CRONACA
Il lutto ai tempi del social: “Mediatizzato, freddo, impersonale, spesso in una gara al voler esser protagonisti”
Dopo il cordoglio di Beltraminelli per un'amica "sconosciuta", Delmenico, direttore del Centro Funerario di Lugano, riflette sul fenomeno delle condoglianze virtuali

LUGANO – Il cordoglio espresso dal ministro Paolo Beltraminelli negli scorsi giorni sul proprio profilo Facebook per una amica meno virtuale di quanto pensasse (“Era bello colloquiare con lei. Vedendo la sua foto sul giornale, identica a quella pubblicata su fb mi sono commosso, altro che amici virtuali”, scriveva nel fare le proprie condoglianze alla famiglia della donna), fornisce anche l’occasione di riflettere su un altro tema spesso discusso, ossia, potremmo riassumere banalizzando, il lutto ai tempi del social.

Un argomento che affrontiamo evitando una lettura da sociologi o psicologi, ma chiedendo invece quale sia il punto di vista su questo fenomeno a chi con la morte e il lutto ha a che fare quotidianamente: il direttore del Centro Funerario di Lugano, Emiliano Delmenico.

“Stiamo certamente vivendo una mediatizzazione del lutto – spiega Delmenico –. Si ha ormai la tendenza a porgere le proprie condoglianze via sms, mail, Facebook e Twitter. La vecchia cartolina scritta a mano inviata alla famiglia del defunto sta andando sempre più scomparendo. C’è questa evoluzione dal cartaceo all’elettronico che è ormai una realtà evidente. Ma è un modo veloce e sbrigativo di fare quello che una volta richiedeva un gesto più caloroso, più pensato e, soprattutto, più personale”.

Delmenico dà poi una spiegazione di costume: nella tradizione ticinese infatti il biglietto di cordoglio era già una realtà non molto presente. “È più un aspetto della mentalità svizzero tedesca. Da noi invece si tendeva di più a favorire il contatto umano, partecipando personalmente ai funerali. Se ad esempio in un paese moriva qualcuno, l’intera comunità prendeva parte al funerale. Ora però il ritmo frenetico che ha assunto la nostra vita rende questa partecipazione diretta sempre più difficile e si ovvia tramite l’sms o i social. E penso sia un peccato: ovviamente non si può raggiungere sempre tutti, ma trovo allora che un gesto più intimo e caloroso, come un biglietto scritto a mano, sia preferibile a qualcosa di etereo e virtuale. Questo senza voler criticare chi preferisce questi mezzi, la morte è una questione personale e non c’è un giusto e uno sbagliato. Trovo solo che vada mantenuto un equilibrio e che l’importante sia che chi esprime e chi riceve le condoglianze le viva correttamente”.

Insomma il mondo virtuale fornisce certamente un mezzo più facile per partecipare al lutto e forse anche per questo si ha spesso l’impressione che le attestazioni di solidarietà siano spesso sterili e, quel che è peggio, viziate da una sorta di gara, di corsa, al dover esserci commentando: “Quando è così è triste, ma è la conseguenza di questa nuova società protesa al correre a mostrare, all’esibire. E questo atteggiamento si ha poi anche di fronte a questi momenti. A me viene sempre in mente quanto si trova sotto i post o i blog che pubblicano la notizia di una morte tragica o di un personaggio famoso. Si affollano di persone che scrivono un laconico “rip” o postano la faccina con la lacrima. Certo, non voglio mancare di rispetto, perché può anche esserci un sincero sentimento dietro, ma trovo che spesso siano attestazioni che lasciano il tempo che trovano dando appunto l’impressione di assistere a una gara a esser presenti sul blog di turno, anche perché credo che molti di quanti si esprimano in queste sedi non conoscano veramente la persona defunta. E può andare bene, ma ne rimango sempre un po’ perplesso, questo però è il mondo di oggi e la direzione sembra tracciata, ci dobbiamo convivere”.

Da quella che è la sua esperienza, chiediamo infine, nonostante l’apparente freddezza di questi messaggi di cordoglio, possono comunque rappresentare una forma di conforto? “Ognuno vive la morte in maniera molto personale, perciò ci sarà chi apprezza, come chi rimarrà indifferente e chi ne sarà profondamente scocciato. Personalmente non so però quanto sia veramente di aiuto, non ne sono totalmente convinto. Pur non essendo ancorato alle tradizioni, trovo comunque che in un momento simile il calore umano testimoniato di persona o con gesti più genuini rimanga fondamentale”.

“Le nuove tecnologie – conclude – trovo però che se usate correttamente possano essere dei bei mezzi. Come quando si crea una pagina in ricordo del proprio caro, con foto o racconti di storie legate a lui, che sono poi la versione tecnologica del vecchio album di ricordi e chi vi partecipa si esprime sì nel mondo virtuale, ma lo fa in un modo molto personale”.

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