Il direttore de LaRegione dedica il proprio editoriale alla figura di uno dei frati più noti del Ticino: “Combatteva le sue battaglie anche a costo di trovarsi in minoranza. Quelle sul 9 febbraio furono parole pesanti e coraggiose”

BELLINZONA – In ricordo di padre Callisto scrive oggi anche il direttore de LaRegione Matteo Caratti che dedica oggi il proprio editoriale alla figura di uno dei personaggi più noti e amati del Ticino.
Lo fa dapprima ricordando la storica collaborazione con il quotidiano bellinzonese, per cui il frate accettò “la sfida di apparire settimanalmente su un giornale laico” con la sua fortunata rubrica di ‘Pensieri del dì di festa’, volutamente dedicati ‘a coloro che non vanno a messa’ (‘e pure per coloro che a messa ci vanno’, come, ricorda Caratti, aveva suggerito di aggiungere l’allora vescovo Togni, che quei pensieri li leggeva).
Ma, fra i tanti, prosegue Caratti, uno degli aspetti che lo hanno distinto da tanti uomini di fede “è stata la sua capacità di trasformare in vari ambiti, in modo semplice, grazie anche alla sua immensa cultura, il suo credo religioso in impegno civile al fronte. Anche a costo di trovarsi in minoranza rispetto al pensiero dominante”.
E in questo senso Caratti sceglie di ricordare il frate con le parole che egli usò in occasione di uno dei voti più sentiti in Ticino, quello del 9 febbraio. Voto che padre Callisto commentò amaramente (“Il risultato ha rafforzato in me una convinzione – scriveva –: i ticinesi, anche se oltre il 70% si dichiarano ancora cattolici, non lo sono affatto. Come si può votare l’ostracismo agli stranieri e credere nel Vangelo? Le due cose sono incompatibili”) non risparmiando, dopo aver ricordato alcuni passi delle Scritture, una critica a quanti, che frequentano la Chiesa e occupano posti di rilievo nelle istituzioni ecclesiastiche, hanno votato a favore dell’iniziativa “antistranieri”:
“L’incoerenza – commentava padre Callisto – in queste persone è al massimo! Esiste una crisi profonda nel rapporto tra fede e vita. Parecchie persone credono teoricamente, ma poi agiscono in modo contrario a quello che la loro fede gli suggerisce. (…) Esistono invece atei, persone lontane da ogni credo, che di fronte all’ingiustizia verso i fratelli, alla propaganda per erigere muri ai confini e a slogan razzisti si ribellano e negano il loro appoggio a chi sostiene questa politica e agisce di conseguenza. Queste persone, perlomeno, dovrebbero ricordarsi che anche i ticinesi hanno bussato alle porte di altre nazioni (…). Qualsiasi chiusura non è solo un atto anticristiano, ma è anche un atto antisociale e anticulturale. Come frate (fratello) di San Francesco, persona che accoglieva tutti, mi sento più in consonanza con questi atei, che per me sono evangelici uomini di ‘Buona volontà’, che con cristiani praticanti o meno che del comandamento dell’amore, punto cardine della predicazione di Cristo, se ne fanno un baffo”.
“Parole pesanti – conclude il direttore de LaRegione –, coraggiose, che vale la pena ricordare e meditare in suo ricordo. Grazie Padre Callisto!”