BELLINZONA -Continuano le testimonianze di affetto e cordoglio per omaggiare Padre Callisto Caldelari, scomparso venerdì sera all'età di 80 anni dopo una grave malattia. La Regione pubblica stamane due articoli particolarmente significativi dedicati al Frate: uno del vescovo di Lugano Valerio Lazzeri e l'altro del sindaco di Bellinzona Mario Branda, la Città di Padre Callisto. "Ha visto bene il dolore di tante vite. Se ne è lasciato toccare. Ha attinto alla sua intelligenza, alla sua sensibilità, ma soprattutto alla sua incrollabile fede, il dinamismo creativo che lo ha portato a rispondere concretamente al grido, spesso silenzioso, che gli è arrivato da tante parti, scrive Monsignor Lazzeri."Padre Callisto - aggiunge il vescovo di Lugano - ci lascia certamente un grande numero di realizzazioni concrete, di proposte da continuare e da approfondire, ma anche un impegno a metterci nello stesso solco di attenzione a ciò che veramente ferve nell’intimo di ogni esistenza umana. Non basta la compassione, il lasciarsi muovere dalle mille situazioni di bisogno in cui ci si può trovare su questa terra. Perché l’aiuto all’altro possa essere realmente efficace, occorre avere un’inesauribile speranza in ciò che l’essere umano può diventare, quando è raggiunto da uno sguardo di bontà, pronto a riconoscere la grazia indistruttibile del nome e del volto, che Dio dà a ciascuno. Un discepolo di Gesù e un figlio di San Francesco: così mi sembra di poter ricordare Padre Callisto, ora che la sua vita è pienamente viva e la sua testimonianza ha raggiunto quella compiutezza che solo Dio sa dare ai nostri cammini su questa terra. La Chiesa che è a Lugano gli è riconoscente. L’intero Ticino gli è, in vari modi, debitore".Più civile ma altrettanto appassionato il ricordo di Mario Branda: "Amava Gesù cui aveva dedicato la propria vita e il messaggio assoluto che incarnava, la Giustizia. Conobbi Padre Callisto quando fui chiamato nella Commissione di aiuto alle vittime di reati e lui ne era presidente. Sapeva della difficoltà della politica di riuscire a conciliare le belle parole – aiuto, sostegno, solidarietà – con la pratica, le scelte concrete che impegnano e costano. Si batté affinché alla declamazione di sacrosanti principi seguissero anche fatti, risorse concrete"."Sapeva naturalmente della complessità della vita e, quindi, della giustizia, dove la facile – e, a volte, confortante – contrapposizione tra bianco e nero, bene e male, non era quasi mai possibile, dominando invece le sfumature di grigio. Non invocava l’intransigenza della legge, ma esigeva il rispetto e il conforto di chi aveva subìto un torto, di chi era più vulnerabile", scrive il sindaco di Bellinzona. "Padre Callisto - conclude Branda - era anche un uomo di cultura, ma non di una cultura distante, astratta, prigioniera in una torre di avorio. Egli sapeva condividerla, portarla tra la gente, da vero divulgatore. Scrisse libri su Gesù pensando anche a coloro che non credono alla sua divinità, avvicinandolo e contribuendo a renderlo comprensibile a tutti".