Olivio Lama, segretario di santésuisse Ticino, respinge le bordate in arrivo dalla Lombardia. Ma sempre dall’Italia si levano anche voci che affossano il sistema attuale, ecco la testimonianza di ‘un medico della mutua’

LUGANO – Sganciata la bomba, non tardano ad arrivare i colpi di risposta. Se lo slogan “No una sanità all’italiana” non è andato giù oltre confine, altrettanto non poteva che essere per le provocatorie affermazioni del presidente della commissione Sanità della Regione Lombardia Fabio Rizzi, che hanno già scatenato le ire di Lorenzo Quadri (vedi allegati).
Lama: "Siamo fra i migliori al mondo"
Meno caustico il segretario di santésuisse ticino Olivio Lama che, contattato da liberatv per un commento, interviene nella polemica scatenata dal comitato per il No rispedendo al mittente le critiche in arrivo dalla Lombardia.
“Il sistema sanitario svizzero – sottolinea Lama – è considerato uno dei migliori al mondo. Cosa ci ha permesso di raggiungere e mantenere questo livello d’eccellenza? Certamente i medici, sia svizzeri che stranieri che operano da noi, sicuramente le nostre cliniche e gli ospedali, e con loro tutti i professionisti del ramo sanitario, anch’essi indipendentemente dalla loro provenienza. Quando un paziente richiede delle prestazioni sanitarie, da noi è certo di trovare una risposta adeguata e in tempi brevi. Anche gli operatori sanitari vengono adeguatamente remunerati e le loro fatture saldate secondo quanto convenuto, altrove non è così scontato! Anche questo costituisce un elemento essenziale del buon funzionamento del sistema elvetico”.
In altri Stati invece, conclude, “non sempre tutti questi elementi sono così ben sincronizzati tra di loro come da noi. Avere i medici migliori al mondo e ospedali di chiara fama internazionale inseriti in un sistema farraginoso o troppo centralizzato rischia veramente di creare una medicina a due velocità: tempi lunghi di attesa per pazienti “della mutua” e accesso all’assistenza medica di più alta qualità a pagamento. Una situazione che da noi non vogliamo”.
"Ero un sostenitore del sistema sanitario nazionale, ma poi l'esperienza mi ha smentito e ora, se potessi, voterei per abolirlo"
E intanto che la bagarre avanza, sulla pagina Facebook contro la cassa unica interviene anche un medico italiano, che ha deciso di postare la sua esperienza all’interno del sistema sanitario nazionale, utilizzando parole ben diverse rispetto agli elogi di Rizzi.
“Negli Anni '70 – scrive Antonio Enrico Maria Attanasio, questo il nome del medico di base di Lecco – sono stato uno strenuo sostenitore del passaggio ad un servizio sanitario nazionale (SSN, un’assicurazione unica), sul modello dell'NHS inglese. Dopo qualche anno ho cominciato a ricredermi e oggi se potessi votare in un referendum per abolire il Servizio Sanitario Nazionale voterei per l'abolizione. E non mi importerebbe che cosa venisse al suo posto. "Qualsiasi" cosa sarebbe meglio”.
Attanasio parla quindi dei cambiamenti a cui l’SSN ha portato, dalla notevole caduta dei redditi dei medici (“ormai di poco superiori (e non sempre) a quelli di un impiegato di livello intermedio”, scrive), ai costi della sanità lievitati a dismisura.
Punto quest’ultimo che costituisce la vera questione. Perché “aver messo tutto e tutti in un unico calderone ha fatto lievitare i costi della sanità: non solo (com'è giusto) i pazienti sfortunati sono stati chiamati a pagare per i pazienti sfortunati, ma è successo anche che i pazienti virtuosi sono stati chiamati a pagare per quelli che approfittano della gratuità dell'assistenza sanitaria per sfruttarla più del necessario. Inoltre, piccole casse malati sono facilmente controllabili, e difficilmente vi si possono introdurre amministratori disonesti e sfruttatori. Nell'SSN italiano col tempo sono cresciuti a dismisura gli amministrativi e tra di loro si sono facilmente intrufolati furbi e furbetti, speculatori, approfittatori, politici trombati, mafiosi, e chi più ne ha più ne metta”.
Insomma, conclude il medico, “la difficoltà di controllare un gigante ha comportato un "mangia-mangia" pazzesco e addirittura sta comportando una caduta della qualità dei medici. Piccole strutture sono facilmente controllabili dal "popolo padrone", che impedisce loro di trasformarsi in macchine mangiasoldi ad uso dei disonesti. Più una struttura diventa grande e complessa e si allontana quindi dall'occhio del padrone, più il padrone verrà "fatto fesso".”