perché non deve stare seduto come tutti sulle sedie dell'aula. Ci rendiamo conto? È un assurdità! Eppure mi sono spesso dovuta scontrare negli anni per fare in modo che mio figlio potesse usare il suo computer in classe”.Insomma, racconta ancora, ogni volta che il ragazzo cambiava ordine scolastico, la madre chiedeva un incontro per spiegare le difficoltà del figlio e rassicurare però sul fatto che a casa fosse seguito e che lei stessa avrebbe cercato di sostenere e appoggiare i docenti nelle difficoltà che potevano incontrare. “Mi aspettavo la stessa disponibilità da parte loro. Ma la mia impressione è che generalmente il docente parli come se si trovasse di fronte a un genitore standard. Alcuni non si prendono la briga di capire chi hanno di fronte, parlano per frasi fatte, citano le leggi scolastiche, il dipartimento, fanno discorsi freddi, preconfezionati quasi”.Ma l’esempio più emblematico, forse proprio perché fa riflettere sul futuro che avrebbe potuto avere questo ragazzo se non fosse stato per il piglio battagliero della madre (“Sono ormai il terrore di molti direttori”, commenta scherzando), riguarda proprio l’inizio della carriera scolastica del ragazzo.Dopo la fine della prima elementare (un anno ‘disastroso’, spiega la donna, in cui i bambini ebbero ben sei supplenti diversi), visto il suo andamento, la scuola voleva spostare il ragazzo nei corsi speciali, ritenendoli migliori per lui. Ma grazie all’opposizione della madre, così non è stato. “Per le istituzioni – commenta – mio figlio doveva andare a scuola speciale. E invece ha fatto tutto il percorso della scuola dell’obbligo nelle classi normali e ha finito le medie con due livelli A e una media che gli permetteva di accedere al liceo senza esami di ammissione”. La donna tiene però a non fare di tutta l’erba un fascio: “Ci sono anche docenti splendidi. Ho trovato un sacco di persone che hanno sostenuto e aiutato mio figlio stimolandolo negli studi, la stessa direzione dell’istituto che frequenta ora è sempre stata molto disponibile e schierata dalla parte di mio figlio. Ma quando ti trovi di fronte a quelle persone particolarmente quadrate, che tutto avrebbero dovuto fare fuorché i docenti e che oltre alla loro materia non vedono e non vogliono vedere, ti ritrovi a dover spiegare mille volte le stesse cose e ogni volta è come scontrarsi con un muro di gomma. E in questi casi io mi chiedo, per un ragazzo o due che hanno alle loro spalle qualcuno che si muove per loro, tutti gli altri? Sono nelle mani di chi?”
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